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I giorni del giudizio per Raggi

Saranno il 10 e l'11 novembre: sentenza Marra e referendum Atac. Raggi potrà far finta di niente?

14 Ottobre 2018 alle 06:11

I giorni del giudizio per Raggi

Foto LaPresse

Roma non se ne cura (per ora), ma un doppio giorno del giudizio si avvicina: il 10 novembre arriverà a sentenza il processo a Virginia Raggi (processo per falso sulla nomina a capo della Direzione Turismo di Renato Marra, fratello dell’ex braccio destro del sindaco Raffaele); e l’11 novembre si terrà il referendum sulla messa a gara del trasporto pubblico locale (referendum promosso da Radicali Italiani e Radicali Roma), nel silenzio generale che si protrae – dal lato istituzionale – anche in questo mese di vigilia. Ci sarà dunque, da un lato, un giudizio legale sull’operato del sindaco di un movimento il cui codice di condotta, in teoria, rende “incompatibile” il mantenimento di una carica elettiva di un “portavoce” condannato anche soltanto in primo grado per “qualsiasi reato commesso con dolo”. Dall’altro, invece, questa è la prima vera occasione per i romani di far sentire la propria voce su un tema (Atac) che ha coinvolto a lungo il Campidoglio e in particolare il Campidoglio a Cinque Stelle, tra concordato, scioperi e polemiche sui bus obsoleti.

 

E anche se il doppio appuntamento è ora circondato da doppia indifferenza, il weekend del giudizio, in caso di condanna del sindaco e in caso di riuscita almeno mediatica del referendum, segnerà il confine tra un “prima” di laissez faire (rispetto ai due anni e mezzo di sindacatura Raggi) e un “dopo” in cui M5s e opposizione dovranno porsi la domanda: che cosa facciamo?

 

In caso di condanna, infatti, i Cinque stelle dovranno trovare un modo per aggirare i diktat del codice etico, se vorranno tenere il sindaco in sella ed evitarle le dimissioni (ma anche evitare elezioni comunali anticipate che nessuno, tra maggioranza e opposizione, sembra essere pronto ad affrontare). Le soluzioni immaginate spaziano dall’idea di toglierle il simbolo a quella di favorire una specie di turnover con il vicesindaco Luca Bergamo. Un voto anticipato, infatti, spaventa sia i Cinque stelle (che non hanno interesse, ora, a lanciare un altro nome nell’arena paludosa della Capitale) sia il centrosinistra ancora traumatizzato dal 4 marzo, anche se negli ultimi tempi si è fatta strada la sensazione che qualcosa si stia muovendo, in direzione di future candidature romane, nell’area che circonda Giovanni Caudo, presidente del terzo Municipio ed ex assessore della giunta Marino, sostenuto, quando si è presentato da indipendente, da intellettuali e sinistra Pd. E se è vero che la Lega ha messo un piede in città, è anche vero che i leghisti romani, provenienti dalla destra capitolina, non hanno ancora un leader spendibile in una competizione elettorale ravvicinata. (Intanto il sindaco, se interpellata sul referendum trasporti, non manca di sottolinearne “il valore consultivo”).

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Commenti all'articolo

  • ancian99

    17 Ottobre 2018 - 17:05

    Io non parlerò mai di sfascismo, ma di fascismo mascherato da "governo del popolo". E' comunque un regime di gente inefficiente e incapace di guidare città italiane nonché l'Italia intera, fatta da un popolo che ha sempre pianto su se stesso e sui governi che hanno preceduto quest'ultimo non-governo. Io darei il mio voto affermativo in occasione del Referendum dell'11 novembre se fossi residente a Roma, mia città natale in cui ho vissuto e che ho amato profondamente.

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