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Diocesi e mozzarelle

Due vescovi al bar discutono sulla riduzione dei vescovadi italiani. “Non accadrà mai, è meglio rassegnarsi”

8 Luglio 2018 alle 06:00

Diocesi e mozzarelle

Fernando Botero, Il nunzio, 2004

Il vescovo in clergyman dice al collega in talare che la mozzarella con il tonno non ci va, “te ingrassa”. Il barista ride, sostenendo che la sua mozzarella è light. Sarà. Le due eccellenze discutono di cose italiane, in particolare della soppressione delle diocesi chiesta dal Papa. “So’ troppe”, dice uno. “Sono giuste”, risponde l’altro. “Ma te pare che in Germania ce ne stanno ventisette e qua duecentoventi e passa?”. “Noi non siamo la Germania che è mezza luterana”. Parlano, mangiano e bevono (acqua frizzante per entrambi). E discutono: dicono che la soppressione delle diocesi, che Francesco vuole, non vedrà mai la luce (ne conviene anche il vescovo con accento tipico di Campo de’ fiori). I vescovi – dice uno dei due – “alla poltrona ci tengono e sono pronti a portarsi dietro la gente che non vuole che il vescovo se ne vada dalla città”. “Dovrebbe intervenire il Papa, lui da solo. Bastano dieci righe per dire che da oggi le diocesi passano da duecentoventisei a cento, come le province”. “Avrebbe mezza Cei contro, e il vescovo di Roma non se lo può permettere”.

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