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Alfie in Vaticano

Non tutti, Oltretevere, hanno apprezzato l’attivismo in difesa del bambino inglese malato

29 Aprile 2018 alle 06:11

Alfie in Vaticano

Foto LaPresse

Faccio notare al giovane monsignore di curia cultore del tè freddo (io pensavo esistesse solo quello alla pesca o quello al limone, ma mi sbagliavo a quanto pare e ora mi è impossibile elencare tutti i sottogruppi e le varianti presenti sul mercato) che il Papa sulla triste vicenda del piccolo Alfie Evans ha parlato e anche tanto, con pure un paio di tweet donati alla vasta rete dei social. “Ah sicuro, ma sapesse quanto male sono visti quelli che in Vaticano hanno spinto perché la Santa Sede si pronunciasse in maniera così ferma sulla vicenda! Non immagina neppure!”. Ma come? In Vaticano c’è chi fa il sofista sul destino d’un bambino che uno stato vuole condannare a morte contro la volontà dei genitori? “Sa come va il mondo… meglio non scuotere troppo le coscienze, meglio non fare troppe domande, meglio non chiamare per così dire alle armi la chiesa e il Papa. Appena uno dice ‘bioetica’ qua si viene tacciati di ruiniani o ancorati alla questione dei valori non negoziabili. Oggi la battaglia si fa su altro, dicono”.

E però il Papa ha parlato e questo conta. “Guardi il suo inner circle, la cerchia. Zitti, a partire dai più fidati consiglieri che pure presidiano bene i social e dirigono riviste di pregio col marchio della Segreteria di stato. Non è un tema che scalda, è visto come una nicchia per i sostenitori dei fantomatici ‘eserciti’ che andavano forte sotto Giovanni Paolo II”. E Ratzinger no? “Più Giovanni Paolo II. E’ quell’èra che qualcuno, e neanche pochi sa, vuole archiviare definitivamente”.

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