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di Camillo Langone

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I frizzanti rifermentati in bottiglia sono i vini del metodo romantico

Una tecnica che affonda le proprie radici nell’Ottocento (il secolo romantico per eccellenza) e, riscoperta oggi con le dovute migliorie, genera vini più personali, più pazzi, più poetici
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19 JAN 22
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Photo by Zachariah Hagy on Unsplash&nbsp;<br />

Lo si chiami metodo romantico. Se per champagne e altri spumanti (franciacorta eccetera) si parla di metodo classico, per i frizzanti rifermentati in bottiglia (altrimenti detti “ancestrali”, “col fondo”, “sui lieviti”, “sur lie”…), si parli di metodo romantico. A parte che lo chardonnay addizionato non lo trovo per nulla olimpico, e il tappo a fungo è solo esibizionismo (dal punto di vista tecnico molto meglio il tappo a corona), e che per tanti bere champagne è come per altri tifare Juventus, una scelta gregaria per fingersi vincenti, la rifermentazione in bottiglia affonda le proprie radici nell’Ottocento (il secolo romantico per eccellenza) e, riscoperta oggi con le dovute migliorie, genera vini più espressivi, più artigianali, più territoriali. Dunque romantici. Vini più personali, più pazzi, più poetici. Dunque romantici. I lambruschi migliori, i rabosi migliori, i moscati migliori: quelli fatti col metodo romantico.

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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).