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Un libro da leggere per capire la fuffa dell'arte concettuale

Vanni Santoni descrive un mondo squallido e rigidamente conformista. Chi vuole fare l’artista legga il sesto capitolo de “I fratelli Michelangelo” 

21 Marzo 2019 alle 06:16

Un libro da leggere per capire la fuffa dell'arte concettuale

Un'opera di Sol LeWitt, Wall al Museo Guggenheim, Bilbao (Foto Wikipedia)

Chi vuole fare l’artista legga il sesto capitolo de “I fratelli Michelangelo” di Vanni Santoni (Mondadori). Chi ha un figlio o un nipote o un amico che vuole fare l’artista, faccia leggere il sesto capitolo de “I fratelli Michelangelo” di Vanni Santoni (Mondadori). Mai nessuno aveva descritto così bene lo squallore del mondo dell’arte concettuale (che non è sinonimo di arte contemporanea ma certo è una sua corposa componente). Santoni la sa lunghissima, conosce e mostra il dietro le quinte di un’arte non amata da nessuno (“Ogni tanto andavo al Pecci, a Prato, oh, mai una volta che ci fosse qualcun altro oltre a me”), nemmeno da chi se ne occupa professionalmente come i critici anzi i curatori che scrivono cataloghi con “stile da segaioli”.

 

Un’arte piena di progetti e scarsa di risultati, con tante trovate ma senza quadri né sculture, espressa da un ambiente asfittico, rigidamente conformista. “L’iconoclastia è ok, ma nelle opere!” e dunque puoi pisciare su Gesù Cristo ma non puoi criticare Tracey Emin, e dire la verità sui vecchi cattivi maestri (“Lo specchio potrebbe essere un Pistoletto, oppure solo uno specchio”) può causare l’ostracismo. L’artista concettuale, tagliato fuori dal mercato libero che di parole non sa che farsene e vuole pittura e scultura, può essere solo l’ubbidiente rotella di un ingranaggio disumano mosso da gallerie, premi, riviste. Santoni descrive il progressivo affondare di Cristiana Michelangelo con esattezza impietosa: seguendola tra Firenze a Berlino, tra Londra a Parigi nel tentativo sempre più disperato di piazzare ideuzze e installazioncine, sono stato male per lei. E ho pregato affinché il sesto capitolo de “I fratelli Michelangelo” convinca tanti ragazzi a lasciar perdere e a scegliere la dignità di un lavoro vero.

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