Elly Schlein - foto Ansa

Le grane europee

Il Pse guarda con preoccupazione al campo largo: "Pd, attento al M5s"

Pietro Guastamacchia

Il sospetto dei socialisti verso il filoputinismo “pacifista” dei grillini: "Per noi la solidarietà all’Ucraina è una priorità". E per Conte? Lui non parla ma il Movimento 5 Stelle è l'unico che ha votato contro una risoluzione del Parlamento Ue per Kyiv

"La solidarietà all’Ucraina è fondamentale per noi del Pse, ed è fondamentale anche per le alleanze". Chi non è solidale, insomma, è fuori: non è coalizzabile con i socialisti europei. Le parole dette al Foglio da Katarina Barley, capolista dell’SpD tedesco alle europee, puntano dritte verso il Nazareno, e infatti verso Roma sta volando anche lei, attesa questa sera assieme al cancelliere tedesco Olaf Scholz e al premier spagnolo Pedro Sanchez al Campidoglio con tutto il gotha del Partito socialista europeo alla vigilia del suo congresso. Ieri mattina il M5s ha votato contro una risoluzione del parlamento europeo in solidarietà dell’Ucraina. Ed ecco che nell’alleanza tra Pd e grillini si riaffaccia un problema enorme.
 

“Come gruppo dei Socialisti europei chiediamo la fine immediata degli attacchi contro i civili e il ritiro delle forze russe dal territorio ucraino. E sappiamo che per difendersi l’Ucraina ha certamente bisogno di più munizioni”, continua la tedesca che si felicita della grande maggioranza raggiunta al Parlamento europeo sulla relazione che intima agli stati membri di garantire “tutto il supporto necessario a Kiev sino alla vittoria”. Una maggioranza inedita quella di supporto all’Ucraina che ha visto unite forze che andavano dalla Lega sino a parte delle sinistre europee, ma che non comprendeva l’altra anima del tanto discusso campo largo italiano: il M5s La delegazione pentastellata all’Eurocamera infatti ieri si è smarcata dal testo ancora prima del voto, “nella relazione l’unica opzione offerta resta quella bellicista”, spiegano dalla delegazione pentastellata annunciano la loro contrarietà al testo.
 

“Il testo della risoluzione rappresenta un invito alla corsa al riarmo e all’escalation della guerra”, attaccano ancora dal Movimento 5 stelle in Europa alzando il livello di tensione con gli amici/nemici socialisti proprio mentre a Roma si parla di alleanze strutturali per le regionali e chissà poi anche per cos’altro. Ma se è stata l’Ucraina a far saltare il banco nella trattativa tra M5s e Verdi in Europa, quando il capogruppo dei Verdi il balga Lamberts parlo di “problemi di politica” con l’ex premier Conte, può essere ancora una volta l’Ucraina a spezzare sul nascere la ritrovata sintonia tra le opposizioni italiane.
 

E il tema atterra dritto sulla tavola del congresso del Pse oggi a Roma, con Schlein e i suoi si apprestano a ospitare tutta la dirigenza dei Socialisti Ue al Nazareno. “Tutti vogliono che Schlein vinca le regionali  ma se il prezzo deve essere un ammorbidimento del sostegno all’Ucraina per alcuni nel nostro gruppo questo è un prezzo troppo alto da pagare”, spiega al Foglio un funzionario socialista francese. Ma dietro il muro compatto del sostegno socialista all’Ucraina qualcosa scricchiola e le crepe stanno un po’ nelle case di tutti e questo Conte lo sa bene. Con il M5s infatti hanno votano tre socialisti tedeschi, un maltese (vicepresidente del gruppo) e un bulgaro.
 

Anche nel Pd, che questa volta è arrivato al voto sui rinforzi armati a Kiev senza defezioni, le sirene “anti-belliciste” sono sempre più forti e Schlein sa che sull’argomento non si può lasciare campo libero ai concorrenti. Dalle file del governo italiano nel frattempo si affrettano a capitalizzare sulle preoccupazioni socialiste sulla politica estera di Conte. “Il M5s è l’unico partito europeo filo Putin”, dice infatti il presidente del gruppo di Ecr al Parlamento europeo Nicola Procaccini. Quasi a volergli dare ragione, verso sera i pentastellati rincarano la dose: “Il testo votato all’Eurocamera sposa la proposta del Ppe di destinare all’acquisto di armi per l’Ucraina almeno lo 0,25 per cento del pil annuo, una spesa che nel caso dell’Italia porterebbe a nuovi tagli a sanità e istruzione”. Accuse dirette a chi il testo lo ha sostenuto e quindi anche a Schlein che domani dovrà spiegare ai suoi alleati che l’unica chance che ha di fermare Meloni va a sbattere proprio contro quella promessa “incrollabile” che i socialisti hanno fatto alla leadership ucraina.