(foto LaPresse)

Il vero bersaglio

Il pacifismo dell'Anpi: attaccare il “bellicista” Draghi per colpire Mattarella

Sergio Soave

L’Associazione dei partigiani ha diramato un comunicato critico verso l’ex premier, ma è un espediente surrettizio e trasversale per contestare il capo dello stato: l’unico che interpreta correttamente i valori della Resistenza

La segreteria dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi), ha emesso un comunicato in cui, dopo aver condannato “la recentissima decisione del Parlamento europeo di destinare fondi del Pnrr e del Fondo sociale europeo alla costruzione e all’acquisto di munizioni”, afferma di leggere “con sconcerto le recenti dichiarazioni di Mario Draghi in merito alla guerra in corso. Affermare che ‘non vi è alternativa per gli Stati Uniti, l’Europa e i loro alleati ad assicurare che l’Ucraina vinca questa guerra’ vuol dire vanificare qualsiasi tentativo di soluzione diplomatica”. Viene da pensare che i partigiani, che impugnarono le armi per combattere l’occupazione tedesca appoggiata dalle milizie fasciste, forse faticherebbero a riconoscersi in questa affermazione “pacifista” a senso unico. D’altra parte sostenere che una vittoria dell’Ucraina aggredita vanificherebbe la “soluzione diplomatica” equivale a dire che questa si deve basare su una sconfitta degli aggrediti e un mantenimento dell’occupazione russa dei suoi territori.

 

Quello che più sorprende, però, è l’attacco a Mario Draghi, che oggi è un privato cittadino senza ruoli ufficiali, che viene dipinto quasi come il capofila dei “bellicisti”. In realtà, le posizioni espresse con la tradizionale chiarezza da Draghi sono le stesse ripetute più volte dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel solenne discorso al corpo diplomatico in occasione della festa della Repubblica, per fare solo un esempio, Mattarella ha detto che “la Costituzione repubblicana, figlia del riscatto dalle tragiche esperienze della dittatura e del secondo conflitto mondiale, indica il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie. Si tratta di un principio attualissimo e profondamente sentito, di cui l’inaccettabile aggressione della Federazione russa all’Ucraina rappresenta la più brutale ed evidente negazione”. Ecco come i valori della Resistenza vengono interpretati correttamente.

 

Il giorno prima, al concerto offerto al Quirinale alla vigilia della festa della Repubblica aveva detto che “i princìpi di solidarietà e di giustizia che devono unire i popoli impongono la ricerca di una pace giusta e non di una pace ai danni di chi è stato aggredito. È in questo spirito che l’Italia, nel quadro della sua convinta appartenenza all’Unione Europea e all’Alleanza Atlantica, continuerà ad assicurare il sostegno al popolo ucraino e al suo diritto all’indipendenza”. D’altra parte, incontrando il presidente Volodymyr Zelensky Mattarella aveva chiarito senza equivoci che “siamo pienamente al vostro fianco”. Si tratta soltanto di alcune delle frasi pronunciate dal Presidente su questo argomento e non lasciano alcun dubbio sul fatto che il suo atteggiamento sia sostanzialmente identico a quello di Draghi, naturalmente con il peso istituzionale assai maggiore di chi ricopre la più alta carica dello stato, rappresenta l’unità della nazione ed è il capo delle Forze armate.

 

Attaccare Draghi quindi è un modo surrettizio e trasversale per criticare Mattarella, il che dà l’impressione di una sostanziale viltà, che contraddice palesemente la tradizione di coraggio indomito che contraddistingue i combattenti per la libertà. Parlare a nome dei partigiani, che oramai tranne rare eccezioni non possono più farlo da sé per ovvie ragioni anagrafiche, dovrebbe comportare una responsabilità, di cui non c’è traccia in questo come in altri comunicati dell’Anpi sull’Ucraina. Nel merito trascurare i diritti di libertà e di indipendenza di un paese che ha subito l’occupazione da parte di una strapotenza straniera non sembra affatto coerente con la storia di chi si è battuto per liberare l’Italia senza preoccuparsi del terribile pericolo e imbracciando le poche armi di cui poteva disporre. L’altra caratteristica che non è mai mancata ai partigiani veri è il coraggio di parlare chiaro, senza meschini giochi di specchi o infingimenti. Lo fecero anche quando avevano da esprimere critiche o dissenso nei confronti dello stesso governo per cui combattevano. Luigi Longo non le mandava a dire a Pietro Badoglio, anche se le circostanze lo obbligavano a collaborare col “governo del sud”. Se vogliono essere considerati degni eredi dei partigiani, i dirigenti dell’Anpi dovrebbero lasciare ad altri il pacifismo a senso unico o almeno, se non ci riescono, dovrebbero avere il coraggio di confrontarsi criticamente in modo esplicito con le autorità dello stato, senza nascondersi dietro l’attacco a un autorevole cittadino comune.

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