(foto Ansa)

l'intervista

“Vi spiego perché ho chiesto a Schlein di non venire a sostenermi a Vicenza”. Parla il dem Possamai

Francesco Gottardi

Il Pd di nome, il civismo di fatto, “il ballottaggio come i playoff del mio Lane”, dice il candidato sindaco che spaventa il centrodestra. “Presto l’addio di Zaia in regione segnerà la fine di un’epoca: stavolta non possiamo farci trovare impreparati”

Continuare a battere casa per casa. “Ogni giorno, da qui al silenzio elettorale. Tranne lunedì sera: sarò in curva a tifare Lane”. Giacomo Possamai non ne fa un mistero. “Forse è il mio unico punto in comune con Francesco Rucco”, il sindaco uscente di Vicenza. “Perché qui il calcio è una fede per tutti, a prescindere dalla categoria”. E mentre la squadra è in piena lotta per tornare in Serie B, la città torna alle urne il 28 e 29 maggio. “Il ballottaggio è come i playoff: si riparte da zero, consapevoli di dover giocare una partita molto diversa dal primo turno”. Dove il giovane candidato dem è andato oltre ogni aspettativa: nel cuore del Veneto, davanti al centrodestra. “Rucco cantava già vittoria, sventolando un sondaggio che gli dava 17 punti di margine. Non commetteremo lo stesso errore”. Però l’entusiasmo c’è. “Sicuro: stiamo compiendo un’operazione politica inedita”. Cioè? “Trasmettere un messaggio su misura per la città. Dalla lista civica ambientalista, sostenuta da Verdi e Sinistra italiana, fino al Terzo polo e Matteo Tosetto”, ex vicesindaco di Forza Italia. Coalizione larga, insomma. “Sì, ma pensata per Vicenza. Proprio per questo ho voluto evitare la sfilata dei big”, insiste Possamai. “Dall’altra parte sono venuti Giorgetti, Urso, Donzelli. E Salvini, quattro volte”. Lato Pd invece, nemmeno l’ombra di Schlein. “Lo stesso avrei fatto con Bonaccini, che votai alle primarie. È questione di trasparenza: i cittadini scelgono tra me o Rucco. Il confronto ha dimensione locale. Quindi meglio accogliere le testimonianze degli amministratori: Sala, Giordani, Nardella, Palazzi, Tommasi”.

 

Quest’ultimo, un anno fa, conquistava Verona. Ma fu un trionfo atipico: l’ex centrocampista della Roma correva senza simboli, contro un centrodestra spaccato. “Aggiungo un’altra differenza: io gioco molto bene a calcio”, scherza Possamai. “Però i nostri progetti sono paragonabili nello spirito, legati all’attivismo di quartiere e alle istanze di chi ci vive. Più che alle dinamiche di partito”. Anche se è dal partito, che si fa largo l’uomo nuovo di Vicenza: membro dei Giovani democratici, consigliere comunale della giunta Variati, ora capogruppo del Pd in regione. Con un pedigree del genere, vincere in Veneto farebbe scalpore. “Ho avuto la fortuna di trovare tanti mentori sulla mia strada”, dall’ex sindaco che oggi lo sostiene, fino a Enrico Letta. “Da lui ho imparato molto. E fuori dall’Italia, dico Obama: un grandissimo simbolo di cambiamento, determinante per la mia generazione. A 22 anni facevo il volontario porta a porta, a Philadelphia”, durante la campagna di rielezione del 2012. “Una bella palestra per le mie passeggiate vicentine”. Manca Schlein, fra le menzioni d’onore. “Sono concentrato sul locale”, il dribbling di Possamai. “Il Pd sta riprendendo quota nei sondaggi, trasmette fiducia. Però la vera sfida è nel lungo periodo: va costruita un’alternativa credibile al centrodestra. Ed è nostro compito farla cogliere all’elettorato”. A partire dal Veneto. “Siamo alle porte di un cambiamento epocale”, suona la carica il candidato sindaco. “Col mandato di Zaia finirà anche l’èra del suo consenso record. Quindi ci sarà spazio: non possiamo farci trovare impreparati come in passato. Sarebbe imperdonabile”.

Idee per cambiare rotta? “Avviare la riflessione interna, già alle amministrative. Ed elaborare una proposta che parli all’intera regione: al suo mondo produttivo, alla sua vocazione europea. Non abbiamo Milano, ma il  Veneto è la più grande città metropolitana d’Italia. Con carenze infrastrutturali e politiche, dall’ambiente alla cultura. È qui che possiamo intervenire”. Servirà una guida. “La cercheremo. Intanto pensiamo a Vicenza”. Sarebbe già una bella pagliuzza, nell’occhio del doge.

Di più su questi argomenti: