Enrico Borghi (Ansa)

Fuga dem

Il Pd "massimalista" perde un altro pezzo. Enrico Borghi passa a Italia viva

Ruggiero Montenegro

Dopo Fioroni e Marcucci, anche il senatore vicino a Letta lascia il Nazareno. Secondo l'ex responsabile Sicurezza dei dem Schlein ha intrapreso "un percorso di omologazione culturale, dettata da poteri esterni. Sostiene la narrazione di una politica anticapitalista e pauperista". Ma resterà vicepresidente del Copasir

"Troppo estremista", dice il senatore Borghi. Parlare di diaspora forse, è ancora esagerato. Ma intanto, dopo Beppe Fioroni e Andrea Marcucci, il Pd perde un altro pezzo, questa volta più pesante. Matteo Renzi, manco a dirlo, l'ha salutata subito come "una scelta che rappresenta un inno alla politica", tanto che oggi pomeriggio in Senato è prevista anche la conferenza stampa di presentazione. Ci sarà anche l'ex premier. La scelta è quella di Enrico Borghi, un tempo lettiano (molto lettiano), che oggi lascia il Partito democratico ed entra in Italia viva. "Le prime scelte di Schlein rappresentano una mutazione genetica: da partito riformista a un partito massimalista di sinistra": Posizioni troppo estremiste, inconciliabili per l'ormai ex dem, che nella corsa alle primarie aveva sostenuto Stefano Bonaccini.

Ha aspettato le prime mosse, in cerca di qualche risposta. Ma tutti i segnali arrivati nei primi due mesi l'hanno spinto a pensare che il Nazareno non fosse più casa sua. Il nuovo corso democratico rischia, seconda la lettura che Borghi affida a Repubblica, di spalancare praterie alla destra. E invece,  "dobbiamo impedire che vada in porto il progetto di Giorgia Meloni di lanciare una opa sui moderati italiani". Lamenta il silenzio di Schlein rispetto "ai temi della sicurezza e della difesa, dei cattolici e dei democratici, di una necessità dii una sintesi". E "in politica i silenzi contano più delle parole pronunciate".

 

Quelle pronunciate da Schlein per ora si sono concentrate su altri temi: "cioè sull’utero in affitto" rispetto a cui la segretaria si è detta favorevole. Ma, lascia intendere Borghi, senza che ci sia stato un dibattito interno al partito. "Un percorso di omologazione culturale, dettata da poteri esterni, che parla di deboli e poi agevola lo sfruttamento proprio dei più deboli. Un spinta fortissima a parlare di diritti sganciata dai doveri", è l'attacco alla leader che "sostiene la narrazione di una politica anticapitalista e pauperista", che non ha deciso se stare con le democrazie o con autocrazie?.

E allora l'approdo più naturale per il riformismo di Borghi, non poteva essere che Italia viva, chissà nel tentativo di rianimare quel progetto deragliato del Terzo Polo. Un'area in cui l'attende un altro ex democratico come Andrea Marcucci che se n'è andato adducendo grossomodo le stesse ragioni. Mentre l'altro fuoriuscito, l'ex ministro e fondatore dem Beppe Fioroni, non ha ancora chiarito il nuovo collocamento, limitando per il momento il suo impegno a "ricostruire una rete di confronto e di contatti con tutto il mondo moderato, cattolico e riformatore". 

Si vedrà, intanto Borghi resterà vicepresidente del Copasir: "Se fossi stato presidente mi sarei dimesso". E invece quella carica è prerogativa dell'opposizione, una condizione che, dice il senatore, non è cambiata. Sarà contento Renzi, un po' meno il Nazareno. Perché se è vero che la guida del Comitato parlamentare per la sicurezza è affidato al dem Lorenzo Guerini, lo è anche il fatto che nel risiko delle nomine, il Pd perde un colpo.

 

Ad ogni modo, Borghi ha voluto precisare che la sua è un'inziativa personale. "Non provoco scissioni e non faccio proselitismo", ha spiegato il responsabile Sicurezza della precedente segreteria di Enrico Letta. L'ex segretario a cui i retroscena assegnano la regia dietro la nascita di una nuova corrente - i cosiddetti neoulivisti - proprio a sostegno di Schlein. Ovvero i fedelissimi lettiani di un tempo, poi bonacciniani, oggi riposizionati. Tra di loro Anna Ascani e Marco Meloni, per citare i più noti. E anche, fino a ieri, Enrico Borghi. Che di questo cambio passo, evidementente, non era proprio convinto. 

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