(Foto di Ansa) 

La scena politica

Meloni-Letta contro Salvini-Conte. Dove porta il gran gioco delle danze

Claudio Cerasa

Una coppia guarda al futuro mentre una coppia rimane ancorata al passato: la prima è specializzata in piroette, la seconda preferisce la tecnica delle punte

Da qualche mese a questa parte, il palcoscenico italiano è dominato da due danze parallele messe in scena con una certa regolarità da due coppie determinate a imprimere i propri ritmi alla politica del nostro paese. Le coppie in questione, entrambe acrobatiche, sono formate da politici che si trovano a far parte di schieramenti diversi. Ma nonostante questo dettaglio i componenti di ciascuna coppia sembrano avere tra loro affinità superiori rispetto a quelle coltivate con i propri alleati. La prima coppia, specializzata in piroette spericolate, modello Grand jeté, è formata dal segretario del Pd, Enrico Letta, e dal leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che ormai da mesi hanno scelto di mostrare alla luce del sole il proprio rapporto speciale.

Ieri, Meloni e Letta hanno partecipato alla Luiss alla presentazione dell’ultimo libro di Giovanni Orsina e il fatto che non faccia più notizia la presenza contemporanea dei due leader in un luogo pubblico lo si deve al numero notevole di occasioni in cui Meloni e Letta hanno avuto il piacere di piroettare insieme. E’ successo il 13 settembre del 2021 (libro di Fabrizio Roncone), il 18 novembre del 2021 (libro di Bruno Vespa), il 21 dicembre del 2021 (Fondazione Leonardo). E’ successo anche il 9 dicembre del 2021, alla festa di Atreju (il leader del Pd ricambierà l’invito a qualche festa dell’Unità?). E’ ricapitato anche ad aprile, nel corso di un dibattito nella Sala capitolare del Senato, ed è successo lo scorso fine settimana, durante un convegno organizzato a Sorrento da Ambrosetti. La seconda coppia, che tende a essere più discreta, più silenziosa, meno appariscente e che al Grand jeté preferisce senz’altro la tecnica delle punte, è una coppia che, pur essendo stata molto affiatata per un anno e passa, dal 2018 al 2019, quando uno era premier e quando l’altro era il suo vice, ha difficoltà a mostrarsi alla luce del sole. Ma è una coppia che dopo anni di tensioni oggi, nel silenzio, sulle punte, ha trovato spesso occasioni per parlare una lingua comune.

E’ tornata a farlo, a gennaio, durante le trattative sul Quirinale, quando i due, che sono ovviamente Giuseppe Conte e Matteo Salvini, hanno provato a eleggere come capo dello stato prima Franco Frattini e poi Elisabetta Belloni. Ed è tornata a parlare una lingua comune, la coppia, anche in queste ore, cercando di far sapere che a differenza del guerrafondaio Draghi i pacifisti Conte e Salvini, ignorando cosa i propri partiti hanno autorizzato a inviare in Ucraina lo scorso 1° marzo (cioè tutto), le armi offensive agli amici ucraini, contro il vecchio amico Vladimir Putin, non le darebbero mai. Le due coppie possono apparire bizzarre, ma se si sceglie di osservare le  danze con uno sguardo non superficiale si noterà che c’è un tratto comune che tiene insieme come un mastice i ballerini. Il mastice della coppia Salvini-Conte coincide con la volontà di Lega e M5s di avvicinarsi alla fine della legislatura con la postura di chi piuttosto che far tesoro degli errori commessi in passato sembra essere intenzionato a rivolgersi agli elettori con lo sguardo poco rassicurante di chi prova a dire: “Ehi, guardateci, siamo sempre noi, non siamo cambiati, il potere non ci ha trasformati”.

Il mastice della coppia Letta-Meloni coincide con la volontà dei due di ragionare sul futuro tentando di dare al proprio partito un’identità nuova, autonoma. Capace di affrancarsi dai guai dei propri alleati e dalle loro impresentabilità. Capace di mettersi in discussione con i propri avversari all’interno di una cornice di riferimento inviolabile (Nato sì, Europa sì, euro sì). Un’identità capace di permettere insomma ai due ballerini di presentarsi alle  elezioni forti di una consapevolezza che i ballerini dell’altra coppia difficilmente potranno avere: giocarsi tutte le carte per far arrivare primi i propri partiti. Il palcoscenico della politica italiana è dominato da due danze parallele. Non è difficile dire quale sia la coppia che guarda al futuro e quale sia la coppia ostaggio del passato

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.