Il caso

Dalla tv al Parlamento: nel M5s si parla di candidare Orsini alle politiche

Simone Canettieri

Il prof. è diventato l'idolo del mondo grillino che conta. Toninelli: "È uno scienziato, altro che filo putiniano". Lo stop del Pd:  "Alleanza a rischio"

Primo pomeriggio, Transatlantico semideserto. Parlamentari grillini spiaggiati sui divanetti. C’è chi è divertito, chi è un po’ disgustato, chi è molto realista.  È la fotografia dell’attuale M5s. “Certo! Anzi, la cosa non ci stupirebbe. Sarebbe il nostro nuovo capitan De Falco o Paragone. Personaggi che quando vennero candidati erano popolari e in grado di polarizzare. D’altronde, Casalino ha sempre avuto questo pallino: tv, pop, temi divisivi uguale voti”. Più passano i giorni e più la chiacchiera diventa voce attendibile e si veste da ipotesi: e se il M5s candidasse il professor Alessandro Orsini alle politiche? Giuseppe Conte dice che è prematuro di nomi. Ma tra gli alleati del Pd a qualcuno è saltata la mosca al naso.  


Il tema delle candidature nel M5s è come la kriptonite: l’ex premier non ha ancora sciolto il nodo, non banale, del terzo mandato. Sicché, con la scusa degli eterni ricorsi, ha lasciato l’argomento a sedimentare. E però l’attrazione di un pezzo di mondo grillino che conta verso Orsini c’è, eccome. E cresce giorno dopo giorno. Il sociologo della resa dell’Ucraina, dell’Italia succube degli Usa come la Bielorussia lo è della Russia, è diventato una voce da ascoltare con un bel sorriso compiaciuto. Chi meglio di lui incarna  il contrafforte di quel “vetero atlantismo di stampo fideistico” che non piace a Conte? 

Orsini, quando non è ospite in tv a #Cartabianca su Rai3 o a Piazza Pulita su La7, scrive per il Fatto. E proprio il giornale diretto da Marco Travaglio, e molto ascoltato dal capo del M5s, lo ha lanciato sul palco per un monologo sull’Ucraina il prossimo 10 maggio, al teatro Sala Umberto. Lo spettacolo è accompagnato in rete dall’espediente del venghino, siori venghino per ascoltare “tutto quello che non vi dicono” sulla guerra. Un richiamo alla vecchia propaganda social di Beppe Grillo, correva l’anno del Signore 2013. Il passo da prof. a on. per Orsini non è impossibile. 

I parlamentari del Movimento ne discutono, questo sì, garruli.  Conte svicola con chi gli fa battute piene di giusta curiosità.

E tutte queste suggestioni si ingrossano fino a far scattare strani campanelli nel Pd, che poi sarebbe l’alleato del M5s, finché proporzionale non li separi. Ieri Enrico Letta, per la prima volta, è stato costretto a un tweet per smentire un articolo del sociologo della Luiss che tutte le tv si litigano. Non era un pezzo di geopolitica su Putin e Zelensky, ma una roba a metà fra il retroscena e l’editoriale. Il prof. ha accusato il segretario del Pd, ma anche Paolo Gentiloni e Mario Draghi, “di ambire a prendere il posto di Stoltenberg come segretario generale della Nato” evidenziando in questa una delle ragioni dell’ “asservimento alle direttive della Nato, contrarie agli interessi nazionali dell’Italia e dell’umanità”.  Letta ha negato qualsiasi addebito. Ma al Nazareno hanno iniziato a farsi un po’ di domande. Di questo tenore: “Vuoi vedere che ce lo troviamo candidato con i grillini? E come faremmo, in quel caso, a correre insieme al M5s?”. Manca un anno, certo. Tuttavia si sa come funzionano certe dinamiche, specie per un partito, il M5s, molto attento ai riflessi televisivi e ai sondaggi (la battaglia contiana sulle armi ha funzionato in termini di consensi, per esempio).

Andrea Marcucci, ex capogruppo del Pd in Senato ma anche politico guascone e smaliziato, dà forma ai cattivi pensieri: “Orsini, con i suoi giudizi strampalati, è ormai diventato un protagonista del circo mediatico. Ritengo plausibile che qualcuno provi a candidarlo. Sarebbe alquanto stravagante che lo facesse un partito dell’attuale maggioranza. Ricordo che tutti i principali provvedimenti adottati dal governo Draghi, tanto vituperati dal professore, sono stati presi all’unanimità. Così la candidatura di Orsini sarebbe veramente lunare, e comunque contro ogni singolo partito di maggioranza”.

Stop. Bisogna tornare di corsa dalle parti di via di Campo Marzio 46, la dacia di Conte e del M5s. Qui Orsini è considerato un venerato maestro, o quasi. Quando il Foglio rivelò la storia del compenso che percepiva da #Cartabianca i grillini lo difesero. Lucia Azzolina, per esempio, parlò “di censura e di tutela della libertà di opinione”.

Danilo Toninelli, appena rieletto tra i probiviri del M5s con preferenze da leader nel corso del suo tg su Facebook a base di controinformazione, è stato ancora più netto: “Orsini è un esperto, uno scienziato, uno studioso. Putiniano lui? Sbagliatissimo, ma se provi a raccontare i fatti in questo paese ti dicono che sei sbagliato”. Sicché l’ipotesi, al di là delle smentite di rito, inizia a camminare nel Palazzo.  Alla voce: gli effetti più o meno indesiderati della guerra sulla politica italiana.
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.