Michele Emiliano ha ragione sulla Lega

Claudio Cerasa

Salvini è inaffidabile, ma il governatore centra un punto: il tentativo leghista di cambiare pelle. Le intese che reggono con il Pd, nonostante tutto, e le tracce di un nuovo bipolarismo possibile (con proporzionale) 

Si tirano spesso gli stracci, si fanno spesso i dispetti, si mandano spesso a quel paese, si fanno spesso gli sgambetti e tentano costantemente di ricordare quanto la loro collaborazione al governo sia del tutto episodica, nient’altro che occasionale, semplicemente dettata dagli eventi. Eppure, sette mesi dopo l’incarico ricevuto da Draghi al Quirinale per formare il governo, si può provare a trarre un piccolo bilancio del rapporto tra i due pesi massimi di questa maggioranza, il Pd e la Lega, e si può arrivare ad affermare, in modo scandaloso, che nonostante tutto, nonostante i litigi, nonostante gli schiaffi e nonostante i battibecchi, le occasioni in cui Pd e Lega hanno mostrato senso di responsabilità, in questo percorso di governo, hanno superato di gran lunga le occasioni in cui i due partiti, non di rado, hanno offerto prove di scarsa responsabilità.

E dunque, sì, Lega e Pd litigano spesso sui diritti, litigano spesso sull’immigrazione, litigano spesso sull’Europa, litigano spesso sui vaccini, ma alla fine dei conti è evidente che all’interno della maggioranza esiste un equilibrio ormai consolidato: litigare il più possibile sulle cose che andrebbero fatte in futuro e litigare invece il meno possibile sulle cose da fare nell’immediato. I litigi, come spesso accade, fanno più notizia dei non litigi. Ma la verità è che i Salvini e Letta che si scannano nel quotidiano sono gli stessi che negli ultimi mesi hanno approvato un Piano di riforme strutturali vincolante attraverso il quale l’Italia spenderà circa 220 miliardi di euro e sono gli stessi che hanno chiesto ai propri partiti di non rendere impossibile in Parlamento la conversione dei decreti collegati al Pnrr. Ed è questo quello che conta.

Michele Emiliano, governatore della Puglia, due giorni fa, alla festa di Affaritaliani, è intervenuto su questo tema e nonostante la sua naturale propensione a dire molte sciocchezze per una volta ha centrato un punto interessante. “Salvini – ha detto Emiliano rivolgendosi al leader della Lega, collegato in video – sta facendo un grande sforzo per delineare una visione di paese ed è uno sforzo che ha dei costi politici. Su alcune questioni abbiamo idee diverse ma  nel mio piccolo questo sforzo lo voglio incoraggiare”. E’ possibile che lo sforzo che la Lega sta compiendo all’interno della maggioranza sia uno sforzo che la Lega sta provando a fare non grazie a Salvini ma nonostante Salvini così come è possibile che lo sforzo che la Lega sta compiendo all’interno di questa maggioranza sia finalizzato a fare della moderazione indotta dalla vicinanza a Draghi un semplice mezzo e non un fine. E’ possibile che tutto questo sia vero, come pensiamo, ma è altrettanto impossibile non notare come la partecipazione al governo di emergenza da parte di Pd, Lega e anche M5s abbia creato un piccolo spazio franco all’interno dello scontro tra i partiti che al netto di quello che sarà il futuro di questa maggioranza e il futuro dell’attuale premier potrebbe trasformarsi in una delle eredità politiche più importanti della stagione di Draghi.

Salvini può non piacere a Letta e Letta può non piacere a Salvini ma entrambi i leader sanno perfettamente quanto il proprio avversario, pur non smettendo di dire cose da ambo le parti non condivisibili, abbia accettato di fare qualche passo indietro per permettere al governo di fare qualche passo avanti. Non significa credere che lo schema di gioco di oggi sia ripetibile nel futuro, ma significa rendersi conto che, per quanto il partito di Giorgia Meloni possa crescere nel tempo, i cardini del nuovo bipolarismo è altamente probabile che siano all’interno di questa maggioranza. E, se entrambi i partiti ne fossero consapevoli, una volta creati i binari giusti per far viaggiare il Pnrr, non dovrebbe essere troppo difficile capire quanto possa essere prezioso mettere in sicurezza il paese anche sul fronte  istituzionale, scommettendo sull’unica legge che potrebbe aiutare i partiti a mettere in campo un proprio personale piano nazionale di ripresa e resilienza capace di alimentare un po’ meno l’union sacrée e un po’ di più la competizione. Pnrr e proporzionale: il bipolarismo del futuro passa da qui.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.