Flavio Tosi, ex sindaco di Verona (foto LaPresse)

l'intervista

Tosi: "Condivido la svolta pragmatica di Salvini. Tornare nella Lega? Vediamo"

Luca Roberto

L'ex sindaco di Verona. "Il segretario mi ha cacciato dal partito, ma riconosco che è stato intelligente a entrare nel governo Draghi. Può essere uno dei leader del Ppe"

“Salvini? E’ il leader giusto per traghettare la Lega nel Partito popolare europeo. Questa linea pragmatica mi piace, la condivido”. Fino a qualche tempo fa l’ex sindaco di Verona Flavio Tosi aveva in serbo, per il segretario che sei anni fa lo buttò fuori dal partito, ben poche cortesie. Gli dava del demagogo, predicava la prevalenza di un’altra Lega, di buon governo, contro quella identitaria del corso salviniano. Cos’è, di tutto punto avete fatto pace? “In realtà non ci sentiamo da tempo, ma gli riconosco di aver interpretato con grande intelligenza e un’altra filosofia questa nuova fase. Ha capito che l’ondata emotiva si stava sgonfiando e bisognava dare risposte concrete, soprattutto al nord”, confessa al Foglio quel che è stato segretario della Liga veneta prima della rottura.

Vaccini, Europa, riforme: più il governo Draghi s’inoltra nelle sfide del paese, più si profila una cesura tra la Lega responsabile, radicata nelle regioni settentrionali, e il movimento d’opinione che è arrivato al 34 per cento agitando slogan che nell’era post Covid suonano decotti. “Che ci siano due anime è fuor di discussione. Ma è altrettanto innegabile che l’adesione al governo Draghi è una scelta di campo precisa: significa affrontare i problemi con fare concreto, sposare l’europeismo. E rendere marginali i vari Borghi e Bagni, che erano i maître à penser del salvinismo e che non a caso questi mesi li stanno vivendo malissimo”. E però quando Salvini, di volta in volta, torna ai temi caldi dell’immigrazione, cavalca le mozioni di sfiducia e per ragioni di opportunità è costretto a lasciar perdere, non manifesta apertamente di soffrire l’avanzata della Meloni? “Sì, ma questo non toglie valore alla scelta che ha fatto. Fratelli d’Italia sta continuando a crescere, ma successe la stessa cosa anche alla Le Pen. Non mi sembra abbia mai governato la Francia”. 

Tosi osserva la situazione nazionale dalla sua Verona, in quel Veneto che sempre è stato più laboratorio di governo che di lotta (finanche uno gutturale come lo sceriffo Gentilini s’è dato un tono da amministratore, a Treviso). Da Zaia in giù, è partita da lì la contestazione silente alle smargiassate salviniane. Il consigliere Marzio Favero, dopo le manifestazioni no green pass a cui presero parte deputati dell’inner circle vicino all’ex ministro dell’Interno, disse che non bisognava scherzare con “più di 100 mila morti” e che avere un atteggiamento ambiguo sui vaccini significava “fare un salto nel medioevo”. Come si diventa, insomma, leghisti pratici? “In Veneto la Lega ha raccolto l’eredità della Democrazia cristiana, è sempre stata piuttosto trasversale. E del resto se il presidente Zaia prende oltre il 70 per cento è perché ha saputo parlare agli elettori di tutti partiti”, spiega Tosi. 
Visto che l’ha citato lei, non crede che Zaia possa essere uno spauracchio per la leadership di Salvini? Che insomma non si possa più relegare a un ambito regionale? “Sarebbe perfetto per assumere ruoli di governo, è già stato ministro. Ma non ha mai fatto carriera nel partito, non credo che gli interessi”. Giorgetti, invece, non avrebbe l’abito buono per questa stagione moderata? “Ma lui ha sempre preferito lavorare dietro le quinte. E’ un Richelieu, non gli interessa la ribalta”.

Restando nella sua regione, l’assessore allo Sviluppo economico Roberto Marcato ha detto che Durigon non può rimanere sottosegretario all’Economia. “E io sono d’accordissimo”, è il pensiero di Tosi. “In un paese normale si sarebbe già dimesso. Sono convinto che il decisionismo di Draghi, per cui auspico un governo bis dopo il 2023, avrà la meglio e sarà costretto a fare un passo indietro. Non si può infangare la memoria di Falcone e Borsellino per il voto di due nostalgici”. I maligni sostengono che la riappacificazione con la Lega sia strumentale: Salvini vuole tornare a vincere a Verona, dove la Meloni gli ha “scippato” il sindaco Sboarina. Ogni tanto guarda il telefono in attesa di una sua chiamata? “Guardi, in politica può succedere di tutto. Con la Lega ho mantenuto rapporti ottimi. E in questa fase c’è un dialogo proficuo. L’importante è pensare alla città, che dopo anni di crescita con questo sindaco ha perso molto del suo appeal”.

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