qui palazzo chigi

Il piano vaccini di Draghi e Figliuolo passa anche da Stellantis

Salvini prova a rivendicare lo stop all'export delle fiale di AstraZeneca come una guasconata sovranista. Ma Palazzo Chigi s'è mosso d'intesa con Bruxelles, Parigi e Berlino. La data limite del 31 marzo, poi si cambia spartito

Valerio Valentini

Lo smacco ad AstraZeneca d'intesa con l'Ue. Da aprile si parte con le vaccinazioni a tappeto: il nuovo commissario incontra Bonomi e contatta i vertici della ex Fiat: si useranno anche le fabbriche. E per la distribuzione ci si affiderà anche a Dhl e Amazon

Che sia stata una spacconata sovranista è una tesi che lo fa quasi sorridere. “C’è davvero qualcuno che lo dice?”, si domandano i collaboratori di Mario Draghi. Matteo Salvini sì, a quanto pare. Lui che smania per una photo opportunity col ministro del Lavoro di San Marino e magnifica la potenza di fuoco di Mosca che sul Monte Titano manda la bellezza di 400 dosi di Sputnik al giorno, ha già assoldato l’ex capo della Bce nella truppa dei supposti nazionalisti dopo il divieto all’export di 250 mila dosi di AstraZeneca destinate all’Australia (“Bene Draghi. Prima l’Italia”). Al che Ivan Scalfarotto, sottosegretario di Iv al Viminale, scuote il capo: “Alla Lega bisognerebbe spiegare che il premier ha ribadito semmai la necessità della compattezza dell’Ue, visto che tutto è avvenuto secondo i regolamenti della Commissione”.

 

Ma non è che Salvini lo ignori. “E’ che rivendicando come nostre le azione del governo, mandiamo in fibrillazione M5s e Pd”, confessa ai suoi fedelissimi. Quel che è certo è che Draghi se n’è tenuto fuori, dalla baruffa politica. Persino troppo, se è vero che neppure un cenno alla faccenda è stato fatto durante il Cdm di giovedì, a ridosso del compiersi degli eventi. Un divieto, spiegano a Palazzo Chigi, opposto non certo all’Europa, ma alla stessa AstraZeneca (sulle cui inadempienze anche Sandra Gallina, responsabile della Dg Sante della Commissione europea, è  assai critica).

 


Il tutto in ossequio ai regolamenti comunitari, e al termine di una triangolazione diplomatica che ha coinvolto anche Parigi e Berlino, oltre che Bruxelles. Dove, semmai, la sorpresa per la mossa di Draghi è stata dettata dalla celerità del premier, dalla fermezza con cui è passato dalle dichiarazioni di intenti, messe a verbale nel Consiglio europeo del 25 febbraio scorso, alle vie di fatto. Una fretta non casuale. Perché il regolamento esecutivo varato dalla Commissione il 29 gennaio, lo stesso sulla base del quale Palazzo Chigi s’è mosso contro AstraZeneca, fissa al 31 marzo la data entro cui “si sarà attivata nell’Ue la piena capacità di produzione di vaccini”. E dunque le misure d’emergenza è proprio in questo mese che vanno adottate. “Perché poi la sfida sarà semmai quella di distribuire i vaccini”, spiegano al ministero della Salute. 

 

E anche per questo il premier ieri ha convocato a Palazzo Chigi il nuovo capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, e il neo commissario per la campagna vaccinale, Francesco Paolo Figliuolo. Si muoveranno in simbiosi, i due, nelle prossime settimane, per mettere a punto il piano operativo: anzitutto per portare fino a 200 gli attuali 142 nuclei vaccinali mobili, col ricorso a militari e operatori della Protezione civile. Dopodiché, si punterà a utilizzare anche fabbriche e capannoni: per questo Figliuolo giovedì s’è confrontato col presidente di Confindustria Carlo Bonomi, per questo ha contattato anche i vertici di Stellantis per chiedere la disponibilità a vaccinare nei loro stabilimenti. Altri contatti, il generale lucano li ha avuti coi responsabili dell’ordine dei farmacisti e della grande distribuzione: perché anche nelle farmacie e nei centri commerciali bisognerà poter inoculare i vaccini. E per trasportarli bisognerà stringere accordi con la logistica privata, come Amazon e Dhl. Lavori in corso, insomma. Nell’attesa che il piano venga completato. E a quel punto a presentarlo sarà Draghi in persona (magari il 12 marzo prossimo, quando visiterà un centro vaccinale a Roma, o il giovedì seguente a Bergamo, a margine della celebrazione in ricordo delle vittime dell’epidemia). E a quel punto anche il silenzio di Draghi, finirà.

  • Valerio Valentini
  • Nato a L'Aquila, nel 1991. Cresciuto a Collemare, lassù sull'Appennino. Maturità classica, laurea in Lettere moderne all'Università di Trento. Al Foglio dal 2017. Ho scritto un libro, "Gli 80 di Camporammaglia", edito da Laterza, con cui ho vinto il premio Campiello Opera Prima nel 2018. Mi piacciono i bei libri e il bel cinema. E il ciclismo, tutto, anche quello brutto.