Conte non può coprire per sempre i limiti della maggioranza

Sergio Soave

Il premier si espone sempre in prima persona per rassicurare, promettere e provare a guadagnare tempo. Ma alla fine i nodi verranno al pettine e i piani annunciati dovranno essere presentati e verificati nel confronto parlamentare

L’incidente parlamentare di ieri, che ha imposto ai senatori della maggioranza di rientrare oggi in aula per votare definitivamente la fiducia al decreto che indice le elezioni regionali e il referendum costituzionale, che altrimenti sarebbe decaduto, di per sé non ha un significato politico. Si può pensare che su un tema istituzionale come quello sarebbe stato meglio trovare un’intesa con le opposizioni, ma in fondo si tratta solo di fissare una data. Tuttavia il segnale non è irrilevante se lo si collega alla situazione della maggioranza, agitata dalle perduranti tensioni interne ai 5 stelle, privi di una leadership stabile e riconosciuta e dalla debolezza di quella del Partito democratico. In questa situazione non è facile trovare gli accordi di maggioranza sulle diverse questioni aperte, che quindi vengono invariabilmente rinviate, anche quando rivestono evidenti caratteri di urgenza. Giuseppe Conte fa quel che può, si presenta sempre in prima persona a rassicurare e a promettere, il che lo espone a una inevitabile sovraesposizione che da molti è interpretata come un’ansia di protagonismo foriera di avventure politiche personalistiche, il che finisce col complicare ancora di più la situazione e incrinare la stabilità della maggioranza.

 

Probabilmente invece Conte esercita solo una supplenza obbligata, e se in qualche momento sembra che pensi di essere una specie di Mandrake, in realtà è ragionevole pensare che sia il primo a dubitare di possedere dei super-poteri. È la condizione della sua maggioranza a spingerlo sempre più avanti, nella speranza che prima o poi gli altri lo seguano. Quando una tattica è obbligata, come sembra in questo caso, è ingeneroso criticarla. Tuttavia non si può evitare di osservare che non può durare troppo a lungo, se non altro perché i nodi alla fine vengono al pettine e i piani annunciati dovranno essere presentati e verificati nel confronto parlamentare e nel dibattito culturale e sociale. Il problema è se il tempo che Conte cerca di guadagnare esponendosi in prima persona su troppi argomenti verrà impiegato per trovare accordi nella maggioranza e magari qualche intesa con le opposizioni. Altrimenti non è tempo guadagnato ma tempo perso.

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