L'intreccio al Tg3. Ossessione anti Renzi nel Pd. Contratto no grazie

Il chiodo fisso del Pd per le mosse del capo di Italia viva. Bonaccini spaventato dalla proposta suicida (per lui) dello Ius culturae

Guerra aperta tra Matteo Renzi e gli ex renziani rimasti nel Pd, anche sulla Rai. Nicola Zingaretti e Dario Franceschini hanno dato il via libera a Mario Orfeo alla direzione del Tg3 dopo essere riusciti finalmente a convincere l’ad Salini a dare al Partito democratico almeno un telegiornale. Uno dei motivi di questo via libera è il fatto che Orfeo – ex direttore del Mattino, del Messaggero, del Tg2, che dalla sua ha risultati notevoli da direttore del Tg1, che ai suoi tempi portò dal 22 per cento fino al 26 per cento di share – avrebbe rotto i rapporti con il leader di Italia viva. Ragion per cui anche Base riformista, la corrente guidata da Lorenzo Guerini e Luca Lotti, ha subito appoggiato con convinzione la scelta del segretario e del capo delegazione al governo. Sempre rimanendo nell’ambito della Rai, c’è da aggiungere che il Pd, che ha un’ossessione per Renzi, ha chiesto e ottenuto che l’ex premier non ottenesse nulla nella partita che si è giocata sulla televisione di stato.

  

Sullo Ius culturae il Pd ha fatto un parziale dietrofront dopo che Luigi Di Maio ha fatto capire in tutte le salse che non fa parte del contratto di governo e che per lui non è una priorità. Che non sia una priorità lo ha del resto ribadito una settimana fa anche il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, preoccupatissimo che il suo partito con quell’uscita gli facesse perdere la partita con la Lega. Ma quando lo ha ripetuto la capogruppo di Italia viva alla Camera, Maria Elena Boschi, apriti cielo. Ecco che il Pd si è scagliato contro l’ex sottosegretaria con una mitragliata di dichiarazioni. Non c’è niente da fare, nonostante la creatura politica di Matteo Renzi continui a faticare nei sondaggi, il Pd ha l’assillo dell’ex premier e delle sue possibili mosse a sorpresa.

  

La proposta di un contratto avanzata da Beppe Grillo prima e poi rilanciata da Luigi Di Maio, in realtà, nel Pd non piace a nessuno, ma siccome al Partito democratico hanno capito che non è aria di far precipitare la situazione i vertici si sono acconciati a fare buon viso a cattivo gioco anche se si ostinano a chiamarlo contratto. Ma nessuno in realtà ci crede e nessuno pensa che mai si farà. O meglio si pensa che si aggiungeranno al programma due o tre cose simboliche senza andare troppo avanti o nei dettagli onde evitare di arrivare allo scontro con i grillini.

 

Peraltro Partito democratico e Movimento cinque stelle fanno i conti senza l’oste. Cioè senza Matteo Renzi. Italia viva ovviamente pretende di essere al tavolo della trattativa con pari dignità rispetto agli alleati. E all’ex premier non piace affatto che si parli di un contratto Pd Cinque stelle come se il governo del Bisconte fosse solo il frutto di un patto a due.

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