Grillini e dem insieme anche a Roma. Prove tecniche di alternativa alla Raggi

David Allegranti

Dibattito alla Link University tra Smeriglio e Lombardi

Roma. “Le identità politiche non si costruiscono in solitudine ma nel dialogo”, dice l’ecumenico presidente della Link Campus University Vincenzo Scotti, aprendo un peana interminabile in stile Fidel Castro sull’incontro fra partiti diversi nell’epoca della fine delle ideologie. Vicino a lui, a far finta di duellare, ci sono da una parte Massimiliano Smeriglio, eurodeputato eletto con il Pd e già vicepresidente della regione Lazio, e dall’altra Roberta Lombardi, capogruppo del M5s in regione. Due ex nemici nel tempo diventati i “profeti di questo governo”, come dice la moderatrice dell’incontro Daniela Preziosi del manifesto, e adesso si vogliono molto bene. Lei che ricorda quando “con Massimiliano” erano entrambi in regione, e lo fece ridere dicendo che il centrosinistra è bravo con le supercazzole, e fu lì che scattò la scintilla, tutto un “guardarsi negli occhi”, un “proviamo a parlarci, visto che ci siamo tanto odiati finora”; lui che ricorda che su alcune leggi fondamentali c’è stato il contributo costruttivo del M5s a opera di “Roberta”. Lei che è contenta di questo governo, per ora, perché in “un mese e mezzo” ha fatto già “due provvedimenti fondamentali”, tra cui il taglio dei parlamentari; lui che però dice di essere in minoranza anche nel Pd, perché “per citare Montalbano, ‘non mi avete persuaso’: al nazionalismo e alla crisi della democrazia si risponde con la democrazia capace di decidere. Se togli 345 parlamentari ma nella sostanza le procedure rimangono le stesse, fai una operazione di comunicazione pubblica ma senza incidere nella capacità di scelta”. E via così, tra carote e bastoni. Ma sono dettagli, i due sembrano fatti apposta per stare un giorno nello stesso schieramento o persino nello stesso partito. C’è solo bisogno di tempo e di un percorso adeguato. E c’è anche bisogno di far finta di litigare, nel frattempo, come in certe coppie.

 

Nel Pd c’è chi parla di “casa comune” con il M5s, Smeriglio dice che questa per ora è una “alleanza tra soggetti diversi”; nel M5s c’è chi dice vorrebbe far saltare questo governo in tempo zero, Lombardi spiega invece che questa è una “frequentazione che potrebbe trasformarsi in una convivenza”. Tutto un mulinare di bastone e carote. Lombardi dice che voterà la sfiducia per Zingaretti in regione, perché è giusto che chi è all’opposizione (come nel Lazio) faccia l’opposizione, Smeriglio raccoglierà le firme per mandare a casa Virginia Raggi, perché è stata disastrosa. Bene. In attesa di capire che cosa diventerà quest’ircocervo – e chissà che Lombardi e Smeriglio non si ritrovino a lavorareper trovare un’alternativa alla Raggi – si segnala la svolta buonista del M5s garantita da Lombardi. “La stagione del vaffa è stata archiviata” (anche se il “vaffa”, precisa, è sempre in tasca) ed è arrivata l’epoca delle buone maniere anche per il M5s: basta “con un linguaggio anche da parte della mia forza politica, fatto di motti, di battute, di sfottò, di insulti. Bisogna dare il buon esempio. Io sono mamma di due bambini piccoli, di 5 e 7 anni, e devo dare il buon esempio perché i bambini ci guardano”. E i bambini, si sa, sono come i cittadini. Sarà l’apoteosi del buon gusto e del politicamente correttissimo.

  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.