Litigare per sentirsi vivi. I battibecchi social tra Pd e Italia Viva

David Allegranti

Lo scambio di tweet tra Franceschini, Marattin, Fiano e Majorino sull'Iva e la convivenza difficile tra ex compagni di partito

Roma. Fra i rischi sul cammino del governo non c’è solo la populistizzazione del Pd. Il rapporto fra Italia Viva di Matteo Renzi e i suoi ex compagni di viaggio si potrebbe rivelare molto complicato, come testimonia lo scambio di tweet fra Dario Franceschini e Luigi Marattin sulla trattativa sulla manovra. “Avviso ai naviganti: la smania quotidiana di visibilità logora i governi. Già visto tutto. Si inventano litigi sull’IVA, quando nessuno vuole aumentarla, solo per avere qualche riflettore acceso. Il Pd sceglie la serietà e si impegna sul cuneo fiscale per aumentare gli stipendi”, diceva lunedì in serata il ministro dei Beni culturali, riferendosi all’allarme lanciato dai renziani sul possibile aumento delle tasse.

 

  

“Ciao Dario. A noi non interessa la visibilità: a noi basta non aumentare l’IVA. Stanotte proponevi di aumentare di 5 o addirittura 7 miliardi di euro il gettito IVA. Se hai cambiato idea, buon segno!”, ha replicato Marattin rivelando anche qualche retroscena sulla trattativa notturna fra le varie parti in causa.

 

 

Lo scazzo poi è proseguito, sempre su Twitter, con le repliche di Emanuele Fiano, Pierfrancesco Majorino e una citazione dantesca di Franceschini (con relativa immagine del Sommo Poeta), rivolta a Marattin: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.

 

 

 

  

Prevedibilmente, il duello sarà destinato a ripetersi. Anche perché adesso, senza alibi da entrambe le parti, Pd e Italia Viva possono serenamente litigare senza essere obbligati a mostrare una inesistente cordialità e collegialità di partito. In più, Italia Viva ha tutto l’interesse a drammatizzare lo scontro. C’è una Leopolda da promuovere, ci sono parlamentari da attirare, forse pure qualche sindaco. Marattin & soci devono pur dimostrare che qualcosa di vivo c’è in Italia Viva. A parte il nome. E il Pd deve trovare il modo di trattenere le risorse che altrimenti se ne andranno in libera uscita.

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  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.