Parlateci di Bibbona

Redazione

Tutte le ipocrisie di Casaleggio, gran teorico della democrazia

Troppo assorti nel dibattito sulle scissioni del Pd, non vorremmo che passasse inosservato il piccolo pamphlet che Davide Casaleggio, col solito amore per il contraddittorio, ha offerto al Corriere, l’uomo che pontifica sul futuro futuribile della democrazia digitale e gestisce una piattaforma – Rousseau – che è stata sanzionata per essere una sorta di oggetto di antiquariato della tecnologia informatica.

 

E allora eccolo che discetta sui “sette paradossi della democrazia”, senza spiegare però l’unico che, quando lo si sente parlare, si vorrebbe che chiarisse: e cioè a che titolo lui parli di democrazia. E allora eccolo che se la prende, comme il faut, coi partiti, “ambienti chiusi e a pagamento”: mica come Rousseau, che è gestita da quattro soci nominati dal capo supremo (Casaleggio, appunto) ed è finanziata dai parlamentari del M5s, obbligati per contratto a versare un obolo mensile a una associazione privata.

 

“Di norma”, argomenta Casaleggio, i partiti “hanno un numero di iscritti pari a circa un centesimo del loro elettorato”. E invece Rousseau ha ben 110 mila iscritti (così, almeno, garantisce il Nostro, che pure due anni fa aveva assicurato: “Entro il 2018 arriveremo a un milione”). E cioè – guarda a volte il caso – un centesimo, grosso modo, degli 11 milioni di elettori che hanno votato il M5s il 4 marzo del 2018. Ma Casaleggio insiste, nella sua veste di novella Simone Weil contro i partiti politici: “Le decisioni importanti vengono spesso prese da poche persone in stanze chiuse”. Che orrore, in effetti. Pensare che, al contrario, la scelta di cercare un accordo col Pd, il M5s l’ha presa nella casa al mare di Beppe Grillo a Bibbona. E stato lì, in una stanza che di certo ci immaginiamo “aperta”, che si sono riuniti, insieme a Di Maio e ad alcuni parlamentari eletti del M5s individuati su chissà quale criterio per comporre l’ambasciata, anche il privato cittadino Alessandro Di Battista, il padrone di casa che dovrebbe svolgere la funzione di semplice garante, e... un certo Davide Casaleggio. Che deve essere di sicuro un omonimo di quello che se la prende contro quello che ha scritto il papello al Corriere.

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