La sovranità è in Europa

Giacinto della Cananea

Per tutelare gli interessi nazionali occorre accettare le regole del gioco. Obiettivi possibili per il nuovo governo

Nella formazione di entrambi i governi di questa legislatura è stata enfatizzata da più parti l’esigenza di discontinuità per quanto concerne importanti politiche pubbliche, dalla disciplina dell’immigrazione alla realizzazione di nuove infrastrutture. Quell’enfasi era ed è eccessiva perché, soprattutto nelle democrazie liberali, le istanze che il corpo elettorale trasmette alle istituzioni parlamentari e da queste al potere governativo devono essere bilanciate con le scelte compiute in passato. Queste ultime possono essere rinegoziate solo entro certi limiti, a volte con costi tutt’altro che lievi, come si è visto nella vicenda riguardante la realizzazione della ferrovia ad alta velocità tra Lione e Torino. Vi è, tuttavia, un’altra componente dell’azione di governo per la quale la discontinuità è più facile ed è senz’altro auspicabile: si tratta di non ripetere gli errori commessi nei rapporti con l’Unione europea, con le autorità indipendenti, con l’alta dirigenza pubblica. 

 

Le prime iniziative del governo sul versante europeo sono incoraggianti, perché mostrano consapevolezza della necessità di ristabilire un rapporto con la Commissione improntato al reciproco rispetto, pur nell’ambito di una dialettica indotta dalla diversità dei ruoli e degli interessi curati. Proprio per tutelare gli interessi nazionali, è indispensabile accettare le regole del gioco che si svolge all’interno dell’Ue: studiando in modo accurato i dossier, partecipando alle riunioni, ricercando alleanze. Fare la voce grossa senza partecipare di persona agli incontri con i partner europei non fa conseguire progressi, per esempio nella revisione degli accordi di Dublino.

 

Ricordare che l’Italia è uno dei paesi fondatori è utile, ma non basta: bisogna tessere alleanze e farlo in tempo utile, diversamente da quanto è accaduto in occasione del trasferimento della sede dell’Agenzia europea per i farmaci da Londra ad Amsterdam. Vi sono, quindi, ampi margini per una positiva discontinuità rispetto a quanto si è fatto negli ultimi anni. Ciò potrà giovare, tra l’altro, ai fini del negoziato con la Commissione sulla flessibilità di cui il nostro paese ha bisogno nell’impostazione della politica di bilancio.

 

Una discontinuità è necessaria anche sul piano dei rapporti tra il governo e le autorità indipendenti. Già nella precedente legislatura, le forze di maggioranza avevano assunto posizioni irrispettose dell’autonomia che la Costituzione e i trattati europei garantiscono alla Banca d’Italia. Nella legislatura in corso, sono aumentate le interferenze con le competenze delle autorità indipendenti, fino al caso estremo della Consob, il cui presidente si è dimesso. E’ lecito attendersi un’inversione di rotta, soprattutto da parte di chi ha criticato questo modo di agire dai banchi dell’opposizione. Non basta astenersi dall’invocare le dimissioni dei vertici di ogni autorità a ogni cambio di governo. Bisogna anche prendere sul serio i criteri stabiliti dalle leggi ai fini delle nomine, sforzarsi di precisarli, farvi riferimento nel motivare le scelte effettuate. E’ singolare, per esempio, che alla cura riposta nella scelta dei titolari degli enti di ricerca, mediante commissioni indipendenti che esaminano una serie di curricula, non corrisponda altrettanta cura nell’accertare la competenza e l’indipendenza di chi è chiamato a far parte della Consob o dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

 

D’una discontinuità vi è bisogno anche nei rapporti con la dirigenza pubblica. Invece di criticare i più alti funzionari dello stato per la loro (pretesa) parzialità, occorre determinare programmi di azione e verificarne la realizzazione con metodi appropriati. Ciò gioverebbe anche sull’altro e ancor più delicato versante dei rapporti con la magistratura. Consentirebbe di distribuire meglio le risorse disponibili per la giustizia, di premiare quanti ricoprono incarichi di tipo direttivo in modo efficiente ed efficace. Non mancano buoni esempi cui ispirarsi, se davvero s’intende voltar pagina nell’interesse del paese.

Di più su questi argomenti: