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Sulla Tav la maggioranza non c'è più

La mozione dei grillini contro l'Alta velocità Torino-Lione è stata bocciata con 181 No. L'esecutivo è spaccato e Romeo (Lega) minaccia conseguenze. Zingaretti chiede a Conte di salire al Quirinale

7 Agosto 2019 alle 14:00

Habemus crisi di governo

foto LaPresse

Sulla Tav il governo gialloverde ufficializza la spaccatura interna tra Lega e M5s e si avvicina la prospettiva di una crisi dell'esecutivo dalle conseguenze ancora imprevedibili. In una seduta molto tesa, la mozione sull'Alta velocità presentata dal M5s, quella che di fatto voleva cancellare l’intero progetto, è stata bocciata con 181 No contro 110 Sì.

 

Il treno della crisi

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Evidente la frattura tra i banchi dell’esecutivo. Prima del voto il viceministro all'Economia, il leghista Massimo Garavaglia, aveva invitato tutti a votare a favore della Torino-Lione. Subito dopo, ha preso la parola il sottosegretario pentastellato Vincenzo Santangelo, che invece si è rimesso alle decisioni dell'Aula. Due posizioni nettamente differenti che fanno subito dire alle forze di minoranza, dal Pd a Forza Italia passando per FdI, che il governo deve dimettersi, perché non ha più la maggioranza.

  

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Sul tabellone che indica il voto dei senatori, ecco comparire il colore rosso davanti ai banchi dei leghisti quando si vota la mozione M5s, mentre si accende il verde davanti alle postazioni dei pentastellati. L'immagine si ripete, ma a colori invertiti, quando si votano tutte le altre mozioni a sostegno della Tav. E così, al Senato va in scena la prima vera crisi parlamentare dell'alleanza gialloverde, con una maggioranza alternativa composta da Lega e forze di opposizione – tranne Leu – che votano per il treno ad Alta velocità mentre i 5 stelle restano da soli a votare contro le mozioni pro Tav e a favore della propria. Il M5s su Facebook prova a vendersela così: “L'inciucio è servito. La Lega li sostiene dopo che il Pd ha presentato una mozione di sfiducia su Salvini. Aprite gli occhi!”. “Siete voi che dovete aprire gli occhi”, risponde però qualche aficionado grillino, fedele alla linea no Tav. “Noi sappiamo bene che la lega é molto più simile al pd che a voi. Ma il governo con loro lo avete fatto voi non noi”. E, in effetti, per una mattina, sembra palesarsi una inedita e con ogni probabilità irripetibile maggioranza tra il Carroccio e i Dem.

 

Per tutta la mattina si susseguono scene che certificano la spaccatura: i leghisti applaudono gli interventi in Aula a favore della Torino-Lione, i pentastellati invece li criticano duramente. Poi è la volta del capogruppo leghista, Massimiliano Romeo, che prende la parola: "Chi vota contro la Tav si assume la responsabilità delle conseguenze che ci saranno nei prossimi giorni". Un avvertimento lanciato ai 5 stelle. Che replicano: nessuna conseguenza, “siamo una Repubblica parlamentare e non un premierato”. Così, il Carroccio spinge per spacciare il voto al Senato come una sfiducia al premier Giuseppe Conte, mente i 5 stelle tentando i circoscrivere l’episodio entro i confini del Parlamento. Chi non ha dubbi sulla crisi già in atto è il Pd: “Conte vada immediatamente al Quirinale, non ha più la maggioranza”. Anche per Forza Italia l’alleanza M5s-Lega “non esiste più”, dice la capogruppo alla Camera Mariastella Gelmini. Stessa linea per FdI.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    07 Agosto 2019 - 15:50

    Dubito che possa arrivare una crisi di governo. Fossi del Pd mi preoccuperei della strategia per fare opposizione a questo governo, con programmi e idee alternativi vale anche per Forza Italia, altro che invitare Conte ad andare al Quirinale. Infatti non mi pare proprio che le opposizioni siano attrezzate per andare a elezioni anticipate, anche se Forza Italia, in cuor suo, sogna di governare con Salvini, ma dubito che possa realizzarsi questo sogno. Siamo in una situazione politica confusa e sarebbe ora che i partiti di opposizione si svegliassero dallo stato confusionale in cui versano.

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  • Mario 1

    07 Agosto 2019 - 15:16

    Speriamo che finalmente la palla torni agli Italiani, e finalmente anche Zingaretti dovrà scoprire le carte e dirci cosa vuol fare sulle questioni più importanti oltre che criticare.

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