Salvini usa la Tav per tentare di separare il M5s di Di Maio da quello di Dibba

Valerio Valentini

Nessuno crede davvero all’eventualità di un incidente parlamentare in questo inutilmente frenetico preludio di vacanza

Roma. Sarà che ormai Rino Formica è sdoganato perfino dagli ortodossi del M5s (“Voto sì alla fiducia perché la politica è sangue e merda”, dice il No Tav Alberto Airola), ma a metà pomeriggio i senatori di Forza Italia e Fratelli d’Italia cominciano a confessare che “sì, davvero dalla Lega ci è arrivata la richiesta di votare contro alla fiducia”.

 

A farla sono stati, lunedì, i colonnelli del Carroccio, su mandato dello stesso Salvini. “Anche a voi dicono che non hanno bisogno di aiuto?”, si chiedevano tra loro forzisti e meloniani. E la scena, di per sé, era già surreale: perché di fatto la Lega stava chiedendo alle opposizioni di bocciare il decreto tanto voluto dal suo stesso leader. Al che Giorgio Mulè, deputato forzista, informato dai suoi colleghi senatori della stramba moral suasion del Carroccio, sogghignava: “Salvini, rifiutando di rompere col M5s, si è stretto la corda grillina intorno al collo. E ora spera che sia qualcun altro ad azionare la botola per strangolare il governo”.

 

In verità, sull’eventualità di un incidente parlamentare in questo inutilmente frenetico preludio di vacanza, nessuno ci crede. Perfino Giancarlo Giorgetti, che pure resta il più affezionato all’idea di una crisi immediata, spiega a Salvini che, se davvero vuole forzare la mano, deve cercare altre vie. Che però, al momento, non ci sono. E allora ecco che il ministro dell’Interno, come quei ciclisti che s’affannano quando sono ormai già fuori tempo massimo, smania di trovare una pietra d’inciampo.

 

Non, però, per far cadere il governo. “La Lega non sta cercando il voto, qualcosa ne ha spento lo spirito”, dice Adolfo Urso, di FdI. No, l’obiettivo di Salvini è un altro: mettere in subbuglio il M5s sperando che la frattura tra l’ala governista di Di Maio e quella movimentista, sempre in cerca di leader, si apra definitivamente, fino a far crollare tutto. Per questo lunedì Salvini – scongiurando il possibile soccorso di FI e FDI – ha voluto tenere alta la tensione fino alla fine, fomentando la dissidenza interna. Per questo, in vista dell’inutile mozione sulla Tav di mercoledì, continua a dire che “chi vota contro l’alta velocità pone un problema al governo”. Spera insomma che il ribollire di malumori interne al M5s esploda finalmente, provocando quella rottura che lui forse auspica, ma che di certo ha paura di causare. 

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