Dopo la Tav, la prescrizione

Redazione

Stop alla riforma Bonafede. Altri terreni su cui Pd e Lega possono collaborare

Ancora non è chiaro cosa accadrà oggi in Parlamento quando la Lega, come ha anticipato ieri Matteo Salvini in conferenza stampa, voterà no alla mozione anti Tav presentata dal Movimento 5 stelle e voterà sì alle mozioni pro Tav avanzate dai partiti di opposizione (Pd in testa). Al di là della volontà leghista di evitare l’apertura formale di una crisi di governo, ciò che è certo è che dal voto in Senato giungerà un forte messaggio politico a favore dell’alta velocità e contro l’ideologia antisviluppista del M5s. Un messaggio che porterà la firma di Salvini (che ieri ha definito di nuovo la Tav “un’infrastruttura fondamentale”) e delle opposizioni, in particolare del Pd, per una volta uniti politicamente (come già successo con Radio Radicale e come già successo anche sul tema delle Olimpiadi).

 

Ma dopo aver detto sì alla Tav, Lega e Pd potrebbero fare un’altra cosa positiva per il paese e dare un altro schiaffo allo sfascismo grillino: bloccare l’entrata in vigore, prevista per il primo gennaio 2020, della norma contenuta nella “legge spazzacorrotti” che abolisce la prescrizione dopo la sentenza di primo grado, e che trasformerà i processi in persecuzioni a vita ai danni degli imputati. La riforma della giustizia proposta dal Guardasigilli Alfonso Bonafede si è arenata proprio sulla parte penale, che nelle intenzioni del M5s era finalizzata a velocizzare i tempi del processo e minimizzare così l’impatto dell’abolizione della prescrizione. Salvini e la Lega hanno compreso che le misure contenute erano “acqua fresca” e che, oltre a indicare dei termini massimi (e aleatori) per lo svolgimento delle indagini e dei processi, non erano in alcun modo in grado di prefigurare la necessaria rivoluzione del sistema giudiziario. Il mostro dell’abolizione della prescrizione resta quindi all’orizzonte. Ma se la Lega vuole fermare la “bomba atomica nel processo penale”, come la definì il ministro Bongiorno, allora tocca muoversi, cercando di riparare gli errori del passato (i leghisti votarono a favore della “spazzacorrotti”). Un’occasione, anche per il Pd, per tutelare i diritti fondamentali degli imputati e lo stato di diritto.

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