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Sull’immigrazione, ci dice Orfini , il Pd sta cambiando idee

Un’altra linea a sinistra: “Ora una battaglia per salvare i migranti nei lager libici”

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6 Luglio 2019 alle 06:17

Sull’immigrazione, ci dice Orfini , il Pd sta cambiando idee

Matteo Orfini (foto LaPresse)

Roma. “Abbiamo cambiato la linea del partito. La segreteria aveva una sua posizione, ma dopo la discussione – peraltro molto alta nei contenuti – ha saggiamente capito che sarebbe stato meglio sceglierne un’altra”, dice al Foglio Matteo Orfini, capofila del cambio di schema nel Pd sulla Libia. “Ma non è una vittoria mia”, precisa l’ex presidente dei democratici. “E’ una vittoria del mio partito, perché penso che da questa settimana il Pd sia più forte”. Oltretutto “credo che gli ultimi 10 giorni possano essere per il Pd una traccia di lavoro su come si fa opposizione e su come si sfidano la destra e Salvini, anche sul terreno apparentemente più complicato per noi. La scelta di essere a Lampedusa, sia a terra sia a bordo della Sea Watch, nel momento in cui c’era il sequestro immotivato da parte del governo di quaranta naufraghi, è stata giusta. Non ci siamo limitati ai tweet e alle dichiarazioni, ma abbiamo dimostrato che alla brutalità del governo ci si può opporre anche con il proprio corpo”. Il lettore non potrà che cogliere nelle parole di Orfini un riferimento ai tweet di Carlo Calenda, molto critico nei suoi confronti. “Sono gesti simbolici, per carità, ma danno l’idea di un partito vicino alla gente che soffre e che è disposto a difendere i valori della Costituzione e della legalità fino in fondo. Questa battaglia è servita a rimettere al centro della linea politica sull’immigrazione il tema dei diritti umani e della loro difesa, in Libia oltre che nel nostro paese, dove non dovrebbe essere necessario farlo anche se ormai lo è diventato”.

 

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Insomma, sottolinea, Orfini, “abbiamo dimostrato che il Pd può essere percepito come un’alternativa rispetto a Salvini. Avevamo smesso di farlo. Avevamo smesso di fare una battaglia, prima culturale che politica, per metterci controvento e sfidare lo spirito del tempo e provare a cambiarlo”. Dunque condivide il contenuto della lettera di Matteo Renzi inviata ieri a Repubblica? “Diciamo che Renzi condivide adesso quello che dicevo io nel 2017. Nel complesso la sua lettera è condivisibile. Renzi e Letta, l’ho sempre riconosciuto, avevano un’altra linea sull’immigrazione, il cambio c’è stato con il governo Gentiloni”. In quegli anni “eravamo in pochissimi a mettere in discussione quelle scelte, oggi per fortuna larga parte del Pd sembra aver capito che dobbiamo ricominciare da un approccio differente”. In che modo? “L’altro giorno Serraj ha detto che potrebbe valutare la liberazione dei detenuti nei campi, una frase che è stata percepita come un ricatto e io lo trovo agghiacciante, perché di fronte a un’affermazione del genere avrei sfidato il governo. Avrei detto che quelle migliaia di persone contenute nei lager vanno tirate fuori di lì, aprendo dei corridoi umanitari e andandoli a prendere, perché quelle poche migliaia di persone sono gestibili di fronte alla drammatica emergenza in corso. Eppure non l’ha detto nessuno; l’idea che delle persone vengano tirate fuori dai lager non è una buona notizia ma una minaccia. Le pare normale?”.

  

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Ancora oggi Orfini è convinto che le politiche di Marco Minniti sull’immigrazione abbiano spalancato le porte a Salvini. “Capiamoci però: non ho mai personalizzato su un singolo, anche perché le scelte di Minniti sono state prese dal governo nella sua collegialità e sostenute da un partito senza che nessuno le mettesse in discussione. La questione non è Minniti, ma la politica che il Pd ha portato avanti”. Pd allora guidato da Renzi, non dimentichiamolo. “Quella posizione, secondo cui il tema della sicurezza è legato esclusivamente al tema dell’immigrazione, andava corretta. Specie in un paese come il nostro in cui ci sono mafia e criminalità organizzata. Noi invece di fare argine culturale e politico, abbiamo assecondato questa lettura sbagliata, facendola nostra e cercando di offrire una cura omeopatica. Pur senza gli eccessi della destra, abbiamo provato a governarla secondo quella chiave. Ma la tenuta democratica del paese non è a rischio per l’immigrazione. Non dobbiamo fare a gara a chi ne fa arrivare meno. Anche perché non ci poniamo mai la domanda dove finiscono quelle persone che non arrivano più. Risposta: nei lager. Da troppo tempo ci chiediamo quanti ne arrivano e non da dove e da cosa scappano, che poi era la domanda della sinistra riformista. Da Blair e Clinton a D’Alema e Fassino. Una sinistra che metteva addirittura in conto l’ingerenza umanitaria a difesa dei diritti umani. Noi invece abbiamo abbandonato la strategia del riformismo in politica estera per scegliere di chiudere gli occhi, non considerando imprescindibile la difesa dei diritti umani”.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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Commenti all'articolo

  • verypeoplista

    verypeoplista

    07 Luglio 2019 - 16:20

    Ommini, mezz'ommini, ominicchi, quaquaraquà e ? Quelli che non hanno idee ma dicono di cambiarle.

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  • carlo.trinchi

    06 Luglio 2019 - 10:22

    Orsini guardi che lei non è Gandi. Lei era un giovane turco, cosi vi chiamavano, e, se ben ricordo vicino a D’Alema per poi passare a Renzi e diventare tutto ed il contrario di tutto. Lo stare sempre lì era è il suo essere. Oggi il voltafaccia sui migranti quando un tempo, se ben ricordo, con Renzi difendeva o taceva la suicida linea migratoria delle ong. Lei è il prototipo del politico che dice quello che dice nel momento in cui lo dice poi chissenefrega. Si cambia pensiero e cavallo e lei di cavalli ne ha cambiati dalla sua apparizione politica. Oggi, in un cortocircuito mentale dice che di migranti si può morire, ma lo dice strano, nel senso che potrebbe essere ma anche no. Ma dove potrà mai andare il paese, il PD, con personaggi come lei? Quei migranti Orsini vanno in Libia perché malgrado i pericoli è l’unico punto di entrata per l’Europa non disgraziati acchiappati e seviziati. Il popolo Orsini non li vuole e la volontà popolare va rispettata non presa in giro come fate da anni.

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