La guerra nel Pd sul manifesto Calenda

Renzi su Rep. sconfessa la linea Minniti (e Calenda) sull'immigrazione, mentre Salvati sul Corriere condivide il progetto dell'europarlamentare Pd 

Il manifesto pubblicato da Carlo Calenda sul Foglio lo scorso 1° luglio ha generato un dibattito vivace nel centrosinistra. Un confronto che si è tradotto nella lettera delle ex premier Matteo Renzi a Repubblica e nell’editoriale di Michele Salvati sul Corriere della Sera. Renzi prende le distanze dalla linea rigida di Calenda sull’immigrazione – “i confini aperti non sono un’opzione praticabile”, aveva scritto l’ex ministro – mentre Salvati, ex deputato e tra i fondatori del Pd, auspica la nascita di un soggetto politico liberale, partendo dal manifesto di Calenda sul Foglio.

  

L’analisi di Renzi è che la crisi del Pd sia iniziata per colpa di due scelte sbagliate nell’estate del 2017. In primis, le politiche dell’allora ministro dell’Interno, Marco Minniti, per limitare le partenze dei migranti dalla Libia e, in secondo luogo, la non volontà dell’allora premier, Paolo Gentiloni, di mettere la fiducia sullo ius soli. In quella fase, spiega Renzi, “abbiamo considerato qualche decina di barche che arrivavano in un paese di 60 milioni di abitanti, ‘una minaccia per la democrazia (i migranti sbarcati in Italia sono stati 83 mila da gennaio a giugno 2017, ndr)’”. Per l’ex premier, il Pd “non ha sottovalutato il problema dell’immigrazione ma l’ha sopravvalutato”. Questa polemica si è riaccesa negli ultimi giorni, quando i deputati del Pd alla Camera hanno deciso di non votare il rifinanziamento della missione di assistenza alla Guardia costiera libica come segno di rottura dalla linea Minniti. Nella lettera a Repubblica, Renzi prende le distanze dall’ex ministro dell’Interno, ma critica indirettamente anche la linea espressa da Carlo Calenda nel suo manifesto. “Il presidio dei confini è elemento costitutivo dello stato – ha scritto Calenda – e non può essere abbandonato in nome di un generico altruismo”.

 

Per quanto riguarda lo ius soli, il governo Gentiloni si rifiutò di mettere la fiducia sulla legge controversa che avrebbe reso più facile ottenere la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati. “Non abbiamo avuto il coraggio di mettere la fiducia come sulle unioni civili”, scrive Renzi, che all’epoca era segretario del Pd. Nel 2017, i dubbi di Alfano, leader di Nuovo centrodestra e alleato del Pd al governo, convinsero Gentiloni a desistere, per evitare di essere sfiduciato al Senato, dove il Pd non aveva la maggioranza assoluta.

 

Salvati non interviene direttamente nella polemica sull’immigrazione, ma auspica la nascita di un nuovo soggetto liberale sul modello Calenda. “Il manifesto (dell’ex ministro pubblicato sul Foglio, ndr) – scrive Salvati – illustra una risposta realistica e liberale ai timori crescenti dei nostri cittadini”. Per l’ex deputato, si è sviluppato un divario troppo netto tra la sinistra tradizionale e la corrente riformista del Pd, di cui Calenda è uno dei leader più autorevoli. Il Partito democratico non riesce a dare risposte su una varietà di temi – dall'immigrazione alle politiche sul lavoro – e quindi Salvati auspica la nascita di “un nuovo movimento politico… del tutto indipendente dai vecchi partiti non populisti, dal Pd a Forza Italia”.

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