cerca

La guerra nel Pd sul manifesto Calenda

Renzi su Rep. sconfessa la linea Minniti (e Calenda) sull'immigrazione, mentre Salvati sul Corriere condivide il progetto dell'europarlamentare Pd 

5 Luglio 2019 alle 15:05

La guerra nel Pd sul manifesto Calenda

Renzi e Calenda insieme sul palco (Foto LaPresse)

Il manifesto pubblicato da Carlo Calenda sul Foglio lo scorso 1° luglio ha generato un dibattito vivace nel centrosinistra. Un confronto che si è tradotto nella lettera delle ex premier Matteo Renzi a Repubblica e nell’editoriale di Michele Salvati sul Corriere della Sera. Renzi prende le distanze dalla linea rigida di Calenda sull’immigrazione – “i confini aperti non sono un’opzione praticabile”, aveva scritto l’ex ministro – mentre Salvati, ex deputato e tra i fondatori del Pd, auspica la nascita di un soggetto politico liberale, partendo dal manifesto di Calenda sul Foglio.

  

L’analisi di Renzi è che la crisi del Pd sia iniziata per colpa di due scelte sbagliate nell’estate del 2017. In primis, le politiche dell’allora ministro dell’Interno, Marco Minniti, per limitare le partenze dei migranti dalla Libia e, in secondo luogo, la non volontà dell’allora premier, Paolo Gentiloni, di mettere la fiducia sullo ius soli. In quella fase, spiega Renzi, “abbiamo considerato qualche decina di barche che arrivavano in un paese di 60 milioni di abitanti, ‘una minaccia per la democrazia (i migranti sbarcati in Italia sono stati 83 mila da gennaio a giugno 2017, ndr)’”. Per l’ex premier, il Pd “non ha sottovalutato il problema dell’immigrazione ma l’ha sopravvalutato”. Questa polemica si è riaccesa negli ultimi giorni, quando i deputati del Pd alla Camera hanno deciso di non votare il rifinanziamento della missione di assistenza alla Guardia costiera libica come segno di rottura dalla linea Minniti. Nella lettera a Repubblica, Renzi prende le distanze dall’ex ministro dell’Interno, ma critica indirettamente anche la linea espressa da Carlo Calenda nel suo manifesto. “Il presidio dei confini è elemento costitutivo dello stato – ha scritto Calenda – e non può essere abbandonato in nome di un generico altruismo”.

 

Per quanto riguarda lo ius soli, il governo Gentiloni si rifiutò di mettere la fiducia sulla legge controversa che avrebbe reso più facile ottenere la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati. “Non abbiamo avuto il coraggio di mettere la fiducia come sulle unioni civili”, scrive Renzi, che all’epoca era segretario del Pd. Nel 2017, i dubbi di Alfano, leader di Nuovo centrodestra e alleato del Pd al governo, convinsero Gentiloni a desistere, per evitare di essere sfiduciato al Senato, dove il Pd non aveva la maggioranza assoluta.

 

Salvati non interviene direttamente nella polemica sull’immigrazione, ma auspica la nascita di un nuovo soggetto liberale sul modello Calenda. “Il manifesto (dell’ex ministro pubblicato sul Foglio, ndr) – scrive Salvati – illustra una risposta realistica e liberale ai timori crescenti dei nostri cittadini”. Per l’ex deputato, si è sviluppato un divario troppo netto tra la sinistra tradizionale e la corrente riformista del Pd, di cui Calenda è uno dei leader più autorevoli. Il Partito democratico non riesce a dare risposte su una varietà di temi – dall'immigrazione alle politiche sul lavoro – e quindi Salvati auspica la nascita di “un nuovo movimento politico… del tutto indipendente dai vecchi partiti non populisti, dal Pd a Forza Italia”.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    06 Luglio 2019 - 21:09

    Caro Cerasa, ce la facciamo a uscire dal carpe diem e dalle sue personalizzazioni? Separare lo scontro “politico” da quello “culturale” è un escamotage dialettico, La globalizzazione è la visione culturale di un liberismo internazionale. Come culturale è quella di un collettivismo internazionale. Lo scontro è tra le due culture. Nessuna delle due ha dimostrato, nei millenni, di poter avere valenza universale e ha prodotto “politiche”, cioè come barcamenarsi trai “contrari”. Carlo e Matteo ne sono la riprova e la conferma. Non è possibile altrimenti e, meglio così. Lunga vita a tutti i dibattiti.

    Report

    Rispondi

  • mmondonico

    05 Luglio 2019 - 23:11

    Renzi vuole forse lasciare il PD per passare ad Articolo 1, con d’Alema e Bersani?!?!

    Report

    Rispondi

  • nike13

    05 Luglio 2019 - 19:07

    E' ora che si passi al concreto, il manifesto di Calenda e le considerazioni di Salvati sono elementi sufficienti per partire. Chiudiamo una volta per tutte con i rimasugli ideologici del passato.

    Report

    Rispondi

  • Giovanni

    05 Luglio 2019 - 19:07

    Peccato, Renzi è nel pallone o forse non ricorda più che lui stesso aveva approvato il ministero di Minniti. Risulta chiaro ormai come gli uomini del PD siano ormai in pieno caos mentale. Ad esempio Minniti che si è beccato dai propri compagni di partito le peggiori contumelie che ci sta a fare ancora nel PD. E Calenda, anche lui, cosa spera e cosa ci sta a fare in un partito traballante come il PD odierno? Perchè non fondare un partito socialdemocratico che colleghi il cuore al cervello e che intercetti le volontà degli italiani.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

Servizi