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Che cosa c’è dietro il cambio di schema nel Pd sulla Libia e le motovedette

Deputati e senatori decidono di non votare per il rinnovo del sostegno alla missione bilaterale di assistenza alla Guardia costiera libica. La rabbia di Minniti

3 Luglio 2019 alle 20:42

Che cosa c’è dietro il cambio di schema nel Pd sulla Libia e le motovodette

Marco Minniti (foto LaPresse)

Roma. Il Pd, ripetono i suoi parlamentari, “ritrova l’unità” sulle missioni internazionali in Libia. Ieri, dopo giorni e giorni di discussione, deputati e senatori hanno raggiunto un accordo e hanno scelto – con un documento approvato all’unanimità – di non votare per il rinnovo del sostegno alla missione bilaterale di assistenza alla Guardia costiera della Marina militare libica, una delle quattro missioni internazionali sulla Libia di cui ieri si è votata la proroga. Dietro “l’unità” però si nasconde ben altro, come dimostra la visibile arrabbiatura di Marco Minniti, che ha lasciato prima del tempo la riunione mattutina dei parlamentari del Pd. “Mugugnava, sbuffava, si lamentava privatamente con alcuni colleghi deputati”, racconta uno dei presenti.

 

Per la prima volta da quando c’è Zingaretti segretario si è verificata una crepa rilevante nella maggioranza che governa il partito. Per il deputato Fausto Raciti – che insieme a Matteo Orfini e ad altri si è opposto in questi giorni alla linea Gentiloni-Minniti – si tratta soprattutto di un “cambio di schema più che crepa, perché su un punto cruciale dell’agenda politica abbiamo provocato un confronto non strumentale, rispetto al quale gli schemi del congresso sono saltati. Abbiamo offerto – dice Raciti al Foglio – una linea al Pd e a Zingaretti cercando l’unità, più che di provocare una frattura. E’ chiaro che questa scelta, dopo quella sulle motovedette, è una novità sul fronte migrazioni, politica estera e diritti umani”.

 

Resta il fatto che la linea della maggioranza è cambiata: fino a pochi giorni fa, la proposta Orfini era considerata minoritaria, con pochi parlamentari del Pd disposti a votare contro il duo Gentiloni-Minniti. “Una battaglia che avevamo cominciato in pochi e che è divenuta la posizione di tutto il Pd, grazie alla capacità di ascoltarsi che per una volta abbiamo dimostrato”, dice adesso Orfini. “Questa vicenda dimostra una piccola cosa alla quale tengo molto: mai avere paura di discutere tra noi, anche dei temi più spinosi. 
Oggi su questi temi il Pd è un po’ più credibile nella costruzione di un’alternativa a Salvini”. L’arrabbiatura di Minniti è un prezzo che vale la pena pagare? “Abbiamo ribadito le buone ragioni sottese agli accordi presi dal governo Gentiloni e da Minniti”, specifica al Foglio Emanuele Fiano. “E a quel percorso che avrebbe risolto molti dei problemi che sono oggi di fronte a noi, e preso atto della situazione completamente cambiata in Libia, e dell’assenza totale di capacità di proseguire quella strada da parte dell’attuale governo sulla questione, ci siamo trovati uniti nel non poter appoggiare la missione che ci viene riproposta oggi sulle motovedette per la Libia. Tutto il gruppo e il partito si sono ritrovati su questa linea”.

 

In Libia, scrivono i gruppi del Pd di Camera e Senato nel documento, “c’è un’emergenza umanitaria. Le condizioni nei centri di detenzione sono disumane come testimoniato da Unhcr. L’aggravarsi dello scontro militare tra il governo riconosciuto internazionalmente e le truppe di Haftar rende ancora più insicure e preoccupanti le condizioni di civili e migranti. Si contano 650 morti, 2.400 feriti e 90 mila sfollati solo negli ultimi tre mesi. In questa drammatica escalation la responsabilità del governo è enorme”. Per affrontare le “enormi criticità presenti in Libia serve una cornice di riferimento complessiva che promuova il dialogo politico fra i diversi attori, fornisca piena copertura politica alle organizzazioni internazionali più impegnate sul fronte della tutela dei diritti umani, coinvolga i sindaci libici per dare una prospettiva di futuro alle loro comunità con progetti di cooperazione allo sviluppo. Ma sopratutto serve una spinta straordinaria che riapra la prospettiva oggi gravemente compressa di una stabilizzazione della Libia”. Il governo Lega-Cinque stelle, infatti, “ha abbandonato l’approccio integrato e ogni iniziativa politica-diplomatica avviata dagli accordi dei a guida Pd, limitando il proprio intervento in Libia a pochi spot anti-barconi. A questo si è aggiunta la scellerata propaganda riguardo alla chiusura dei porti. L’Italia oggi si trova in uno stato di isolamento preoccupante”. Insomma, osservano Roberto Giachetti e Anna Ascani, “di fronte alla constatazione di una situazione profondamente mutata nello scenario libico, non potevamo rispondere con le medesime soluzioni adottate durante i nostri anni di governo”. Neanche se le propone Minniti.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    04 Luglio 2019 - 09:09

    E meno male che Minniti è del PD. Dallo sfogo di Nanni Moretti sono passati decenni ed il pensiero è sempre lo stesso. Anche qualche faccia. Questi sono personaggi da giritondo. Rendiamocene conto.

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