Salvini ricicla tutto, in Sicilia, sognando una Lega autosufficiente

Valerio Valentini

Alle comunali di domenica, il Truce tenta la corsa solitaria, pensando alle prossime politiche. E sul Carroccio c’è posto per tanti

Roma. Quelli più scettici, nella Lega che fu del nord, malignano che si tratta di “gente che è scesa dal carretto siciliano per salire sul nostro Carroccio”. E però, in ogni caso, in questa operazione Matteo Salvini deve crederci, dal momento che è anche e soprattutto per sostenere i suoi “quattro cavalieri” che ha deciso, con tutte le polemiche del caso, di trascorrere sull’isola il 25 aprile. La lotta alla mafia, certo, l’inaugurazione della questura di Corleone; e però in Sicilia domenica si vota in 34 comuni, e in particolare a Salvini ne interessano quattro. A Caltanissetta, Gela, Mazara del Vallo e Monreale, la Lega presenta propri candidati: aspiranti sindaci con la spilla di Alberto da Giussano, impegnati in sfide che li vedono opporsi anche al resto del centrodestra moderato e che serviranno al ministro dell’Interno per capire se davvero la tentazione di una Lega autosufficiente, anche al sud, è coltivabile.

 

 

Poco importa, dunque, se quasi sempre i portacolori del Carroccio sono persone che al credo leghista si sono convertiti da poco, pochissimo. Del resto, uno degli artefici di questa macchinazione, è lui stesso un neofita: è a Igor Gelarda, consigliere comunale a Palermo eletto nelle file del M5s e poi passato alla Lega nell’agosto scorso, quindi candidato alle europee di maggio, che Stefano Candiani, sottosegretario all’Interno e commissario del partito in Sicilia, ha affidato i gradi di responsabile degli enti locali. “E’ stato proprio lui a convincermi a passare alla Lega, a settembre del 2018”, racconta Giorgio Randazzo, ventinovenne rampante di Mazara del Vallo che ha fatto la sua gavetta politica nel Pdl, come fedelissimo dell’ex finiano Nicola Cristaldi, già presidente dell’Ars e poi sindaco della città per dieci anni sotto le insegne di FdI. “Il partito della Meloni non si è mai strutturato in Sicilia, per questo ho scelto la Lega”, ci dice Randazzo. Il quale in verità, prima di accostarsi al Carroccio, ha fatto in tempo a diventare sostenitore di Nello Musumeci, con cui si è anche candidato – senza fortuna – alle regionali del 2017. Oscar Aiello, invece, pare che la folgorazione l’abbia avuta direttamente sul sacro pratone di Pontida, nel luglio scorso. In ritardo rispetto al suo mentore, l’ex cuffarian-alfaniano Alessandro Pagano, che alla Lega ha aderito nel 2016. Domenica Aiello tenterà di consegnare alla Lega Caltanissetta, anche se giovedì, sul palco allestito per il comizio di Salvini, è sembrato preoccupato più della sua, di vittoria, che non di quella del Carroccio. “Votate me come sindaco e poi, se non potete votare Lega, votatevi un consigliere amico o parente altrove”, ha chiesto ai suoi elettori.

 

Viene invece da Libera, l’associazione antimafia di Don Ciotti non proprio in sintonia con le politiche dell’accoglienza di Salvini, Giuseppe Spata, neo candidato sindaco leghista a Gela, commercialista ed ex boy scout di 42 anni. Giuseppe Romanotto, infine, salviniano lo è dal novembre 2018, quando ha abbandonato il suo gruppo consigliare di centrodestra per aderire alla Lega, che domenica punta su di lui per espugnare Monreale.

  

Tentativi, tutti, dagli esiti incerti. Ma che a Salvini serviranno per pesare il consenso del suo partito in vista di un eventuale ritorno alle urne per le politiche. Il vicepremier la accarezza, eccome, l’idea di correre in solitaria, provando a cannibalizzare l’intero centrodestra. Il problema, però, sono gli uninominali al Sud: lì, senza il sostegno dei notabili di Forza Italia e dintorni, per lui è arduo vincere le sfide maggioritarie. E dunque quel 30-35 per cento di consenso potrebbe valere assai meno dei circa 300 seggi stimati nelle proiezioni arrivate sulla sua scrivania: calcoli, questi, che non tengono conto della squilibrata ripartizione del consenso tra nord e sud. Anche per questo bisogna azzardare, in queste amministrative siciliane. Anche per questo, domenica, in ballo non ci saranno solo una manciata di comuni, ma qualcosa di più.

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