Lucio Greco, neosindaco di Gela (foto Facebook)

Il modello Gela

Marianna Rizzini

Pd e Forza Italia insieme? Sogno o spauracchio? Parla il sindaco eletto nell’ex feudo grillino

Roma. Gli estimatori lo chiamano “l’esperimento” o “il miracolo”. I detrattori, “la cosa inquietante”. Fatto sta che, nella Sicilia dove sette anni fa, per la prima volta, è esploso su grande scala il fenomeno grillino – e per la precisione nella Gela dove l’ex grillino ed ex sindaco Domenico Messinese è stato sfiduciato dopo essere stato espulso dal M5s – è stato ora eletto, alla testa di una lista civica, con circa il 52 per cento dei voti, un sindaco, Lucio Greco, la cui vittoria è il risultato di uno sforzo congiunto di gran parte del Pd e di Forza Italia.

 

E se è vero che in alcuni comuni della Sicilia i Cinque stelle non hanno ceduto il potere alla Lega che pure aveva lanciato un’opa siciliana, è anche vero che, guardando la Sicilia dal continente, c’è chi ha gridato subito al “Nazareno siculo” (risposta del leader della Forza Italia siciliana Gianfranco Miccichè: “Ma quale Nazareno in salsa sicula? Non c’è stato accordo tra Pd e Forza Italia, semplicemente c’è stata convergenza su un nome”). E però “l’esperimento” che ha portato alla vittoria l’avvocato Greco – nella Gela per mesi commissariata e attraversata da polemiche di segno opposto attorno al Petrolchimico e alla riconversione del medesimo in “raffineria verde” – fa ora in qualche modo sognare chi vede nella comunanza di intenti e grande alleanza tra grandi forze di centrosinistra e centrodestra, in una specie di “alleanza repubblicana” alla Calenda, una delle possibili soluzioni all’avanzata dei populisti-sovranisti.

 

Lui, il sindaco neoeletto dopo il ballottaggio contro il leghista Giuseppe Spata, si racconta come un uomo di società civile (proveniente dal centrodestra alfaniano) che ha vinto le elezioni, dice al Foglio, proprio a partire da un “progetto civico” che puntava in un primo momento ad aggregare le energie civiche locali. Soltanto in un secondo momento, dice il sindaco, si è arrivati “a condividerlo con forze che, con grande responsabilità, hanno messo da parte i propri interessi partitici e politici per affrontare il presente e il futuro post-industriale di Gela. E abbiamo avuto una grande risposta dall’elettorato, anche se l’astensione in città è rimasta alta e anche se su questo si dovrà lavorare”.

 

Ora, dice Greco, “a Gela ci aspettiamo altre risposte: quelle delle istituzioni, dei ministeri, dell’Eni: questo è un territorio che ha dato tantissimo al paese, dobbiamo creare le condizioni perché si rialzi dalla crisi che l’ha percorso”. Se si chiede a Greco se c’è, in base alla sua esperienza, una ricetta-esempio da trarre in vista della lotta ai populismi-sovranismi, ricetta magari da esportare su grande scala e sul piano nazionale, Greco risponde citando il suddetto “senso di responsabilità” in nome “di un obiettivo di lungo respiro che ha permesso intanto di arginare la Lega nella città dove i Cinque stelle avevano vinto ma dove i cittadini hanno capito anche che cosa significhi la mancanza di una classe dirigente”. Intanto, dalla Lega, l’ex candidato sindaco e concorrente di Greco Giuseppe Spata dice di aver lottato “contro un’alleanza innaturale come quella tra Partito democratico e Forza Italia, alleanza disconosciuta a livello nazionale anche da Tajani e Zingaretti”.

 

Dal Pd, invece, il parlamentare regionale siciliano Giuseppe Arancio chiama invece “lavoro di squadra” quella che gli avversari definiscono come “innaturale”: “Questo lavoro di squadra ci ha consentito di dare voce alla voglia di partecipazione dei cittadini superando la dialettica degli slogan e della comunicazione social, e i gelesi chiamati alle urne hanno dimostrato come sia possibile lavorare a un’idea di politica che tuteli i valori della democrazia e operi per il bene comune, e hanno rifiutato le idee sovraniste e populiste”. Ma dipende tutto dall’occhio che guarda, e l’occhio del Pd nazionale per ora è rivolto più che altro a una grande alleanza a sinistra (sebbene con un piede al centro), in vista delle Europee. E il “modello Gela”, per ora, viene tenuto lì sul campo come strano oggetto di desiderio (da un lato) e come spauracchio (dall’altro).

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.