Matteo Salvini (foto Imagoeconomica)

I giudici dicono che Salvini non può chiudere i porti

Luca Gambardella

Il Tribunale dei ministri di Catania chiede l'autorizzazione a procedere contro il vicepremier per il caso dei migranti trattenuti sulla Diciotti. Lui sfida i magistrati: "Sono colpevole". E sulla Sea Watch si apre un nuovo contenzioso

“Tre paginette” scritte da “tre signori del tribunale di Catania” a cui mando “un bel bacione e un abbraccio” – parole del ministro dell’Interno Matteo Salvini – riaprono il caso della nave Diciotti, trattenuta lo scorso agosto al porto etneo con a bordo 177 migranti su ordine del Viminale. Il Tribunale dei ministri di Catania contraddice la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura guidata dal pm Carmelo Zuccaro, protagonista di molte battaglie (tutte perse) contro le ong del Mediterraneo, e richiede l’autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti di Salvini. Il reato contestato è quello di sequestro di persona aggravato, e sarà ora il Senato, dove è stato eletto Salvini, a doversi esprimere autorizzando o rigettando la richiesta formulata dai giudici Nicola La Mantia, Paolo Corda e Sandra Levanti, i “tre signori del tribunale di Catania”, appunto.

  

 

Salvini li irride con i consueti toni sferzanti: “Non siamo su scherzi a parte, siamo in Italia. Wanted!”, dice avvicinandosi alla telecamera durante la sua diretta Facebook. “Rischio da 3 a 15 anni. Manco fossi uno spacciatore o uno stupratore”. E  rilancia: “L’articolo 52 della Costituzione italiana dice che la difesa della patria è sacro dovere del cittadino. Per qualcuno no. Per qualcuno un cittadino che difende la patria deve finire in galera”, dice il ministro. “Io non cambio di un centimetro la mia posizione. Se sono stato sequestratore una volta ritenetemi sequestratore anche per i mesi a venire. Non cambio assolutamente idea perché voglio salvare vite, presidiare i confini e difendere il mio paese”.

    

Secondo i giudici, il ministro avrebbe violato le convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare e avrebbe colpevolmente ritardato l’autorizzazione allo sbarco dei 177 migranti, compresi donne e bambini, rimasti a bordo della Diciotti dal 20 al 25 agosto. "Una scelta politica non sindacabile dal giudice penale”, aveva scritto il procuratore di Catania Zuccaro nella sua richiesta di archiviazione del procedimento aperto dal collega di Agrigento, Luigi Patronaggio. Lo scorso ottobre, il Tribunale dei ministri di Palermo si era detto non competente territorialmente per il procedimento a carico del ministro e aveva passato le carte a Catania. In quell’occasione, i giudici palermitani aveva però escluso “l’astratta ipotizzabilità del sequestro di persona”.  

 

Una interpretazione evidentemente non condivisa dai colleghi di Catania, che accusano Salvini di avere “abusato dei suoi poteri” e che ribadiscono, con un procedimento penale, che il ministro non può bloccare l’approdo nei porti italiani anche a navi militari, che i migranti a bordo dovevano essere soccorsi a terra e, soprattutto, che contrariamente alla retorica del ministro dell’Interno in Italia i porti sono aperti. “Sì, lo rivendico, lo confesso, lo ammetto – dice Salvini – Ho bloccato la procedura di sbarco dei migranti. Se questa è una colpa, se questo è un reato allora sono colpevole. E mi dichiaro colpevole di altrettanti reati per i mesi a venire. Preparatevi”.

 

“Mi spavento? No. C’è odio, intolleranza e razzismo nei confronti di chi applica la legge”, incalza il ministro, che dopo la lettura del provvedimento dei giudici mostra la foto di un graffito apparso a Milano con minacce nei suoi confronti.

 

E mentre si attende ora il voto del Senato – dove la maggioranza gialloverde in teoria ha i numeri per opporsi al procedimento penale – nelle stesse ore monta un nuovo caso Sea Watch. La nave umanitaria con a bordo 47 migranti salvati nel Mediterraneo è da sei giorni in attesa di un porto dove sbarcare. Le condizioni meteorologiche sono pessime, “con onde alte fino a sette metri, pioggia e vento gelido”, fa sapere su Twitter l'equipaggio. Per questo, dopo l’ennesimo rifiuto di Malta di autorizzare lo sbarco, la Sea Watch è stata costretta ad avvicinarsi alla Sicilia orientale per trovare riparo dal mare mosso.

   

 

"La nave Ong Sea Watch, che sta navigando verso la Sicilia, avrà da parte del governo italiano, qualora ne avesse bisogno, supporto medico e sanitario”, assicura su Facebook il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio. Che però puntualizza: “Invito a puntare la prua verso Marsiglia e far sbarcare le persone sul suolo francese, anziché aspettare inutilmente nelle acque italiane per giorni”. Intanto Salvini, non fa in tempo a difendersi dalle accuse per la Diciotti che, nella stessa diretta su Facebook rilancia la sua linea dei “porti chiusi” anche per la Sea Watch: “Hanno fatto a gara con la Guardia costiera libica per andare a raccogliere 47 migranti, hanno vagato davanti alla Libia e a Malta senza far nulla e adesso arrivano in Italia. No, nisba, niet, chiuso”.

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it