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Che fare in questa notte troppo lunga e pericolosa

Mancano i capi, ma una maggioranza stufa di minchiate sparate al vento esiste. La civiltà italiana non è solo un retaggio ammutolito dai vocalizzi barbarici e fregnoni dei potenti dell’ultimissima ora

26 Agosto 2018 alle 06:14

Che fare in questa notte troppo lunga e pericolosa

La nave della Guardia costiera Diciotti ormeggiata a Catania con a bordo i migranti (foto LaPresse)

Il comportamento esemplare della Guardia Costiera, tenuta prigioniera con i suoi ospiti di una panzana politica tuìttata da ministri in vacanza, mi fa sperare che gli italiani non siano al fondo truci e ribaldi come i loro provvisori leader che hanno incassato il risentimento e la frustrazione di anni difficili e di un quadro europeo e mondiale imbizzarrito. Vigliacchi, simulatori, perdigiorno, oltre che poeti santi trasvolatori eccetera, gli italiani lo sono: ma truci no. Si può scommettere che nessuno al momento è in grado di organizzare e guidare una maggioranza stufa di minchiate sparate al vento, ma quella maggioranza esiste. Alla fine, come nelle canzoni e nei serial tv, siamo “gente di mare”, perdiamo a volte la rotta e non sappiamo dove andare, però la civiltà italiana non è solo un retaggio ammutolito dai gargarismi e dai vocalizzi barbarici e fregnoni dei potenti dell’ultimissima ora.

 

Il Truce sta esagerando nell’inseguimento di minoranze attive che nei sondaggi promettono un colpo di stato permanente, e quella testolina del suo alter vice pure. Contano sull’uso proditorio di una combinazione politica e elettorale che ha sventrato la classe dirigente, agonizzante, e fa un uso autoritario, comiziale, incostituzionale, delle massime istituzioni. Contano sulla propaganda: sono prontissimi a addossare alla finanza ebraica e tecnocratica una eventuale crisi finanziaria della credibilità italiana in autunno, spingono per una rottura con l’Unione europea e per l’isolamento autarchico in cui credono di poter sguazzare, millantano reddito e tagli delle tasse per tutti con risorse che non ci sono, nazionalizzano l’immaginazione e la coscienza collettive con paroloni e sequestri di competenza e di verità economica e sociale, si ergono a paladini di un paese come non è per costruire il castello di sabbia o la fortezza argillosa del loro potere sul paese fictional composto di vittime e disperati che non hanno da mangiare. Con l’aiuto di una claque chiassosa. Fino a quando?

 

Nessuno può dirlo, la nottata è spessa e senza luna, già ora troppo lunga e pericolosa. Ma rifiutarsi di pensare all’Italia come a una galera di luoghi comuni non è impossibile. L’astuzia della ragione e della storia non sta da una sola parte. L’onda di rigetto ancora non si vede ma si sta formando lentamente. Essere governati da un vicino di casa un po’ coglione non può figurare tra le aspirazioni nazionali nel XXI secolo. E’ contro l’etica e gli interessi, spesso coincidenti nel particulare che è così intimamente nostra prerogativa. La grande delusione è in incubazione. La Baviera del nord senza l’Europa sonnecchia e appassisce, e lo sa. Il sud trova strane risorse per riscattare la libido statalista di tanti, quei tanti che tra l’altro verranno disingannati presto da chi ha preteso di metterli sotto tutela e trasformarli definitivamente in sudditi oziosi. A Roma la spiaggia sul Tevere, deserta, è un monumento all’imbecillità e alla disgrazia incompetente. Mancano i capi di un movimento di protesta e rinculo intelligente, e i capi sono decisivi, la loro credibilità è la chiave di volta di tutto, ma piano piano concetti nemmeno tanto sommari, idee nuove, vecchi lazzi e sberleffi, stanno risalendo la corrente del fiume in piena che ha portato quei detriti e ne ha fatto una montagnola di monnezza.

 

Forse tutto questo non è verosimile, ma tenerlo per vero è la premessa per riuscire a fare qualunque cosa possibile.

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Commenti all'articolo

  • mtferrari

    28 Agosto 2018 - 07:07

    Lorsque l'homme a perdu le sentiment de la pitié il est prèt à tout commettre. Il n'a plus de limite à sa déchéance. Cette perte de pitié n'a pas de lien avec les confusions de la politique, que ce soit les guerres, les révolutions, la pauvreté de l'àme, la pauvreté du corps, la pauvreté des biens ou de leur richesse, La perte du sentiment de la pitié nait dans l'àme de l'individu, qui pour une raison ou une autre, a un sentiment de pouvoir. Ce sentiment de pouvoir appartient à quiconque du plus humble au plus puissant. La perte de la pitié engendre le plus terrible des fléaux. Rien n'est obstacle à la méchanceté subtile, silencieuse, pénétrante, assassinante sous la protection des lois civiles, l'horreur arrive plus écrasante de la mort. La mort devient une délivrance. Mais les ètres sans pitié ne cherchent pas de donner la mort, ils jouissent de l'ètre vivant accablé par leur "sans pitié".

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    27 Agosto 2018 - 17:05

    Caro Ferrara - Sperare che gli italiani possano essere diversi da quello che sono sempre stati, è nobile e legittimo auspicio. Ma non si scappa: Guelfi o Ghibellini. Chi erano i buoni, chi i cattivi? Rovistando in soffitta ho trovato appunti di storia, uno riportava: “Il Nannelli ha detto che l’Unità d’Italia è monca del fatto che non fu coinvolta come soggetto politico, nella Guerra dei Trentanni” Anno 1952, il Nannelli era il professore di storia che ci preparava per la maturità. Non ricordo se ne seguisse una discussione. Ma poiché, specie a chiacchiere non ci siamo mai fatti mancare nulla, non poterebbe essere valutazione plausibile?

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  • stearm

    27 Agosto 2018 - 14:02

    Ad essere ultra-realisti (e forse un pò troppo apocalittici) il sentiero intrapreso dal Paese è quello della disgregazione. Non dimentichiamoci mai che l'Italia è un paese a due velocità. Facciamo conto che si arrivi volenti o nolenti all'uscita dall'Euro, chi ci assicura che l'unità del Paese possa essere garantita? Il debito ridenominato in lire diventerebbe una zavorra insostenibile, anche perchè si rischia di diventare dei pariah sui mercati finanziari. Magari un Nord separatista avrebbe più chances di sopravvivenza. Scenario improbabile, ma non perchè gli italiani non sarebbero capaci di renderlo attuale, visto l'andazzo.

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    • zucconir

      27 Agosto 2018 - 23:11

      La Gran Bretagna, che è un paese ben piu strutturato di noi in ogni senso, non sa come fare per sganciarsi dalla Brexit, a cui l'ha condannata un incauto referendum. Si sta rendendo conto, anche non avendo aderito all'euro, che fuori dall'Europa non c'è futuro. Immaginiamoci cosa ne sarebbe dell'italietta, specie governata da questi geni. Ogni scenario è comunque possibile nel caso. Da un colpo di stato, una secessione del nord, una qualche forma di guerra civile. Da non credere. 70 anni di pace e di benessere, mai conosciuto prima nella storia, a quanto pare ci hanno dato alla testa. Riccardo Zucconi

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  • pipage1

    27 Agosto 2018 - 09:09

    Condivido ogni lettera di questo suo articolo e la ringrazio per averlo scritto cosi bene.

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