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Salvini alla sbarra

Occhio. Sulla Diciotti il ministro va giudicato sul piano politico ma non su quello giudiziario. Parla Carlo Nordio

26 Gennaio 2019 alle 06:07

Salvini alla sbarra

Foto Imagoeconomica

Roma. “Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha agito in nome e per conto del governo, perciò adesso il Parlamento è chiamato di fronte alle sue responsabilità: se esiste una maggioranza, si vada avanti, altrimenti si prenda atto che questo governo non sta in piedi”. All’altro capo del telefono l’ex procuratore aggiunto Carlo Nordio commenta così la decisione del Tribunale dei ministri di Catania. Nel dispositivo licenziato dai magistrati siciliani colpisce un passaggio laddove si legge che il tribunale “non può che procedere”, come se la richiesta di autorizzazione al Senato fosse un atto dovuto. 

 


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Formula bizzarra, non trova? “Il tribunale ha impiegato una litote, un’espressione attenuata, ma quella in oggetto è, senza dubbio, la decisione discrezionale, ancorché legittima, di tre giudici che, in astratto, avrebbero potuto accogliere l’orientamento motivato della locale Procura e archiviare”. Invece il collegio togato chiede di procedere in giudizio nei confronti del vicepremier Salvini accusato di sequestro di persona. In particolare, la motivazione di Catania poggia sul principio che “l’obbligo di salvare la vita in mare costituisce un preciso dovere degli stati”. “Sul piano giuridico si pone un problema insuperabile dacché, nel caso di specie, la vita non c’entra nulla, i naufraghi erano già stati posti in salvo su una nave della marina militare italiana. Va ricordato che in principio la procura di Agrigento aveva ipotizzato l’arresto illegale, fattispecie del tutto infondata in assenza di arrestati. La procura di Palermo ha poi espunto questo capo di imputazione e, dichiarando la propria incompetenza, ha trasferito il fascicolo a Catania con la sola ipotesi di sequestro di persona: esso non minaccia affatto la vita ma la libertà di movimento, competenza esclusiva dello stato e delle sue leggi. I migranti sulla nave Diciotti erano già tecnicamente in territorio italiano, e la libertà di circolazione è disciplinata dalle leggi che conferiscono ai ministeri appropriati la possibilità di imporre vincoli e limitazioni. Pensi a un naufrago affetto da peste bubbonica: è lo stato, e non le norme internazionali, a decidere se vada messo in quarantena”. Si tratta dunque di una scelta politica immune dal sindacato dell’autorità giudiziaria. “La si può ritenere deplorevole sul piano etico o religioso ma resta la decisione politica di un governo legittimo: il ministro Salvini ha agito in nome e per conto dell’esecutivo, con una decisione, si suppone, condivisa con il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli e con il premier Giuseppe Conte”.

 

Il Tribunale dei ministri ha rimesso la palla al Senato, e il ministro Salvini ha fatto sapere che si sottoporrà al voto dell’Aula. “Non vi è motivo perché rinunci all’immunità, la questione adesso è squisitamente politica. Il vicepremier fa bene a chiamare il Parlamento di fronte alle sue responsabilità: esiste o no una maggioranza che sostiene la politica del governo sull’immigrazione? Il numero uno del Viminale non agisce a titolo personale, e nel corso di questi mesi sono affiorate, a più riprese, certe scomode ambiguità tra gli esponenti del M5s. Secondo l’articolo 9 della Legge costituzionale, il comportamento di un ministro, ancorché costituente reato, può non essere perseguito se è stato commesso per proteggere un interesse pubblico superiore. Dunque, i grillini non potranno scaricare la responsabilità sulla magistratura: qui non c’entrano le mazzette ma la condivisione o meno della politica sull’immigrazione. Insomma, la decisione catanese mi sembra un favore fatto a Salvini…”.

 

Trattandosi di un reato ministeriale, il Senato dovrà rispondere non al quesito se sussista o meno una violazione della legge penale ma se Salvini, impedendo lo sbarco della Diciotti, abbia agito o meno nell’interesse dello stato? “Esatto, i nodi verranno al pettine. Se il Senato avallerà l’azione del vicepremier, egli ne uscirà rinforzato. Se invece i grillini smentiranno l’operato del governo di cui fanno parte, il governo cadrà, si andrà probabilmente a votare e forse Salvini ne uscirà rinforzato per il futuro”. Qualcuno ha fatto notare, con malizia, che nel 2016 uno dei tre magistrati ordinò la scarcerazione di due scafisti nordafricani. Complotto. “Per carità, consiglio al ministro di non cedere alla retorica spicciola delle toghe rosse o bianche. Accetti la situazione com’è e vada in Parlamento. L’ora è giunta”.

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Commenti all'articolo

  • valentinab

    26 Gennaio 2019 - 10:10

    Quindi inutile aderire agli accordi internazionali se poi possiamo decidere di fare come ci pare al momento, a seconda di chi sta in parlamento. Non mi sembra che funzioni così il diritto che ho studiato.

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