Carmelo Zuccaro (foto LaPresse)

Perché nessuno, nemmeno i giudici, crede davvero nella condanna di Salvini

Massimo Bordin

Al di là della messa in stato d'accusa del "teorema Zuccaro", quel che conta è la spavalderia del capo del Viminale: “Volete processarmi? Non chiedo di meglio”

A proposito dell’autorizzazione al processo contro il ministro Salvini tutta l’attenzione si concentra sul voto del Senato e le sue possibili varianti tattiche ed è giusto che sia così ma c’è tempo. Intanto qui si resta concentrati su un aspetto extra parlamentare della faccenda, aiutati dagli articoli di Repubblica che anche ieri è tornata a marcare le differenze fra la campagna anti Ong del procuratore catanese Zuccaro e l’iniziativa del Tribunale dei ministri contro Salvini che, si scrive, “rischia di essere la pietra tombale sul teorema Zuccaro”. Può essere ma, per restare nel macabro paragone, il funerale sarà memorabile perché è vero che finora nulla di quanto affermato dalla procura catanese in tema di Ong ha trovato conferme altrove in Sicilia ma è altrettanto vero che ormai da costa a costa l’isola vede le procure impegnate sulla questione.

 

 

E’ relativamente importante che le indagini intendano confutare il teorema Zuccaro e accusare Salvini. L’essenziale è che il tema, il tavolo verrebbe da dire, sia quello apparecchiato dal Viminale e dai media amici. “Volete veramente processarmi? Eccomi, non chiedo di meglio”. Salvini ha pienamente ragione a rallegrarsi sui social, di fronte a una classica alternativa win-win che prevede la sconfitta del nemico attraverso lo scomodo alleato a 5 stelle costretto a rinnegare se stesso oppure un “martirio” solo formale e in compenso assai pagante in termini elettorali. A ben vedere alla sua condanna non punta davvero nessuno. Neanche i giudici, basta leggerli. Una possibile giungla di specchi che in Sicilia non poteva passare inosservata, tanto meno alla magistratura, “buona” e “cattiva” secondo gusti e opinioni, che tutta vi si è avventurata.

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