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“In piazza”. A Firenze Confindustria dice sì all’appello di Nardella

Luigi Salvadori: "Siamo per la crescita e gli investimenti. Ma i messaggi che arrivano dalle istituzioni non mi sembrano né competenti né responsabili”

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13 Dicembre 2018 alle 10:21

“In piazza”. A Firenze Confindustria dice sì all’appello di Nardella

Luigi Salvadori

Roma. “Siamo stati i primi a scendere in piazza per l’aeroporto di Firenze un anno fa, era una protesta in giacca e cravatta. Lo rifaremo”. Luigi Salvadori, presidente di Confindustria Firenze, accoglie l’appello del sindaco Dario Nardella, che ieri sul Foglio ha invitato industriali, sindacati, società civile a farsi sentire contro il governo dei No allo sviluppo e alle infrastrutture. “Sicuramente faremo altre manifestazioni, vogliamo organizzare qualcosa di importante per far vedere che tutta la città e tutta la regione sono unite nel richiedere qualcosa che ci è dovuto”. Insomma, dice Salvadori, “noi sicuramente ci muoviamo attivamente per quanto riguarda crescita, sviluppo e occupazione di Firenze e della Toscana. E il sistema aeroportuale toscano è un elemento cardine e fondamentale per lo sviluppo, la crescita e l’occupazione”. Confindustria Firenze è insomma al fianco delle istituzioni ma, sottolinea Salvadori, si schiera insieme alle altre categorie economiche in difesa di Firenze. “Non consentiremo mai di giocare al ribasso con il futuro delle nostre imprese, dei nostri collaboratori e dei nostri figli. A questo punto deve intervenire la politica. Ci aspettiamo urgenti decisioni e coraggiose e noi, attenzione, riconosciamo il primato della politica”.

 

Tuttavia c’è chi, in politica, “dice cose strane. C’è chi parla di poteri forti. Bene. Se difendere lo sviluppo economico e sociale di questo territorio significa far parte dei poteri forti, allora tutte le categorie economiche sono poteri forti. A Firenze attendiamo una pista il cui primo progetto risale a 68 anni fa. E allora anche in questo caso siamo poteri forti, perché richiediamo che venga attuato un progetto di pista parallela e non un nuovo aeroporto per la città di Firenze e per la regione Toscana”. Il piano dei trasporti, che è di tre anni fa, prevede un sistema aeroportuale toscano, secondo cui Pisa e Firenze sono connessi in un’unica entità ma con funzionalità diverse. “Uno non può essere alternativo all’altro. Hanno due funzioni e due missioni diverse. Chi parla di questi argomenti da un punto di vista politico deve essere competente e responsabile, deve sapere esattamente ciò di cui sta parlando”. Ogni riferimento al ministro dei Trasporti Danilo Toninelli è naturalmente voluto. “Ma i messaggi che arrivano non mi sembrano né competenti né responsabili”. C’è però anche un problema con la Lega, non solo con i Cinque stelle. Secondo Salvadori questi “giochi politici riguardano le elezioni molto vicine, soprattutto quelle regionali. Però posso dirle che quando il sottosegretario ai Trasporti Armando Siri è venuto da noi ha detto con assoluta certezza che sarebbe stata costruita la pista parallela dell’aeroporto. Un’affermazione non sollecitata da noi ma venuta spontanea. Per questo mi sento di dire che la Lega in Toscana è favorevole allo sviluppo infrastrutturale. C’è però un’altra parte della Lega che deve reggere alle pressioni di un certo tipo di elettorato che nega questo tipo di sviluppo”.

 

Per quanto questo sia un “governo del cambiamento”, però, “non può prescindere da alcune scelte del passato che servono a dare continuità economica, a favore di sviluppo e maggior occupazione”. Il modello di riferimento, dice Salvadori, è Milano, una città “internazionale, di grande successo, ben organizzata, con la quale abbiamo una comunione d’intenti sulle tematiche dello sviluppo. Chi l’ha governata, di destra o di sinistra, non ha mai rinnegato determinate decisioni che portavano il bene della città. E’ così che si fa politica, costruendo e non distruggendo. Magari correggendo errori precedenti”. Il governo invece non sembra avere la stessa visione. Per questo serve una reazione che però, avverte Salvadori, deve essere compatta e unitaria. Simile a quella di Torino, dove prima la società civile e poi le categorie economiche si sono ritrovate per dire no al governo dei No. “Non ricordo una così grande mobilitazione di tutto il sistema economico e istituzionale nei confronti di certi atteggiamenti. Ma se siamo arrivati a questo punto è perché ce n’è una reale necessità. Nessuno si diverte a scendere in piazza”.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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