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La bufala del sovranismo che travolge l'Europa

Claudio Cerasa

Isolati, senza alleati, sfiduciati dai mercati e dagli investitori. O si cambia la manovra o a cambiare sarà il governo

Tra le molte bufale presenti nella narrazione truffaldina offerta quotidianamente dai gemelli diversi del populismo italiano – a Babbo Natale più che una lettera bisognerebbe chiedere un aiutino per finanziare le aste dei titoli di stato: ieri il Tesoro in un’asta riservata agli investitori istituzionali ha raccolto cinque miliardi in meno rispetto a quelli che si aspettava, 2,1 anziché 7 – la più spassosa riguarda una favola che Matteo Salvini e Luigi Di Maio raccontano sempre con maggiore frequenza ai propri elettori. Una favola che suona così: ce ne sbattiamo di quello che la Commissione europea ci dice oggi sulla manovra perché con le elezioni europee gli odiosi burocrati di Bruxelles saranno presi a ceppe in faccia dall’imminente ondata populista che da giugno cambierà le coordinate dell’Europa. E’ possibile che nella prossima Commissione e nel prossimo Parlamento il governo del cambiamento possa trovare qualche sponda in più rispetto a oggi, ma per poterlo fare Salvini e Di Maio avranno bisogno di compiere due passi complicati da immaginare: cambiare manovra e cambiare alleanze. Se fosse vera la favola dell’ondata populista pronta a travolgere l’Europa, bisognerebbe fare i conti con una realtà dei fatti che ci dice che i più severi contro la manovra italiana fuori dalle regole sono proprio i partiti considerati amici dai nostri sovranisti alla vaccinara.

 

Il ministro delle Finanze austriaco Hartwig Löger, pezzo da novanta del governo “amico” guidato da Sebastian Kurz, ha detto che “se la manovra non sarà corretta l’Italia corre il rischio di scivolare verso uno scenario greco”. Alice Weidel, leader tedesca del partito “amico” AfD, ha detto che “un’Italia che fa affidamento sul fatto che la Bce annulli i suoi debiti renderà ancora una volta la Germania l’ufficiale pagatore”. Zoltán Kovács, ministro ungherese della Propaganda del governo “amico” di Viktor Orbán, ha detto che “la recente storia del nostro paese insegna che è possibile rilanciare la crescita economica e ridurre la disoccupazione rispettando il Patto di stabilità che tutti abbiamo sottoscritto in Europa”. Dovessero davvero vincere i populisti le elezioni di maggio, i sovranisti italiani rischierebbero di ingaggiare con la nuova Europa degli amici una battaglia più cruenta rispetto a quella ingaggiata oggi con l’Europa dei nemici. Ma ciò che i nostri sovranisti evitano con cura di raccontare è che l’unica remota possibilità che può avere il governo italiano di cambiare le regole dell’Europa, se mai questo governo riuscirà ad arrivare al 26 maggio, è costruire alleanze con gli stessi paesi, dalla Germania alla Francia, considerati oggi nemici del popolo italiano. Anche perché al contrario di quello che si potrebbe credere non esiste un solo indizio capace di far sospettare un boom in Europa dei partiti cugini di Lega e Movimento 5 stelle. E i sondaggi che gli scendiletto di Lega e M5s dimenticano spesso di citare – quella che state per leggere è una media calcolata da Poll of Polls – descrivono una realtà che a oggi ha queste dimensioni: 183 seggi per il Ppe, 141 seggi per il Pse, 73 per l’Alde, 59 per l’Enf di Salvini e Le Pen, 57 per la sinistra estrema di Gue/Ngl, 49 per i Conservatori e Riformisti, 47 per l’Efd di AfD e Movimento 5 stelle, 46 per i Verdi, 41 per i macroniani. Significa che i partiti europeisti, Ppe, Pse, Alde, Verdi, macroniani, da soli superano di gran lunga (sfiorando i 500 seggi) i 376 voti necessari per avere una maggioranza nel Parlamento europeo. Significa che se i populisti-sovranisti non vorranno limitarsi a giocare di rimessa, a fare solo ostruzionismo e a essere isolati come oggi, oltre che cambiare la manovra – e se non la cambieranno difficilmente arriveranno con questo governo alle elezioni europee – dovranno necessariamente cambiare alleati.

 

Non esiste dunque la favola della coesa internazionale sovranista. Non esiste dunque la favola dell’imminente ondata sovranista. Non esiste dunque la favola dei soldi che la Russia sarebbe pronta a stanziare per coprire i buchi creati dai sovranisti italiani. E non esiste neppure la favola dei presunti fondi americani pronti a sostenere la crescita italiana a colpi di investimenti nel nostro paese – da fine settembre, la più grande società di investimento al mondo, BlackRock, ha scelto secondo quanto risulta al Foglio di bloccare ogni nuova operazione in Italia subito dopo una visita fatta da my-friend-Giuseppi-Conte alla sede centrale di BlackRock a New York: Conte aveva assicurato al numero uno della società Larry Fink che mai e poi mai l’Italia avrebbe giocato con il deficit, ma una volta tornato in Italia il premier si è guadagnato la sfiducia di BlackRock facendo l’esatto contrario. Comunque lo vai a guardare, il sovranismo è un boomerang per l’Italia. E il governo populista per sopravvivere alle sue pazzie e alle sue squilibrate alleanze oggi ha solo due scelte: o si cambia in fretta la manovra o a cambiare in fretta alla fine sarà il governo.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.