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Torino oltre la Tav

“La Tav si farà, come Tap e Ilva. Questo è il governo di Peppone e don Camillo”, dice Marco Boglione

10 Novembre 2018 alle 06:13

Torino oltre la Tav

Foto LaPresse

Roma. “La Tav? Non è successo niente. Devono fare l’analisi costi-benefici, e secondo me sarà evidente il beneficio – per i cittadini più che per le merci – mentre i costi sono quelli che sono”. Marco Boglione, patron di BasicNet, società proprietaria, tra gli altri, dei marchi Robe di Kappa, Superga e K-Way, torinese, è un imprenditore che va dritto al punto. Dice che alla fine la Tav – a favore della quale oggi un pezzo di Torino scende in piazza – si farà, come già accaduto con il gasdotto Tap e l’Ilva. “E’ come quando a suo tempo hanno costruito l’autostrada del Sole. Serviva per far viaggiare l’Italia. Torino oggi è come se fosse Barberino, un’uscita autostradale”.

 


Marco Boglione (foto Imagoeconomica)


  

“Torino può dire se è d’accordo o no, rispettando le posizioni politiche rappresentate in Consiglio comunale, ma la Tav non è un problema del Comune. Al massimo della Regione”. Quindi, dice Boglione proseguendo con la metafora, “la Tav è come una strada statale dello Stato-Europa. Bisognerebbe che fosse vissuta come una infrastruttura europea, per i cittadini europei”. Però attenzione, avverte Boglione, la Tav è “solo una delle tante cose che vanno portate sul tavolo” della discussione fra politica, imprenditori, società civile. “E’ un bel tavolone, ci sono tante cose di cui discutere, con calma. Il governo nazionale ha solo chiesto di parlare e di discutere. Poi ha anche dimostrato, con il gasdotto Tap e con l’Ilva, che prima si parla, si discute e poi le cose si fanno”.

 

Quindi i Cinque stelle alla fine si piegano a un principio di realtà? “Direi che hanno una posizione politica, che è stata uno dei filoni del Movimento anche a Torino. Che male c’è?”. Quindi lei condivide la posizione? “Non la condivido, ma condivido il fatto che i politici vogliano affermarne una. E comunque poi, come accaduto con Tap e Ilva, le cose si fanno. D’altronde è il governo ciò che conta, solo quello, non Chiara Appendino”. Si dà insomma troppa importanza alla sindaca e al Comune di Torino? “La Tav riguarda il governo e l’Europa. La super-stazione, quella sì, riguardava Torino, ma è già stata fatta. Ripeto, questa è una infrastruttura europea, importantissima per i cittadini visto che questo dice di essere il governo dei cittadini. Con l’analisi costi-benefici magari si aggiorna il progetto, visto che è di 20 anni fa, mentre il mondo è cambiato, e lo si migliora pure”. Boglione insomma invita a relativizzare i problemi. E le Olimpiadi? “Sono un’occasione persa”. L’imprenditore peraltro era nel “comitato di visione” per portare avanti il progetto olimpico. “Sarebbero state delle Olimpiadi 4.0, riutilizzando le strutture che c’erano già. Non si sarebbe costruito un metro cubo di cemento, al massimo si sarebbe abbattuto qualcosa. C’era peraltro un consenso elevatissimo nella popolazione. Anche Beppe Grillo ha detto che erano una figata. E’ stata però una grande sconfitta e questo dispiace. Ma non per il mancato abbinamento a Milano e Cortina, quella non era un’occasione”. L’occasione vera sarebbe stato farle a Torino, punto: “Sarebbero costate la metà delle altre… Vorrà dire che le faremo un’altra volta”. Ma a Torino che cosa manca? “A Torino manca quello che manca all’Italia, solo un po’ di meno che al resto del paese. E’ una città importante, ma non è una repubblica autonoma. Mi fa piacere che se ne parli, ma Torino ha le sue caratteristiche e fa parte di un contesto più grande. Ha dato tantissimo e ha sofferto, anche prima che diventasse una città industriale. Sta cambiando radicalmente, sta installando un nuovo sistema operativo da vent’anni in un momento difficilissimo per l’economia globale. Ma dal punto di vista industriale Torino è ancora fortissima. Qui ci sono aziende di cui non si parla mai ma sono competitive. E poi non dimentichiamo che la banca più grande d’Italia si trova comunque a Torino”.

 

A Torino sono convinti che il capoluogo lombardo “scippi le cose” all’ex capitale d’Italia. Boglione non è d’accordo: “Milano non ci scippa niente, non ne ha bisogno, quello che hanno se lo sono fatti da soli. Siamo ben collegati ma abbiamo caratteristiche, anche storiche, molto diverse. Penso che una bella e sana competizione sia giusta”. Oggi ci sarà una manifestazione in piazza di chi è a favore della Tav (e non solo) e Boglione dice che certe uscite fanno bene “a tutti, anche a chi non è d’accordo. La novità è che per la prima volta vanno in piazza quelli che di solito venivano contestati da chi ora governa. Per il momento però, per fortuna, non ho visto – e spero di non vederlo proprio – un muro contro muro. In quel caso diventerebbe più difficile negoziare e dialogare”. A Torino e non solo. Sempre per il ragionamento di cui sopra, secondo il quale si dialoga, si parla, poi però le cose alla fine si fanno. Dal Tap all’Ilva. “Questo è un governo in stile Peppone e don Camillo, c’è uno che vuole fare le cose a tutti i costi, l’altro invece le vuole fare solo se vengono fatte bene”. E i compromessi alla fine arrivano. Come sul reddito di cittadinanza, che al presidente di BasicNet non dispiace. “Ho trovato all’interno del governo mediazioni apprezzabili su alcuni argomenti. Da imprenditore, in linea di principio secondo me il reddito di cittadinanza è giustissimo. E’ la famiglia che fa qualcosa per i cittadini nell’interesse dei cittadini e della famiglia stessa”. Certo, bisogna vedere come sarà fatto ma la ‘card’ e l’indicazione dei beni specifici che potranno essere acquistati sono già utili, dice Boglione. “Anche a me verrebbe voglia di iscrivermi e prendere questa tessera, se fossi un giovane. Perché il principio che sta alla base è che c’è uno Stato che pensa ai cittadini e risolve il problema principale di oggi: la gente che non ha da mangiare e rovista nei cassonetti della spazzatura. E’ tutto da vedere se lo faranno bene, con la card, l’accesso limitato ad alcuni beni e facendo lavorare la gente. Oggi tutte queste cose possono avvenire più semplicemente, grazie alla digitalizzazione, a differenza di 15 anni fa”. Boglione conosce bene le possibilità offerte dall’innovazione, visto che la sua BasicNet nasce e si sviluppa come marketplace, esattamente come Amazon (facendo incontrare produttori con possibili distributori). “Ottimista io? Non è che non mi preoccupo mai, ma in questo caso direi che mi preoccupo solo quando non si parla più e non si comunica”. Sicché non si sente di criticare il governo, perché “è in corso una rivoluzione nell’approccio. E la rivoluzione, quindi il cambiamento, è il Dna del progresso, purché ci sia dialogo”. Non ha paura di essere bollato come grillino? “Ma io non sono grillino, anzi. Se le dicessi chi ho votato, butterebbe giù il telefono e non scriverebbe l’intervista. Quindi non glielo dico. Sono un rivoluzionario e se questo vuol dire essere un po’ grillino allora lo sono. Ma io non li ho mai votati”.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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