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“Reagire contro chi blocca l’Italia”. Parla Attilio Fontana

“La prescrizione? Niente compromessi. Le imprese? Vanno ascoltate. Il futuro del governo? Si gioca sull’autonomia. La Tav? Sono vicino a chi manifesta per l’alta velocità”. Intervista col governatore leghista della Lombardia

Claudio Cerasa

Email:

cerasa@ilfoglio.it

8 Novembre 2018 alle 06:08

“Reagire contro chi blocca l’Italia”

Attilio Fontana (foto LaPresse)

Il cambiamento è necessario perché continuare a portare avanti le politiche fatte negli ultimi trent’anni rischia di far morire il nostro paese di inedia. L’Italia ha bisogno di uno choc e credo che ci siano le condizioni per tentare questo choc. Ma il cambiamento deve essere fatto con raziocinio e a volte è necessario fermarsi, ragionare, riflettere e capire che non si può buttare via il bambino con l’acqua sporca. E insieme all’acqua sporca, in alcuni casi, ho l’impressione che...

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  • DBartalesi

    08 Novembre 2018 - 11:11

    Ciò che il governatore della Lombardia dice può non essere condiviso da tutti, ma il punto vero è che le sue parole, le sue idee, riflettono quelle di una parte importante del tessuto sociale della "sua" regione. Dei ceti produttivi, dei lavoratori, degli studenti, che vivono attorno a Milano, ad oggi la città più europea del nostro Paese. E giustamente Fontana rifugge dalla televisione, come anche il sindaco Sala, di un altro partito. Li si vede poco sui media, nelle "plazas de toros" dei vari Giletti, Formigli, Floris. Ciò perchè, sommessamente, praticano ancora la politica delle cose da fare, che nelle trasmissioni citate proprio non c'è più. Troppo narcisismo, dentro e fuori della televisione, nei social. Non idee politiche spiegate che possono far scaturire una convinzione, una fede, ma l'eccitazione per gli insulti di un dibattito gridato per fare audience. Più pornografia che politica. Il cambiamento che vogliamo sta in interviste come questa, in un diverso uso della parola.

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  • stearm

    08 Novembre 2018 - 10:10

    E chi blocca l'Italia? Siamo sicuri che non siano stati trent'anni di amministrazioni leghiste al Nord? E soprattutto, se veramente la Lega avesse avuto a cuore il bene del Paese e delle regioni del Nord, non avrebbe avuto più senso cercare un compromesso con l'ultimo PD, quello di Renzi e Gentiloni? Invece di opporsi a tutto, soprattutto al Referendum, ma anche a tante altre riforme. Sarò l'unico a pensarla così, amen. Ma un imprenditore del Nord che vota Lega non sarà più vicino a un Calenda che a un Toninelli? La Lega ha quindi tradito il suo elettorato? Forse, oppure è proprio la classe produttiva del Nord Italia che preferisce il disastro alla crescita e allo sviluppo. In questo caso infatti votare Lega avrebbe veramente senso.

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  • Giovanni Attinà

    08 Novembre 2018 - 09:09

    A differenza del presidente Attilio Fontana , non sono per niente d'accordo che il futuro dipenda dall'autonomia. Le regioni debbono essere ridimensionate, dopo il grande errore del centrosinistra, imperante Romano Prodi, aveva modificato il TItolo V della Costituzione per dare maggiori poteri alle regioni, per ingraziarsi la Lega.

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