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Sì: il sovranismo è contro il popolo

Claudio Cerasa

Ogni giorno che passa il governo fa perdere un po’ di sovranità al nostro paese. L’avvertimento di Draghi sullo spread dimostra che più l’esecutivo gialloverde è coerente con le proprie promesse meno strumenti avrà per proteggere i cittadini

L’enciclopedia francese Larousse definisce il sovranismo come una dottrina politica che sostiene la preservazione o la ri-acquisizione della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno stato, “in contrapposizione alle istanze e alle politiche delle organizzazioni internazionali e sovranazionali”, e a voler fare i puristi della materia potremmo dire che essere sovranisti significa rompere in modo deciso con le organizzazioni internazionali e sovranazionali per ridare al proprio paese una maggiore libertà.

 

E’ utile rimettere a fuoco oggi la definizione di sovranismo non per fare accademia, ma per provare a segnalare quello che è oggi il più grande, clamoroso e poco esplorato paradosso presente nella strategia politica portata avanti a colpi di spallate da Luigi Di Maio e Matteo Salvini. E il paradosso è questo: più passa il tempo e più risulta evidente che il sovranismo italiano sta facendo perdere ogni giorno un po’ di libertà, e se vogliamo un po’ di sovranità, al nostro paese.

 

Nel corso della magnifica conferenza stampa tenuta ieri da Mario Draghi a Francoforte, il governatore della Bce ha ricordato più volte di essere fiducioso relativamente alla possibilità che il governo italiano possa trovare una soluzione con la Commissione europea sulla manovra – anche se ieri il ministro Savona ha ribadito che la manovra non verrà cambiata. La fiducia di Draghi è legata a una speranza confessata nel finale della sua conferenza stampa: sono fiducioso semplicemente perché sarebbe la cosa migliore per le famiglie e le imprese italiane.

 

Il ragionamento di Draghi è legato a un punto elementare che riguarda il futuro delle banche italiane. Draghi ha ricordato che in un paese in cui le banche hanno diversi titoli di stato nel proprio portafoglio far alzare lo spread significa intaccare il capitale delle banche, e intaccare il capitale delle banche significa mettere a rischio il futuro delle imprese e delle famiglie italiane. Se un paese si indebita troppo perde sovranità. Se perdi sovranità perdi autonomia. Se perdi autonomia ti esponi alla speculazione. Se ti esponi alla speculazione metti a rischio i risparmi dei tuoi cittadini. E se i risparmi dei cittadini vengono messi a rischio per questioni legate alle politiche fiscali, e non monetarie, chi si occupa come la Bce di politiche monetarie non può fare nulla per salvarti.

 

La Banca centrale europea, ha ricordato ieri Mario Draghi, a gennaio smetterà di acquistare nuovi titoli di stato dei paesi dell’Eurozona, e se da gennaio in poi ci saranno paesi che avranno bisogno di un aiuto aggiuntivo per tenere a bada il proprio spread, quei paesi potranno chiedere alla Bce di attivare uno strumento che si chiama Omt, a condizione però che quei paesi rispettino le regole europee. In altre parole, più i sovranisti saranno coerenti con le loro promesse e meno strumenti avranno per proteggere i propri cittadini nel caso in cui le promesse dovessero generare tempeste finanziarie.

 

La storia dell’Omt può sembrare solo un passaggio tecnico ma approfondire quell’opzione ci permette di capire esattamente la portata e forse la direzione della politica sovranista. Le entità sovranazionali come l’Unione europea si sorreggono su un patto esplicito tra i paesi membri che funziona più o meno così. Vale per l’economia, vale per la sicurezza, vale per il terrorismo, un giorno forse varrà anche per la difesa, per le banche e per l’immigrazione: io, stato membro, delego a un’istituzione sovranazionale un pizzico della mia sovranità per dare la possibilità a quell’istituzione di offrirmi una protezione che da solo non avrei la forza di garantire al mio popolo. Una volta che il sovranista sceglie di rifiutare questa logica, il sovranista ha di fronte a sé due strade.

 

Prima strada: sperare che le istituzioni sovranazionali si adattino al nuovo corso di una nazione accettando che le regole che tutti devono rispettare non vengano rispettate da qualcuno.

 

Seconda strada: sperare che l’impossibile adattamento al nuovo corso da parte delle istituzioni sovranazionali permetta di rompere per sempre con le istituzioni sovranazionali.

 

Nella prima bozza di contratto di governo, Salvini e Di Maio avevano promesso di voler fare di tutto per “introdurre nei trattati una clausola che permetta l’uscita dei paesi membri dall’euro in caso di richiesta popolare”. Il passaggio è stato poi cancellato ma la verità è che un sovranista che vuole rompere il patto di fiducia con l’Europa alla fine non può che tentare l’unica strada possibile per essere coerente con il proprio messaggio sfascista: eliminare il debito dall’estero, iniziare a stampare la propria moneta e fingere di rendere i propri elettori padroni del proprio destino proprio nello stesso istante in cui gli stanno togliendo ogni giorno un pezzo della loro libertà.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.