"Within our mandate". Le tre parole di Draghi che spiegano perché non sarà la Bce a salvare l'Italia

Luciano Capone

L’Eurotower può fare “whatever it takes”, ma “nei limiti del mandato”: non può finanziare deficit e debiti insostenibili

Roma. L’Italia si sta autoinfliggendo una crisi da manuale. Il governo ha presentato una manovra insostenibile, con previsioni irrealistiche, bocciata ieri dalla Commissione europea e prima dalle agenzie di rating, dalle istituzioni internazionali, dagli organismi indipendenti nazionali e soprattutto dal mercato, come si può vedere dall’impennata dello spread. Per sfuggire a questa crisi autoindotta, dopo aver invocato improbabili salvatori come Trump, Putin, la Cina e adesso – pare – persino l’India, l’esecutivo gialloverde sembra fare totale affidamento sulla Bce. “Ho visto che lo spread è a 300 punti – ha dichiarato il ministro degli Affari europei Paolo Savona – e sono convinto che Mario Draghi stia intervenendo”. In sintesi: l’Italia sta andando contro un iceberg e il governo non solo non intende virare, ma aumenta la velocità di navigazione pretendendo che sia la Bce a spostare l’iceberg per evitare l’impatto.

  

   

C’è la convinzione che di fronte all’emergenza Mario Draghi farà “whatever it takes” per preservare l’euro. Chi davvero ritiene credibile questa strategia suicida farebbe meglio a riascoltare lo storico discorso che il presidente della Bce fece il 26 luglio del 2012 alla Global investment conference di Londra. Prima del celebre “whatever it takes”, Draghi pronunciò (per due volte) altre tre parole che nessuno ricorda: “Within our mandate”. Ovvero: all’interno del mandato della Bce. Quelle tre parole (“Within our mandate”) sono una premessa fondamentale, come ha ricordato recentemente Lorenzo Bini Smaghi, a lungo membro del comitato esecutivo della Bce, commentando il documento che propone una riforma dell’Europa scritto da Savona e inviato dal governo a Bruxelles. 

 

“Cosa vogliono dire queste parole? – ha ricordato Bini Smaghi in un recente seminario, organizzato dalla fondazione Astrid, dove era presente anche Savona – Che il ruolo della Banca centrale è di far fronte a crisi di liquidità, non di solvibilità di uno stato. In altre parole, la Banca centrale può intervenire per contrastare rischi di contagio, ma non per finanziare una dinamica insostenibile del debito”. Insomma, in queste condizioni in cui un governo decide deliberatamente di deviare dalle regole europee, la Bce non può fare assolutamente nulla. L’unico strumento utilizzabile, l’Omt (Outright monetary transactions) – e cioè il cosiddetto bazooka antispread introdotto con il “Whatever it takes” – presuppone la firma di un memorandum con l’Eurogruppo, ovvero la rinuncia alla propria politica economica. Ma se il governo intendesse rinunciare alla manovra in deficit non ci sarebbe alcun bisogno dell’Omt. La politica di Di Maio e Salvini – e questo è il paradosso – è ciò che al contempo richiede e impedisce l’intervento della Bce.

 

È evidente che invocare l’aiuto risolutivo di Draghi, come se fosse il padrone assoluto dell’Eurotower e non il presidente di un organismo collegiale con limiti statutari, è come gettare benzina sul fuoco. Significa comunicare ai mercati che la finanza pubblica italiana è completamente fuori dal controllo del governo e che l’unico modo per rendere sostenibile il debito è l’intervento di un’istituzione che non ha poteri per farlo. E’ l’opposto del messaggio del premier Conte e del ministro dell’Economia Tria che affermano, tra lo scetticismo di molti, che la legge di Bilancio è sostenibile: deve solo essere spiegata al mercato. Il pensiero del ministro Savona, messo per iscritto nel documento inviato a Bruxelles, viene diffuso in maniera meno formale e più romanesca da personaggi a lui vicini: “Draghi nel momento del maggior bisogno tira la mano indietro? Non credo proprio. Sicuramente si inventerà qualcosa!”, è il sofisticato ragionamento del suo allievo Antonio Maria Rinaldi.

 

La verità è che Draghi non si inventerà niente. Tra l’altro questa idea rievoca negli investitori la bozza di “contratto di governo” che a maggio ha fatto impennare lo spread: allora c’era la richiesta alla Bce di cancellare 250 miliardi di Btp, ora di intervenire con l’acquisto illimitato di titoli di stato. Non è chiaro se dietro questa strategia ci sia completa inconsapevolezza delle regole europee o piena volontà di cercare un incidente che spinga l’Italia fuori dall’euro. “Mi domando se non si sia esagerato nel testare il limite dell’intelligenza dei partner europei”, dice Bini Smaghi commentando la proposta di Savona. Ma forse il test non è sugli interlocutori europei, bensì sugli elettori e sui risparmiatori italiani.

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali