Genitore 1 e 2 è orrendo, Truce ha ragione, ahinoi

Giuliano Ferrara

Salvini non è in grado di spiegare con decenza la sua posizione ma Genitore 1 e Genitore 2 è una dicitura anagrafica scema, corriva, modaiola, intrisa della peggiore ideologia antifamiliare. Chiaro?

Parlo bene di una cosa che vuole fare il Truce, so che la farà maluccio, e per ragioni strumentali, con boria e senza toni sensibili, ma la farà, probabilmente, e ex malo bonum, qualche volta succede. Genitore 1 e Genitore 2 è una dicitura anagrafica scema, corriva, modaiola, intrisa della peggiore ideologia antifamiliare, i numeri al posto di paternità o maternità sono il prodotto arido e insieme melenso (che c’è di peggio?) di una rivoluzione oscurantista, la famiglia che trasforma in un atto di faustismo genetico egoista il dono della generazione, e inevitabilmente lo rende “cosa” e lo commercializza, quale che sia la quantità possibile di amore e di tenerezza erogati da due maschi o da due femmine a un figlio e viceversa. Amore e famiglia non sono la stessa cosa, prima o poi ce ne renderemo conto. La differenza sessuale nella famiglia è importante, e non mi va nemmeno di stare a discutere il perché, non ho tempo da perdere. La faccenda, visto che in linea di fatto l’ideologia del gender ha vinto e una definizione anagrafica è parte della tutela dei minori, si può facilmente risolvere con la dicitura padre e padre o madre e madre, un asterisco spiegherà che si tratta di un’unione civile omosessuale. Ma Genitore o Progenitore con numero accluso è un’aberrazione linguistica, un cattivo segno.

 

E’ dubbio che il Truce sappia spiegare il suo punto di vista con la calma e la persuasiva delicatezza delle cose che contano anche nella politica o nella vita pubblica e comunitaria, più facile che ricorra al rosario, al vangelo, al buonsenso comiziante diffuso, cose che non dovrebbero essere confuse in una impalcatura verbale troppo semplice e che può apparire brutale. Più facile che il ripristino della dizione paterna e materna, con asterisco, diventi materia di scontro fra contrattisti, pensate un po’, tra falsi progressisti e falsi conservatori annidati in una maggioranza capace di fare scempio dell’una e dell’altra attitudine.

 

La cosiddetta difesa della famiglia naturale, e di un ordine della filiazione e dell’eros legato alla bella idea di una società libera e aperta ma non sfrangiata e illusionista nel suo accanito relativismo etico, è una tragicommedia in due atti. Il primo atto, finito con la Renuntiatio di Benedetto XVI, era ispirato dall’illuminismo cristiano di un Papa teologo di ceppo antico europeo che indicava con maestria e gentilezza l’esistenza di una linea di confine, di una linea d’ombra, che divide la giovinezza del mondo dal suo decrepito declino nella giostra dell’io e delle sue voglie. Dopo è cominciato il secondo atto, e mentre dilagava la sorda accettazione di tutte le possibili conseguenze morali dell’aborto, della pianificazione procreativa, dell’uso sciatto delle tecniche di contraccezione, come di quelle di procreazione medicalizzata, non importa in quale utero e non importa con quale seme né con quali mezzi di scambio, ecco che perde una voce decisiva la vecchia rivolta laica e responsabile, in alleanza con una fede capace di parola nello spazio pubblico, concepita con amore e per l’amore, ma contro il narcisismo di massa del diritto al figlio e al figlio sano e a chissà cos’altro si nota con il Papa pastore e gesuita una diminuita attenzione della chiesa cattolica al tema e una pertinace necessità di renderlo marginale, affidarlo a mani inesperte o grossolane, in un presunto ritorno evangelico che è dentro gli schemi di banalizzazione e socializzazione del vangelo ai margini dei quali si muovono tipi umani e politici come il Truce.

 

Una riemergenza del solare, dell’evidente, del chiaro e del distinto, è di là da venire, il secondo atto sarà tutto un offendersi e militare dalle due parti per ragioni faziose e poco ispirate alla verità della cosa, e il terzo atto tarderà, l’intervallo in attesa di una rivoluzione dell’ironia, della modestia irrefragabile della verità, sarà piuttosto lungo. Forse incasseremo una correzione burocratico linguistica necessaria e decente, ma ci vuol altro.

  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.