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Genitore 1 e 2 è orrendo, Truce ha ragione, ahinoi

Salvini non è in grado di spiegare con decenza la sua posizione ma Genitore 1 e Genitore 2 è una dicitura anagrafica scema, corriva, modaiola, intrisa della peggiore ideologia antifamiliare. Chiaro?

12 Agosto 2018 alle 06:00

Genitore 1 e 2 è orrendo, Truce ha ragione, ahinoi

Foto Pixabay

Parlo bene di una cosa che vuole fare il Truce, so che la farà maluccio, e per ragioni strumentali, con boria e senza toni sensibili, ma la farà, probabilmente, e ex malo bonum, qualche volta succede. Genitore 1 e Genitore 2 è una dicitura anagrafica scema, corriva, modaiola, intrisa della peggiore ideologia antifamiliare, i numeri al posto di paternità o maternità sono il prodotto arido e insieme melenso (che c’è di peggio?) di una rivoluzione oscurantista, la famiglia che trasforma in un atto di faustismo genetico egoista il dono della generazione, e inevitabilmente lo rende “cosa” e lo commercializza, quale che sia la quantità possibile di amore e di tenerezza erogati da due maschi o da due femmine a un figlio e viceversa. Amore e famiglia non sono la stessa cosa, prima o poi ce ne renderemo conto. La differenza sessuale nella famiglia è importante, e non mi va nemmeno di stare a discutere il perché, non ho tempo da perdere. La faccenda, visto che in linea di fatto l’ideologia del gender ha vinto e una definizione anagrafica è parte della tutela dei minori, si può facilmente risolvere con la dicitura padre e padre o madre e madre, un asterisco spiegherà che si tratta di un’unione civile omosessuale. Ma Genitore o Progenitore con numero accluso è un’aberrazione linguistica, un cattivo segno.

 

E’ dubbio che il Truce sappia spiegare il suo punto di vista con la calma e la persuasiva delicatezza delle cose che contano anche nella politica o nella vita pubblica e comunitaria, più facile che ricorra al rosario, al vangelo, al buonsenso comiziante diffuso, cose che non dovrebbero essere confuse in una impalcatura verbale troppo semplice e che può apparire brutale. Più facile che il ripristino della dizione paterna e materna, con asterisco, diventi materia di scontro fra contrattisti, pensate un po’, tra falsi progressisti e falsi conservatori annidati in una maggioranza capace di fare scempio dell’una e dell’altra attitudine.

 

La cosiddetta difesa della famiglia naturale, e di un ordine della filiazione e dell’eros legato alla bella idea di una società libera e aperta ma non sfrangiata e illusionista nel suo accanito relativismo etico, è una tragicommedia in due atti. Il primo atto, finito con la Renuntiatio di Benedetto XVI, era ispirato dall’illuminismo cristiano di un Papa teologo di ceppo antico europeo che indicava con maestria e gentilezza l’esistenza di una linea di confine, di una linea d’ombra, che divide la giovinezza del mondo dal suo decrepito declino nella giostra dell’io e delle sue voglie. Dopo è cominciato il secondo atto, e mentre dilagava la sorda accettazione di tutte le possibili conseguenze morali dell’aborto, della pianificazione procreativa, dell’uso sciatto delle tecniche di contraccezione, come di quelle di procreazione medicalizzata, non importa in quale utero e non importa con quale seme né con quali mezzi di scambio, ecco che perde una voce decisiva la vecchia rivolta laica e responsabile, in alleanza con una fede capace di parola nello spazio pubblico, concepita con amore e per l’amore, ma contro il narcisismo di massa del diritto al figlio e al figlio sano e a chissà cos’altro si nota con il Papa pastore e gesuita una diminuita attenzione della chiesa cattolica al tema e una pertinace necessità di renderlo marginale, affidarlo a mani inesperte o grossolane, in un presunto ritorno evangelico che è dentro gli schemi di banalizzazione e socializzazione del vangelo ai margini dei quali si muovono tipi umani e politici come il Truce.

 

Una riemergenza del solare, dell’evidente, del chiaro e del distinto, è di là da venire, il secondo atto sarà tutto un offendersi e militare dalle due parti per ragioni faziose e poco ispirate alla verità della cosa, e il terzo atto tarderà, l’intervallo in attesa di una rivoluzione dell’ironia, della modestia irrefragabile della verità, sarà piuttosto lungo. Forse incasseremo una correzione burocratico linguistica necessaria e decente, ma ci vuol altro.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    12 Agosto 2018 - 23:11

    “Ma ci vuole altro”, assioma che condivido. Il Congresso di Vienna e decisioni annesse, sono stati gli incubatori degli accaduti sfociati in due guerre mondiali. Restaurare non expedit. Yalta e Postdam hanno retto sul terrore del nucleare e sul mondo diviso tra due super potenze. Finita quella divisione resta solo il deterrente nucleare. Restaurare è impossibile. Le varianti decisive per gli equilibri geopolitici sono state quelle di natura economica e culturale venute alle mani. Hanno liberato tutti i rancori, i desideri di vendetta, le tendenze egoistiche della società e della cultura. Gli idealismi del multiculturalismo, di un’Europa politicamente compatta e, la profusione ad libitum della libertà senza responsabilità, hanno fallito. Anche perché, pur non potendo vivere senza ideali, gli stessi non possono cambiare la natura dell’uomo: ”L’atomo opaco del Male” L’altro, come Rinascimento culturale è affascinante. Ma è progetto generazionale. Tattica intelligente, pensaci tu.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    12 Agosto 2018 - 18:06

    Caro Ferrara .- A volte ho la sensazione, non dico sia giusta, che lei, per un insieme di motivi consci e inconsci, non abbia piena contezza della potenza e dell’influenza mostruosa sui costumi e sugli acefali sentire diffusi, dello sfascismo nichilista, del contra vitam, che genitore 1 e 2 , rappresentano. Cioè, la contezza c’è, ma, ahi noi, non piace l’unica efficace contromisura: ai briganti dell’1 e del 2, brigante e mezzo, meglio, doppio. Discettare, esegizzare sullo spessore culturale del Salvini brigante e mezzo/doppio, aiuta solo i briganti da combattere: Famiglia Cristiana inclusa. “ex malo bonum, qualche volta succede”, olezza di ammissione a bocca stretta Possibile si privilegino i metodi e l’estetica del sinedrio quando i sinedri sono già stati spazzati via dai briganti del gender? La sua chiusura: “Ma ci vuole altro”, mi ricorda: “Non importa il colore del gatto, basta agguanti e divori i topi.” Concetto culturalmente scandaloso, ma cinicamente, veritiero.

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  • Giovanni

    12 Agosto 2018 - 10:10

    Sono perfettamente d'accordo: Genitore 1 e Genitore 2 è così ottusamente burocratico, spoetizzante e persino disumano da far venir voglia di bruciare il maledetto documento. Bastava mettere ad esempio "Genitori: (Giulio oppure Franca) Rossi e (Amelia oppure Giorgio) Verdi".

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