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L’urgenza del congresso del Pd

Il Pd si divide sulle motovedette in Libia e fa un altro passo verso l’irrilevanza

8 Agosto 2018 alle 06:10

L’urgenza del congresso del Pd

Foto LaPresse

Il lento suicidio del Partito democratico lo si può descrivere raccontando la sua irrilevanza all’interno del dibattito pubblico, descrivendo la sua titubanza a fissare sul calendario una data per la convocazione del congresso oppure raccontando una scena grottesca andata in onda due giorni fa alla Camera nella totale indifferenza degli osservatori.

 

La storia è questa. Il 25 luglio il Senato è chiamato a esprimere il suo voto su un decreto che prevede la cessione alla Libia di dodici motovedette della Guardia costiera e due unità navali della Guardia di finanza. Per governare l’immigrazione è importante migliorare il controllo dei confini da cui partono i migranti e dare alla guardia costiera libica più strumenti per controllare il traffico è una scelta doverosa per un governo che vuole combattere l’immigrazione illegale. Il Senato approva il decreto e lo fa anche con i voti del Partito democratico e le ragioni del sì del Pd riguardano anche l’impossibilità di imporre una discontinuità con quella che in fondo è una linea in continuità con il governo Gentiloni-Minniti. Pochi giorni dopo il decreto arriva alla Camera ma il Pd decide di non confermare la scelta fatta dai colleghi del Senato (!) e chiede ai suoi parlamentari di uscire fuori dall’Aula (!) e di non esprimersi sul decreto. Il segretario del Pd Maurizio Martina gioisce affermando che sulle motovedette sono stati “respinti tutti i nostri emendamenti sul potenziamento immediato delle attività di rispetto dei diritti umani in Libia”, ma nel gioire e nel festeggiare forse non si rende conto di quello che è successo. Il gruppo dirigente del partito d’opposizione più importante d’Italia ha dimostrato di non saper governare i suoi gruppi parlamentari e ha dimostrato di aver scelto la rimozione del passato per provare a scrivere una nuova storia (poteva andare anche peggio: il Pd poteva persino dividersi in Aula).

 

Sulla questione di merito c’è poco da dire (voler sostituire la linea Minniti con la linea Saviano è come voler sostituire uno smartphone con un telefono a gettoni) ma sulla questione politica qualcosa da dire c’è: un’opposizione che non riesce a convincere i propri dirigenti sulla bontà della propria linea non si capisce come possa pensare di convincere il paese sulla bontà delle proprie posizioni. E un’opposizione che invece che parlare al paese parla solo alla propria pancia ha urgentemente bisogno di un congresso, per risparmiarci i mini congressi quotidiani. Sveglia.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    08 Agosto 2018 - 10:10

    Tanto per restare sul concreto, caro e stimato direttore, non le sarà sfuggito che qualche dirigente locale del Pd in aree per decenni a solida maggioranza rossa, dopo il recente disastro elettorale spiego’ che la flessione elettorale andava spiegata pure consultando i registri anagrafici, ovvero prendendo atto che molti dei vecchi e gloriosi compagni comunisti erano purtroppo passati a miglior vita.

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  • giantrombetta

    08 Agosto 2018 - 10:10

    Cari e stimati amici del Foglio, considerate le premesse credo sia ragionevole prevedere che il prossimo congresso del Pd sarà l’ultimo atto del suicidio. O dell’eutanasia cui pure si sia rassegnata gran parte della sua attuale dirigenza. Non resta che illudersi che dalle ceneri spunti miracolosamente l’araba fenice di qualcosa di nuovo. Scrivo di illusione perché prendo atto, anche leggendovi, che invece c’e’ gran voglia di un ritorno al vecchio. C’e’ piacere anche nelle pratiche di masochismo, ci fu dimostrato.

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