L'urgenza del congresso del Pd

Redazione

Il Pd si divide sulle motovedette in Libia e fa un altro passo verso l’irrilevanza

Il lento suicidio del Partito democratico lo si può descrivere raccontando la sua irrilevanza all’interno del dibattito pubblico, descrivendo la sua titubanza a fissare sul calendario una data per la convocazione del congresso oppure raccontando una scena grottesca andata in onda due giorni fa alla Camera nella totale indifferenza degli osservatori.

 

La storia è questa. Il 25 luglio il Senato è chiamato a esprimere il suo voto su un decreto che prevede la cessione alla Libia di dodici motovedette della Guardia costiera e due unità navali della Guardia di finanza. Per governare l’immigrazione è importante migliorare il controllo dei confini da cui partono i migranti e dare alla guardia costiera libica più strumenti per controllare il traffico è una scelta doverosa per un governo che vuole combattere l’immigrazione illegale. Il Senato approva il decreto e lo fa anche con i voti del Partito democratico e le ragioni del sì del Pd riguardano anche l’impossibilità di imporre una discontinuità con quella che in fondo è una linea in continuità con il governo Gentiloni-Minniti. Pochi giorni dopo il decreto arriva alla Camera ma il Pd decide di non confermare la scelta fatta dai colleghi del Senato (!) e chiede ai suoi parlamentari di uscire fuori dall’Aula (!) e di non esprimersi sul decreto. Il segretario del Pd Maurizio Martina gioisce affermando che sulle motovedette sono stati “respinti tutti i nostri emendamenti sul potenziamento immediato delle attività di rispetto dei diritti umani in Libia”, ma nel gioire e nel festeggiare forse non si rende conto di quello che è successo. Il gruppo dirigente del partito d’opposizione più importante d’Italia ha dimostrato di non saper governare i suoi gruppi parlamentari e ha dimostrato di aver scelto la rimozione del passato per provare a scrivere una nuova storia (poteva andare anche peggio: il Pd poteva persino dividersi in Aula).

 

Sulla questione di merito c’è poco da dire (voler sostituire la linea Minniti con la linea Saviano è come voler sostituire uno smartphone con un telefono a gettoni) ma sulla questione politica qualcosa da dire c’è: un’opposizione che non riesce a convincere i propri dirigenti sulla bontà della propria linea non si capisce come possa pensare di convincere il paese sulla bontà delle proprie posizioni. E un’opposizione che invece che parlare al paese parla solo alla propria pancia ha urgentemente bisogno di un congresso, per risparmiarci i mini congressi quotidiani. Sveglia.