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Il Pd nella corrente

Diario estivo dei democratici, con 50 sfumature di sottocorrenti per anestetizzare il prossimo congresso

10 Agosto 2018 alle 10:01

Il Pd nella corrente

Foto Imagoeconomica

Roma. Il Pd è in una enorme, gigantografica, profonda, perdurante, fase proporzionale. E’ tutto un fiorire di correnti, sottocorrenti, persino dei renziani ormai esistono cinquanta sfumature, perché ci sono quelli favorevoli al partito macronista – a rischio micron – quelli che fuori dal Pd non c’è salvezza, e pure nelle regioni c’è modo e modo di dirsi sostenitori dell’ex segretario e di essere dunque diversamente o integralmente renziani. E siccome ci sono i congressi, regionali e, prima o poi, anche quello nazionale, è tutto un abbondare di candidature, vere, verosimili, presunte, in attesa, in fase di conferma, neanche fossero spedizioni in partenza da Amazon. Venuta giù la diga renziana, chiunque si sente autorizzato ad avanzare sogni e ambizioni, a pesarsi, è l’apoteosi dello strapuntino proporzionale. 

  

C’è Nicola Zingaretti già in campo – per la verità lo è da una decina d’anni – c’è Marco Minniti, tentato da Renzi, Lorenzo Guerini e Andrea Romano (ma l’ex ministro dell’Interno sta ancora cercando di capire dov’è la fregatura), c’è Marco Bentivogli, e anche se lui smentisce un po’ di renziani continuano a sperarci (a luglio ha partecipato all’assemblea nazionale di LibertàEguale a Orvieto), c’è Graziano Delrio che ufficialmente nega, c’è Debora Serracchiani che, forte dei suoi brillanti risultati in Friuli Venezia-Giulia, da mesi s’è già detta disponibile; figurarsi, Serracchiani non è mai soddisfatta del posto che occupa; da parlamentare europea si candidò alla guida della regione, da governatrice uscente si è candidata al parlamento, dal Parlamento ora si potrebbe pure candidare alla guida del Pd. Porte girevoli, istituzionali e politiche. C’è poi Matteo Richetti, che avrebbe voluto subito il congresso e per questo è partito in largo anticipo, ma il rischio è che faccia la fine della sua proposta sui vitalizi: lanciata in anticipo sul futuro spirito dei tempi nella scorsa legislatura, alla fine è stata realizzata dagli (a proposito dell’importanza del momento giusto in politica). C’è in campo, naturalmente, anche Maurizio Martina, attuale segretario del Pd, che ha appena lanciato “Si fa”, “la rete delle buone pratiche del Pd” che però potrebbe essere scambiato per un invito lisergico a farsi per dimenticare: “Un contributo volontario e quotidiano per migliorare la vita di quartiere e di territorio unendo le forze, organizzandole e aprendoci a un impegno concreto dai nostri circoli. Il cambiamento della società in meglio si realizza col contributo di tutti, ciascuno secondo le proprie possibilità. La cura della persona e la cura del territorio sono le grandi aree del nostro impegno, coerenti con i valori di solidarietà, giustizia sociale ed eguaglianza che animano l’impegno politico dei democratici dentro e fuori le istituzioni”. Sicché, alla fine, in tutto questo turbinare di candidature, si conferma vero il teorema di Antonio Funiciello, vergato anni fa su Europa, dove spiegò la differenza fra correnti e filiere: “Le correnti servono. Sono indispensabili. E non c’è niente di male se costruiscono protezione tra i correntisti, purché questi siano legati da un vissuto culturale comune. Le correnti costituiscono naturalmente un sistema di convenienze reciproche fondato su convinzioni condivise. Le filiere, viceversa, costruiscono un sistema di convinzioni fondato su convenienze”.

  

E se le correnti quantomeno esprimono un pensiero e un sostrato politico-ideologico, le filiere servono solo a collezionare tessere per congressi. Peraltro, l’effetto della moltiplicazione delle correnti e dei pesci (i candidati, va da sé) potrebbe depotenziare il voto nei gazebo. Regolamento del Pd alla mano, infatti, se il candidato segretario non raggiunge la maggioranza nei gazebo si procede a spareggio nei primi due in assemblea. Il segretario dunque sarebbe eletto non direttamente dagli iscritti ma dai delegati. Nell’epoca del “direttismo” stravagante c’è chi si potrebbe sbizzarrire non poco contro il segretario “non eletto dal popolo”.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    11 Agosto 2018 - 10:10

    Siamo ai cascami delle cosiddette primarie, alla vigilia di una tragedia che inevitabilmente assume i contorni di una farsa. Dobbiamo parlare al Paese e non agli iscritti ai circoli, dicevano. Al Paese non può che parlare un leader riconoscibile e riconosciuto. E parlare in politica significa esporre idee e programmi seri, chiari, credibili ed appetibili. Senza leader e idee il congresso non può che rivelarsi una pantomima. Non sarebbe male cominciare con il prender atto della realtà, ovvero che chi e’ stato bocciato dagli elettori non può essere promosso dalle combriccole correntizie, pena una nuova e più cocente batosta elettorale. Siamo all’abc della politica e della democrazia rappresentativa, non alla normale di Pisa.

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  • Giovanni

    10 Agosto 2018 - 12:12

    Hanno superato come incasinamento persino la Democrazia Cristiana degli ultimi anni e non si rendono conto del fatto che i residui elettori PD stanno sempre più indirizzandosi verso il movimento di Casaleggio che viene ormai visto sempre più come il vero partito della sinistra. Cosa che penso faccia piacere anche a Salvini che via via sta accaparrandosi gli elettori grillini di destra. Alla fine ci saranno nuovamente due partiti, uno di destra ovvero la Lega con i rimasugli di Forza Italia e FDI e uno di sinistra, i grillotalpa con i rimasugli di PD e Leu. Con una differenza rispetto al passato: ambedue espressione del populismo più becero.

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