La sede della Link Campus University a Roma

Due passi alla festa Link per scoprire la direzione del potere a 5 stelle

Alessandra Sardoni

Tentativi di reclutamento, speranze di cooptazione, speranze sul governo. Reportage dall’università del momento

Roma. Gli ospiti d’onore sono quelli che in realtà insegnano o hanno insegnato altrove: i ministri Giovanni Tria e Paolo Savona, titolari rispettivamente dell’Economia e degli affari europei gialloverdi. E del resto vuoi mettere la soddisfazione di godersi la prima, anticiclica transumanza dal circuito accademico e di potere tradizionale al mondo che qualche bocconiano definisce “parallelo”. Quello che per anni ha cercato spazi in altre università straniere – più est Europa, Russia, Libano meno Harvard o Chicago – altri strati della pubblica amministrazione, altri superstiti di passate legislature, e anche altri abitanti del sottobosco romano. La festa d’estate 2018 della Link Campus University, l’ateneo del sette volte ministro Enzo Scotti e dei suoi soci Pasquale Russo, ingegnere napoletano con un passato in Cgil e Acea e Vanna Fadini, esordio con una pellicceria a Roma, esperta di moda e promozione presso enti pubblici, celebrava, il 10 luglio, a Roma, questo canone inverso. Perfino più dell’approdo governativo in quota cinque stelle dei suoi accademici o dei suoi ex alunni: Elisabetta Trenta, ministra della Difesa caricata di una potenziale dissidenza interna alla maggioranza, Angelo Tofalo sottosegretario nello stesso dicastero già membro pentastellato del Copasir nella passata legislatura, Lorenzo Fioramonti ed Emanuela Del Re rispettivamente sottosegretari all’istruzione e agli esteri.

 

Tutti presenti, fotografati e avvicinati da una moltitudine di ospiti trasversali, impegnati a capire, conoscere, accreditare se stessi e le proprie possibili sopravvivenze. Ad afferrare le liane che Scotti, a lungo sfuggito ai radar di superficie, aveva evidentemente, fortuna o virtù, ben piazzato. Qualcuno aspettava Luigi Di Maio o Danilo Toninelli o Riccardo Fraccaro sostituito dalla sorella Laura, ma sono assenze giustificate e che non tolgono nulla alla soddisfazione con la quale l’ottantacinquenne ex ministro dell’interno raccoglieva, tra le fiaccole della gran serata nella sede tardo cinquecentesca della Link Campus, gli omaggi del caso. Lenitivi dell’immagine di “università degli spioni”, dei legami con figure del Russiagate raccontati nei mesi scorsi da Repubblica e l’Espresso, insieme alle opacità iniziali, al sarcasmo sulle antropologie da navigatori democristiani e scarsa notorietà del personale docente.

 

Nomi, traiettorie, sogni e inviti di gala

 

“Alberto Manenti è arrivato direttamente dalla Libia, pur di esserci”, sottolineava una insider ben informata e assai colpita dalla sollecitudine del direttore dell’Aise, l’ex Sismi: dall’aeroporto al Casale di San Pio V, residenza di campagna del Papa omonimo poi ospizio per ciechi al tempo di Margherita di Savoia offerta in comodato d’uso alla Link Campus dalla Regione Lazio. L’ateneo è da sempre frequentato da apparati e forze armate logico che ce ne fossero molti alla cena di gala e al massimo livello: i generali Claudio Graziano e Salvatore Farina, l’ammiraglio Valter Girardelli capo di stato maggiore della marina. Servizi e attaché della sicurezza sono di casa come docenti e discenti con grande offerta di corsi in cyber sicurezza e altre materie importanti in fatto di intelligence.

 

Ed ecco arrivare fra i primi Franco Frattini ex ministro degli Esteri del governo Berlusconi ed ex presidente del Copasir, considerato la punta di diamante delle faculty e Marco Mayer, già consigliere di Marco Minniti e ugualmente docente Link. “Noi ex democristiani cerchiamo di contribuire alla formazione della classe dirigente”, diceva nei capannelli della festa con un pizzico di autoironia e senso dell’appartenenza Paolo Messa chiamato dal presidente di Leonardo, Gianni De Gennaro, alla testa del Centro studi americani e fondatore del sito Formiche che alla festa ha riservato molte attenzioni: il reportage fotografico di Umberto Pizzi consegna un Gianni Letta eternamente sorridente aggrappato al braccio di Tria. E in altra posa, ugualmente soddisfatta, il fedelissimo ex sottosegretario alla presidenza del consiglio Antonio Catricalà che un legame di amicizia in realtà ce l’ha con il premier Conte. Presenze che disegnano un network di reciproche fedeltà certo non nuovo e molto vigile nei giorni caldi delle nomine. Pezzi di un mondo che tradizionalmente riempie le cronache del sito Dagospia, mondo romano essenzialmente, oggi alla ricerca di luoghi più accessibili rispetto alla Casaleggio Associati o ai filtri degli staff pentastellati. La giornalista Barbara Palombelli e il presidente del Coni Giovanni Malagò e Mario Pescante suo predecessore. Questi ultimi hanno già consolidato i contatti con Scotti e infatti figurano fra i docenti dell’MBA in “Diritto e management dello sport”. Corsi che hanno sommato e non sottratto alla Luiss o ad altri istituti dove ugualmente insegnano. Ma questi nomi non bastano a segnare una continuità estetica con i Cafonal romani delle scorse legislature, nessun sorrentinismo nonostante le presenza di prelati, nessun Gambardella semmai la festa barocca di un potere medio e un po’ smarrito. “E’ la festa di un’università a cinque stelle non del movimento cinque stelle”, sussurrano gli insider dell’ateneo puntando al titolo. Sono forti oggi delle guest star ingaggiate per i nuovi master: Massimo Cacciari, Sabino Cassese, l’ambasciatore Gianpiero Massolo già capo dei servizi esteri, corteggiato dai 5 stelle per la Farnesina o per il ruolo di premier ma non gradito a Matteo Salvini. Così come Giulio Napolitano, figlio del presidente emerito (master in Processi di internazionalizzazione e comunicazione del sistema paese coordinato da Giulia Scotti, figlia di Enzo) che alla festa d’estate non ha rinunciato. Era nata trasversale del resto la Link Campus e in qualche modo lo dimostrano presenze Pd come quella di Marianna Madia (che c’era anche l’anno scorso quando era ministro) o di Gennaro Migliore e dell’ex deputato Khalid Chouaki. E del resto lo stesso Pasquale Russo aveva dato una mano a Enrico Letta nella campagna per le primarie del 2006, ricorda qualcuno. Maurizio Venafro uomo molto vicino a Nicola Zingaretti fa gli onori di casa nell’area vip allestita nel cortile principale e separata dalla zona dei giardini aperta agli studenti, come consigliano le ragioni di sicurezza e i riti del potere. L’opportunità di invitare il governatore del Lazio e candidato alle primarie Pd era stata invece considerata e poi scartata.

 

Conversazioni lievi sul futuro del governo

 

“E pensare che l’anno scorso i grillini non c’erano, c’era solo Emanuela Del Re”, osserva un habitué delle feste di fine anno accademico. A rimarcare la velocità dei cambiamenti e forse chissà la sorpresa per l’esito governativo. Lo spostamento sui cinque stelle, ha ripetuto spesso Scotti nelle interviste televisive, deriva dal fatto che “solo Di Maio” ha accettato l’invito rivolto a tutti i leader in campo per un incontro pre elettorale nella sede della Link. Circolano ovviamente altre versioni dell’abboccamento iniziale, tutte da verificare, ma che indubbiamente rimandano alla stessa questione della classe dirigente che i 5 stelle non hanno e di quella che vorrebbero sostituire e che manco a dirlo non vorrebbe esserlo. Al grado di permeabilità.

 

“Noi siamo gli ostracizzati, quelli che sono dovuti andare in giro per il mondo perché qui non c’era spazio”, dice Manlio Del Giudice prorettore della sede di Napoli della Link Campus University pronta per l’apertura. Presenta con ammirazione il suo maestro, Luca Dezi che insegna economia e gestione delle imprese a Roma, alla Sapienza. Ce l’hanno con il Sistema, che costruisce le carriere a partire dalle pubblicazioni di fascia A. Quello in vigore difeso con forza dagli altri bocconiani in testa: come si certifica altrimenti la qualità e come si compete? è la linea dell’accademia di chi ha sudato per riconoscimenti internazionali, le riviste di prestigio che fanno punteggio. Gli ostracizzati sono andati in giro, fino a Pretoria come Fioramonti. Hanno l’aria di chi ritiene sia arrivato il suo momento, una nuova classe dirigente. C’è della rivalsa fisiologica, “ma è assolutorio definirsi ostracizzati, troppo comodo con la concorrenza che c’è”, è la linea del circuito accademico tradizionale.

 

Le conversazioni lievi, bicchiere alla mano e colonna sonora soft e dal vivo, raccontano anche di opposte pulsioni che vorrebbero diventare complementari. Perché se da una parte ci sono gli ostracizzati, dall’altra ci sono quelli che già nei circuiti canonici e magari traballanti vorrebbero “indirizzare”. “Speriamo di riuscirci”, sospiravano i commensali più antipatizzanti nei confronti della Lega. Moderati di centrosinistra che con lo stesso Scotti si rammaricano ancora per il mancato dialogo con il Pd, che ce l’hanno con Renzi e moderati di centrodestra che ironizzano sulle propria debolezza e non vedono bene le intemerate dell’alleato verde o blu. “C’è il tema del razzismo, gli strappi istituzionali”, geme un consigliere comunale. I leghisti sono pochi alla serata romana. “Non è vero io ci sono”, si rivela Raffaele Volpi parlamentare della Lega che è arrivato, sottolinea, con il senatore di Leu Federico Fornaro . E che alla compagnia dei giovani forzisti, Alessandro Cattaneo, Elvira Savino preferisce quella di Antonio Maria Rinaldi il direttore di Scenarieconomici.it che si propone nei talk show come l’interprete e talvolta anche l’ispiratore della linea Savona compreso il famoso piano B. Davanti al buffet dei primi piatti non rinuncia alle stoccate euroscettiche, ma anche alla rettifica (impossibile) dell’evocazione del cigno nero e della cacciata dell’Italia dall’euro fatta dal suo mentore in audizione alle camere. Contemporaneamente festeggia su twitter il contratto per una docenza ovviamente alla Link. Indirizzatori e ostracizzati o aspiranti indirizzatori di ostracizzati, si passi l’azzardo lessicale, non puntano nella stessa direzione. E proprio l’atteggiamento sull’euro, spiega un professore con simpatie a sinistra, costituisce il campo dell’indecisione o della tentazione. Specchio dell’atteggiamento ondivago dei 5 stelle in campagna elettorale e del fascino esercitato dalle idee di Savona e dal successo di Alberto Bagnai che non c’entra con la Link, ma che è la case history di un’emersione analoga, citatissima nel mondo parallelo: dall’Università di Pescara al successo editoriale e social, alla carriera politica. “Hai visto c’è anche Luciano…”, strattona qualcuno. Luciano Barra Caracciolo sottosegretario agli Affari europei, dunque vicino a Savona, è l’altro pezzo pregiato, in quanto ultrà euroscettico, del possibile dialogo con Salvini. Gli ospiti più politici e più riflessivi del convivio sono alle prese con i dilemmi del momento, principalmente se sia possibile o meno fare in modo che il mondo grillino “si strutturi”, se sia destinato a durare e se ci sia spazio e quale per selezionare staff e classe dirigente. Perfino se possa sostituire parte ancor più consistente del Pd . Ma è tutto sospeso nell’atmosfera rarefatta della festa d’estate di un potere indeciso fra incredulità e revanscismo, tentativi di reclutamento e speranze di cooptazione, investimento sulla durata e speranza o paura della caduta repentina.

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