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La Camera taglia i vitalizi. Non c'è niente da festeggiare

La decisione della Camera è figlia dell'odio nei confronti della democrazia rappresentativa. Dell'idea secondo cui i parlamentari sono dei privilegiati, dei profittatori 

12 Luglio 2018 alle 17:37

La Camera taglia i vitalizi. Non c'è niente da festeggiare

Luigi Di Maio e i rappresentanti del M5s festeggiano il taglio dei vitalizi (foto LaPresse)

L’ufficio di presidenza della Camera ha approvato la norma che ricalcola i vitalizi degli ex parlamentari, assimilandoli alle pensioni calcolate col sistema contributivo. È dubbia la legittimità costituzionale di questa decisione, e su questo deciderà la Corte costituzionale, mentre è chiaro il messaggio politico che si vuole diffondere: i parlamentari sono dei privilegiati, dei profittatori, che hanno voluto mettere in atto a proprio vantaggio una “ingiustizia sociale” come ha affermato il presidente della Camera Roberto Fico. È proprio questo, il messaggio sotteso alla norma, che dovrebbe preoccupare. Il Movimento 5 stelle ha fatto le sue fortune elettorali demonizzando la democrazia rappresentativa, alla quale vorrebbe sostituire una specie di democrazia diretta (dalla Casaleggio Associati) oppure secondo la recente esternazione di Beppe Grillo, un’estrazione a sorte.

 

La democrazia rappresentativa è uno strumento delicato, che in Italia è già stato distrutto una volta dalla polemica antiparlamentare e antigiolittiana di Gabriele D’Annunzio (e, purtroppo, Gaetano Salvemini) tesaurizzata poi dai fasci di combattimento. Nel dopoguerra si è rafforzata, ma sulla base di una prevalenza assoluta dei partiti di massa, e quando questi, che avevano esercitato la loro funzione nell’ambito della guerra fredda, si sono dissolti, è rimasta senza difesa. Il bipolarismo inventato da Silvio Berlusconi e la sua capacità di assorbire e condizionare le spinte antiparlamentari dell’estrema destra e del secessionismo leghista hanno, per un ventennio, messo sotto controllo le spinte disgregatrici. Ora, anche per l’impossibilità riscontrata di riformare un sistema di bicameralismo perfetto e paralizzante, quelle spinte trionfano. L’esercizio del mandato di rappresentanza nazionale viene considerato un mestieraccio, il che in sostanza significa che la sovranità popolare che in questo modo si realizza non viene riconosciuta come il fondamento della legittimità delle scelte. Non c’è proprio niente da festeggiare.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    12 Luglio 2018 - 22:10

    La Redazione consenta di sottolineare il giusto rilievo: "odio nei confronti della democrazia rappresentativa", da parte dell'elettorato, ovviamente, data l'evidenza dei risultati elettorali. Allora, due le ipotesi: o una pandemia virale ha intossicato e rimbecillito di botto l'elettorato italiano, oppure i parlamentari italiani sono stati percepiti e giudicati nient'affatto "rappresentanti" degli elettori, e perciò trombati. E questo è un fatto. Dunque, ora, i giornalisti dovrebbero trovare proprio qui pane per i loro denti, a chiarire, capire e far capire chi e come e perché ha mancato ai suoi "doveri democratici". Senza diagnosi non si può definire nessuna malattia, e men che meno curarla. Anche se, solo dalle facce dei campioni presentati dalla foto, sintomi da analizzare non mancano!

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    12 Luglio 2018 - 21:09

    Le Iene sbavanti e ululanti hanno avuto i loro 1400 cadaveri per banchettare. Non solo gliene vengono promessi altri. E' assiomatico: l'appetito vien mangiando. Non basteranno tutti i politici passati e ancora vivi, per saziarlo. All'orizzonte, un po' di sano pessimismo è d'obbligo, una Nomenklatura e un popolo di schiavi. E' già successo.

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  • galletti54

    12 Luglio 2018 - 19:07

    Concordo completamente . Insulso il voto a favore del rappresentante del PD

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  • luciano.pellegrini59

    12 Luglio 2018 - 18:06

    Direttore, io proprio non la capisco. Se si vuole ridare dignità al mestiere della rappresentanza tale deve ritornare ad essere. In tutto però, e quindi anche nell'assenza di trattamenti straordinari. La sfida va giocata fino in fondo: si abbia il coraggio anche di ridiscutere gli emolumenti che percepiscono gli attuali parlamentari portandoli a dimensioni comprensibili e vedrà che dopo si potrà ritornare a parlare, trovando qualcuno che ti ascolta e non ti insulta, di necessità di finanziare la politica come oggi in modo peraltro maldestro cerca di spiegare l' ex capogruppo PD al Senato Zanda

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