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Perché non siamo alla vigilia di una "internazionale" sovranista

Nell'affermazione generale degli interessi nazionali l'Italia rischia di rimanere schiacciata

21 Giugno 2018 alle 17:41

Perché non siamo alla vigilia di una "internazionale" sovranista

Geert Wilders, Marine Le Pen e Matteo Salvini (foto LaPresse)

Alle critiche sull’isolamento al quale si espone l’Italia adottando una politica sovranista, si risponde sottolineando come da altri paesi importanti, a cominciare dall’America di Donald Trump, arrivano attestati di stima e di solidarietà. In effetti in molti paesi la risposta alla crisi è andata nella direzione di una affermazione elementare degli interessi nazionali, che è stata il motore della insofferenza britannica per l’Unione europea, il collante delle pulsioni dell’Europa orientale orchestrate più o meno esplicitamente dalla élite bavarese. A ben guardare anche altri protagonisti della politica globale tendono a un ruolo egemonico basato sull’affermazione del ruolo specifico della nazione: si può intravvedere questa trama anche nelle affermazioni liberistiche a senso unico della Cina o all’europeismo un po' napoleonico della Francia di Emmanuel Macron.

 

Il fatto che, seppure in forme assai articolate e spesso contraddittorie, il sovranismo si sia diffuso rapidamente come tratto essenziale di questa fase politica, non significa però che si sia alla vigilia di una “internazionale” sovranista. I sovranismi tendono a esaltare gli aspetti più peculiari e spesso più superficiali degli interessi nazionali letti al di fuori e al di sopra della logica delle relazioni internazionali basate sulla composizione degli interessi divergenti. Ognuno ha un obiettivo specifico, che appare convergente con quelli altrui finché viene enunciato e strillato nell’agitazione politica e nell’opposizione allo stato di cose presente. Quando diventa l’ossatura di una politica di governo fa emergere le differenze e le contraddizioni con gli altri sovranismi.

 

Se l’America ha scelto di liberarsi degli impegni che le derivavano dalla guida del fronte antisovietico, privilegiando una visione piuttosto miope del mercato internazionale, questo la mette in contrasto con gli interessi europei e cinesi altrettanto corposi. Se i bavaresi vogliono farla finita con l’egemonia di Angela Merkel in Germania, non per questo rinunciano all’egemonismo tedesco in Europa. In questo mare in tempesta, l’Italia per la verità non per responsabilità precipua dei suoi governanti ma per la sua collocazione geografica e per la sua struttura economica, rischia di finire schiacciata tra i sovranismi altrui, che non la aiuteranno a internazionalizzare il problema delle migrazioni e che possono invece indebolire un’economia che si regge soprattutto sulle esportazioni, anche a causa della debolezza del mercato interno.          

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    21 Giugno 2018 - 19:07

    Il passo centrale dell'articolo esprime esattamente i termini dell'impossibilita' che si formi una internazionale sovranista; i due termini appaiono, al contrario, in palese contraddizione, poiche' il sovranismo (che sarebbe utile chiamare, anche se il termine evoca scenari storici drammatici, nazionalismo) si fonda sull'esaltazione degli interessi e delle caratteristiche di un paese, concedendo comprensione molto limitata agli interessi degli altri paesi. In sostanza, fra paesi guidati da partiti sovranisti possono esistere convergenze su punti specifici, come l'immigrazione (salvo crei problemi sul loro confine), ma talmente piegata su se stessa risulta la loro politica , che la creazione di un'alleanza basata su una comunanza di valori e linee politiche, capace di fungere da sintesi dei rispettivi interessi (con rinuncia a parte di essi) risulta inconcepibile. Si non siamo alla vigilia di una nuova internazionale.

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