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Almeno per un giorno voglio credere che la catastrofe sarà un naufragio molto allegro

Credo di aver imparato fulmineamente a relativizzare tutto

1 Giugno 2018 alle 06:14

La formula magica di Salvini e Di Maio

Luigi Di Maio e Matteo Salvini (foto LaPresse)

Sono andato a dormire con Mieli, Cacciari e Sallusti che non sapevano che pesci pigliare e Lilli che annunciava il “no” definitivo di Salvini alla riedizione del contratto, lui già in campagna elettorale. Mi sono svegliato con il “sì” di Salvini alla riedizione del contratto, Mattarella che concede tempo, Cottarelli che riprende il trolley, il professor Conte che torna eccetera. Stavo per avere un ascesso mentale grave, e invece ho letto Varoufakis con Cazzullo. Ha lasciato la Grecia a Tsipras, per uno sporco lavoro che qualcuno doveva pur fare, e adesso il suo pensiero è libero, scintillante, senza Tsipras con e contro l’euro cattivo e l’Europa matrigna, una spericolata vertigine che non arriva allo Stranamorismo del caro professor Savona ma lo costeggia con sapienza. Via l’ascesso, uno strano ritorno di buonumore. Credo di aver imparato fulmineamente a relativizzare tutto. Anche le decellerazioni e le accellerazioni, con tutte quelle elle, di Giggino Di Maio, e la pizza Instagram che “Oettinger se la sogna”. In fondo per vent’anni ho relativizzato per sopravvivere le mattane di Berlusconi, le ridicole trame dell’infido Fini, le ambizioni di Tremonti smisurate, le adunate e i girotondi di MicroMega e ho perfino inscenato le mutande a cui ero ridotto in un compassato teatro milanese, esorcizzando il comune senso del pudore di Ilda la Rossa e dei suoi accoliti, che cosa volete che sia il professor Savona, che conosco come gentiluomo accademico e ora i grillozzi mi dicono membro, addirittura, della massoneria americana, quella di George Washington, ma questo loro non sono tenuti a saperlo.

  

 

Insomma, al lavoro e alla lotta, tutti uniti nel Fronte repubblicano, avanti verso nuove ingloriose sconfitte, ma con il sorriso sulle labbra. Sono contento di aver smesso di andare in tv, avrei strozzato qualcuno, focoso come sono. Invece niente. Dopo settimane e mesi di inciprignita malinconia ho capito che il vero militante è Lupo Rattazzi, uno che spende i suoi soldi per denunciare con un avviso a pagamento l’irresponsabilità dei debitori pop, nel senso di populisti, e spero per lui che i suoi li abbia all’estero e molto liquidi, come l’esperto economico di nome Borghi della Lega. Insomma, la commedia leggera, magari con conseguenze pesanti, ha ripreso la recita. E un amico molto spiritoso mi dice di prepararmi al massimo alla “prosecuzione del berlusconismo coi culi degli altri”. Presente! Quanto a Renzi, che voleva continuare il berlusconismo mettendoci la faccia alla testa di un partito “de sinistra”, mi spiace per lui sinceramente, e per me che l’ho incoraggiato a gratis, ma il consiglio migliore che mai gli abbiamo dato è stato quello di imbarcarsi, dopo il 16 dicembre del 2016, per un master a Palo Alto, California.

 

Ora mi si vuole convincere che nascerà un governo frastornante, ricco dei consigli di Gigi Bisignani e di Enrico Mentana, e che come dice il prof. “il popolo si è ribellato e Mattarella lo deve capire”, e infine gli sfracelli non ci saranno perché, paradosso dei paradossi, la storia europea di questi settant’anni ha fatto di noi un paese così pesante e così serio che nemmeno un commedia leggerissima, accellerazioni e decellerazioni comprese, può spiantarlo dal suo posto in Europa. Saranno guai, semmai, per la Merkel e per Macron. Sono di buonumore, l’ho detto, e almeno per un giorno voglio credere che la catastrofe sarà un naufragio molto allegro. Mi faccio e vi faccio, esausto, le migliori congratulazioni.

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Commenti all'articolo

  • oldani_riccardo

    01 Giugno 2018 - 19:07

    A questo punto facciamo gli auguri anche a Di Maio e Salvini. In fondo è bello vedere che in questo paese, anche senza particolari doti, se vuoi ce la puoi fare.

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  • PAOLO FRANCESCO PERRI

    01 Giugno 2018 - 19:07

    Perri PF Appunto Savona Massone americano, quella di Kissinger, una garanzia nei riguardi di certi poteri forti

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  • Giovanni Attinà

    01 Giugno 2018 - 18:06

    Nella vicenda c'è il solito sistema all'italiana: non contano le idee, non contano i programmi , conta la conquista del potere, ovvero Machiavelli dietro l'angolo con "Il fine giustifica i mezzi". Poi magari vedremo tanti del mondo dell'informazione e anche del mondo politico salire su questi carri, magari prima criticati: il potere e le poltrone inebriano tutti. Speriamo bene per noi povera stirpe italica.

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    • miricordo

      miricordo

      06 Giugno 2018 - 13:01

      dici bene, Attinà, "stirpe italica". Hai resistito alla tentazione di scrivere "nazione", perchè sai che una nazione italica, avrebbe potuto nascere, e forse continuare e svilupparsi, magari a crescere, se non fosse stata stroncata sul nascere dall'illusione statal-nazionalista che ideologi come Mazzini hanno nobilitato, nascondendo la smania dinastica dei Savoia per considerarsi Re e ingrandire il connesso dominio sul territorio e sugli incolpevoli esseri umani che lo popolavano!

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  • miozzif

    01 Giugno 2018 - 17:05

    In margine. Miseria dell'ambiente accademico. Banalmente i prof. universitari nel Sessantotto furono sessantottini, mezzo secolo dopo vaffanculisti, come dice l'Emerito. Mentre "le fighette della seconda Repubblica" (copyrigh Gianfranco Rotondi) sbeffeggiavano Giggino per gli errori linguistici e geografici, non ci si rendeva conto che tra gli ordinari degli atenei italiani (e anche tra presidi e forse anche rettori) c'era una folla che veniva folgorata dall'eloquio affannato del comico genovese come un tempo lo fu dagli scritti di Keynes o di Foucault.

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