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Savona portiere volante

Dove sono finiti tutti quelli del complotto tedesco contro l’economista sardo? Così i 5 stelle scelgono la classe dirigente

1 Giugno 2018 alle 06:12

Savona portiere volante

Paolo Savona (foto LaPresse)

Roma. “O Savona o morte”, dicevano all’unisono i teorici del governo del cambiamento, lanciando nell’empireo degli statisti il professor Paolo Savona, eroe dei due mondi fino a poche ore fa e adesso reietto, costretto al passo indietro da ministro dell’Economia e ad accontentarsi delle politiche comunitarie. Dal bipolarismo alla sindrome bipolare il passo è breve dalle parti del M5s, come si capisce dall’ultima settimana da Karate Kid della politica italiana: dai l’impeachment, togli l’impeachment, dai Savona, togli Savona.

   

“Savona è la figura in grado di rimettere l’Italia al centro del dibattito in Europa”, diceva Luigi Di Maio il 24 maggio, spiegando perché servisse proprio lui e non un altro alla guida del Mef. “Quello che è accaduto domenica (dopo il no di Mattarella a Savona ministro dell’Economia, ndr) è un fatto grave che ci deve fare riflettere. Il problema non è Paolo Savona, non è il nome di un ministro e non è nemmeno chi ha vinto tra Di Maio e Salvini. Qui il tema è che si è detto no al cambiamento che è stato votato il 4 marzo. Il ministro dell’economia che abbiamo individuato insieme alla Lega è un profilo altissimo, con le competenze adatte per realizzare il cambiamento che i cittadini avevano chiesto”, aggiungeva il Sacro Blog in un post del 29 maggio. “Ci accusano di esserci impuntati su un nome, ma la verità è che ci siamo impuntati sul cambiamento che abbiamo promesso in campagna elettorale. E se dobbiamo andare al governo con un ministro dell'Economia che fa quello che tutti hanno sempre fatto, che blocca i provvedimenti che servono davvero, magari per fare contento qualche burocrate o qualche banca in Europa, allora noi diciamo ‘no, grazie’. Non è quello per cui siamo nati”. E giù moti di piazza, convocazioni di rivolte popolari, la questione che si fa morale e finanche umorale, con Di Maio che grida al complotto internazionale, vuole mettere il presidente della Repubblica sotto accusa e schiera gente che si presenta come inesperta di diritto costituzionale – tipo il professor Ugo Grassi, collega civilista di Giuseppe Conte – eppure già pronta a scrivere l’impeachment contro il capo dello Stato. I no euro imbracciano gli scudi e sono pronti alla guerra civile. Il senatore Gianluigi Paragone stravede per Savona ministro dell’Economia ed è ancora il 29 maggio quando dice che sono i tedeschi a non volere l’anziano professore alla guida del Mef. “Nel passato cambiavano i governi ma la politica rimaneva la stessa, stavolta cambia il governo ma cambia soprattutto la politica. Ecco perché il nome di Savona non è un capriccio ma è il simbolo, l’interprete di questa nuova politica. Se è su di lui che si stanno facendo delle resistenze vuol dire che questo simbolo è carico anche di significato. Lo ha capito il paese, lo stanno capendo anche i tedeschi. Ecco perché gli attacchi che stanno arrivando dalla Germania”. Poi cambia tutto, arriva Carlo Cottarelli come presidente incaricato, Di Maio si rimangia le accuse a Mattarella, Laura Castelli, aspirante ministro delle Infrastrutture, si lancia in una richiesta di passo indietro a Savona, allora interviene persino Di Maio e dice a Savona di farsi da parte.

  

Al che viene da chiedersi dove siano finiti tutti quelli del complotto tedesco contro l’economista sardo. Hanno smesso di twittare, Paragone fischietta guardandosi in giro e Di Maio mette la parola fine, come si apprende da un articolo del Corriere della Sera nella sua versione online: “Ci hanno anche detto ora che è iscritto alla massoneria americana, non ne sapevamo nulla”. Bum!, è l’arma fine di mondo. Nel M5s se vuoi affossare qualcuno basta mascariarlo dicendo che è massone, figurarsi se si tratta di massoneria americana. La diceria, peraltro, girava da settimane e già dal 25 maggio i Cinque stelle facevano pervenire pizzini ai giornalisti nel tentativo di trovare qualcuno che lo scrivesse. La morale è che fino a due giorni fa Savona era lo spauracchio dei poteri forti, ora il M5s usa illazioni per depotenziarlo. Ma se prima era un venerato maestro e poi è stato retrocesso a solito stronzo, c’è qualcosa che non torna. Chissà come la seleziona la sua classe dirigente il M5s, che spaccia per statisti statisti che non lo erano, che dice di avere con sé il meglio della comunicazione, i Rocco Casalino e i Pietro Dettori, che poi sono quelli che anziché prendere Di Maio sotto braccio e spiegargli di lasciar perdere la messa in stato d’accusa a Mattarella, lo incoraggiano e gli fanno pure le foto a Napoli con una pizza davanti e “Oettinger questa se la sogna”, riferendosi a una presunta dichiarazione presunta anti italiana del commissario europeo al bilancio. Per anni ci siamo lamentati del Giglio Magico e di come Matteo Renzi abbia selezionato gli uomini intorno a sé, ma pure la democrazia del clic e dell’uno vale l’altro ha i suoi problemi: si gioca alla tedesca, con Paolo Savona portiere volante.

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    01 Giugno 2018 - 19:07

    Amintore Fanfani,un gigante della politica, disse: Chi la fa grossa poi la copra. Pisolo Mattarella , che e` un ex democristiano ma non della Classe del Cavallo di Razza,dopo averla fatta grossa si e` dato da fare per coprirla.

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  • parodip

    01 Giugno 2018 - 18:06

    Savona ha dimostrato di appartenere alla numerosa categoria dei Quacquaracquà. Alla sua età, dopo tutto quello che ha fatto nella vita, dopo che il suo nome era diventato brevemente una bandiera per il furbastro Salvini, accettare la demozione ad un Ministero di importanza ben inferiore e senza portafoglio è,come minimo,degradante.

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  • carlo.trinchi

    01 Giugno 2018 - 14:02

    Quello che è strano è che un Savona normale, elevato a dio dell’economia, insostituibile perché geniale, pure sardo e più duro di un caprone della Barbagia non li abbia tutti mandati affanculo. Invece il geniale, il tosto, l’irriducibile Savona che Cacciari aveva detto che mai e poi mai avrebbe accettato nient’altro che il ministero dell’economia pieno di soldi da gestire, si sia piegato ed accettare, fronte a terra, un ministero di ripiego e per di più senza una lira. Ecco questo il Dott. Savona ce lo deve spiegare, ce lo deve dopo che per lui e solo per lui Salvini si è stracciato le vesti, Di Maio ha perso il senso dello Stato e l’Italia intera sospesa a chiedersi chi fosse costui che, per la sua cocciutaggine, ci avrebbe mandato a rivotare a luglio. Oggi finalmente sappiamo chi fosse costui ed una tristezza vicina all’angoscia ci riconferma quello che loro sono e quello che pure noi siamo.

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  • albertoxmura

    01 Giugno 2018 - 11:11

    Credo a Savona, data l'età, abbia dopo tutto fatto piacere essere titolare di un ministero meno impegnativo, ma tale da constirgli di dire la sua nell'elaborazione delle proposte di riforma della UE. Non è vero che sia stato castigato. Pare invece che per la nomina del ministro dell'economia Salvini abbia lasciato mano libera a Savona, il quale arebbe indicato due nomi, tra i quali Tria, poi preferito da Mattarella. In ogni caso Tria e Savona lavoreranno in tandem per un'agenda che è la medesima per la quale Savona era stato scelto come ministro dell'economia. La quale non includeva, giova ripeterlo, la messa in atto o la minaccia di un piano B per l'uscita dell'Italia dall'euro. Lavoreranno invece per un'Europa in cui le economie dei paesi aderemti convergano anziché divergere. La qual cosa dipende anche dall'Italia, per la sua parte, ma non meno dalla Germania, il cui surplus della bilancia dei pagamenti è fonte di squilibrio e una minaccia grave per la tenuta della moneta unica.

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