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Il governo del cambiamento può attendere. Di Maio e Salvini chiedono altro tempo a Mattarella

Ancora una fumata nera. Il leader del M5s: “Di nomi per la premiership pubblicamente non ne facciamo”. Il leghista: “Ancora divisioni su punti importanti”. Il Quirinale concede altri giorni

14 Maggio 2018 alle 19:47

Il governo del cambiamento può attendere. Di Maio e Salvini chiedono altro tempo a Mattarella

Il presidente Mattarella riceve Matteo Salvini e la delegazione della Lega (foto LaPresse)

“Siamo d'accordo nel fare presto”. Ché ci sono le scadenze internazionali da rispettare. Ché il governo (quando ci sarà) dovrà discutere del “bilancio dell'Ue”, del “regolamento di Dublino”, di immigrazione. E poi dobbiamo ancora discutere “dell'idea d'Italia” perché ci sono ancora “dei punti importanti su cui non siamo d'accordo”. E allora, per fare veramente presto, Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno chiesto a Sergio Mattarella avere qualche altro giorno a disposizione.

 

Potrebbe finire qui, su questo paradosso temporale (faremo presto, dateci qualche altro giorno), il racconto di una giornata in cui Lega e M5s hanno continuato a confrontarsi per cercare di far nascere il loro “governo del cambiamento”. Questa mattina sembrava tutto fatto, chiuso. Tant'è che già impazzava il totopremier. Questione di ore. Il M5s atteso al Quirinale per le 16.30. La Lega alle 18. Faranno il nome di Giulio Sapelli, dicevano i ben informati. No sarà Giulio Tremonti, replicavano altri ben informati. Per un attimo anche Di Maio è tornato in corsa per la poltrona di Palazzo Chigi.

 

E invece, intorno alle 17.45, quando dopo oltre un'ora di confronto il leader politico del M5s si è presentato davanti ai giornalisti, tutto è sfumato. Niente nomi. Solo la richiesta di tempi supplementari per “concludere definitivamente la discussione sui temi e quindi poter dare il governo del cambiamento al nostro Paese”. 

Guai a dire che Lega e grillini stanno litigando per i nomi. Il problema, semmai, sono i contenuti. “Siamo d'accordo con Salvini, di nomi per la premiership pubblicamente non ne facciamo - ha spiegato orgoglioso Di Maio - Stanno cambiando i riti della politica. Si discute prima delle questioni che riguardano gli italiani e poi anche, parallelamente e in conclusione, di quelli che saranno gli esecutori di questi temi. Questo è un percorso di cui siamo contenti perché se parte questo governo parte la Terza Repubblica, quella in cui i cittadini fanno un passo avanti e i politici un passo indietro”. E ancora: “Sono molto orgoglioso delle interlocuzioni portate avanti finora, del clima e dei punti che si stanno portando a casa: reddito di cittadinanza, legge Fornero, taglio agli sprechi, lotta alla corruzione, carcere per chi evade il fisco”.

In ogni caso, è la postilla che dilata ulteriormente i tempi del “faremo presto”, perché il governo parta è comunque necessario che il contratto venga sottoposto “ai nostri iscritti con un voto online che sarà chiamato a decidere se far partire questo governo con questo contratto oppure no”. 

 

 

Poi è la volta di Salvini. E l'orizzonte del “governo del cambiamento”, se possibile sembra allontanarsi ancora di più. “Non penso che nessuno si scandalizzi se per sincerità, schiettezza e coerenza abbiamo chiesto qualche altra ora per vedere se sui temi di cui parlo si arriva alla quadra - esordisce il leader della Lega -. Se ci sarà questa condivisone saremo le persone più contente del mondo. Ad oggi, per serietà, dico che gli accordi un tanto al chilo non fanno per me”. 

 

  

“Stiamo facendo uno sforzo enorme perché se dovessimo dar retta ai sondaggi, che danno tutti la Lega in crescita, saremmo i primi a dire chi ce lo fa fare di trovare una quadra, lasciamo tutto nelle mani di Mattarella con l'ipotesi di andare al voto il prima possibile - prosegue -. Ma come ho detto sin dal 4 marzo, farò tutto il possibile per dare un governo serio a questo Paese”. Certo il percorso sembra tutt'altro che agevole. Tra i “punti importanti” di distanza tra Lega e M5s ci sono l'immigrazione, la giustizia, l'idea d'Europa, le infrastrutture, persino la necessità di non rompere l'alleanza di centrodestra. Insomma di tutto e di più. Senza contare che anche la Lega dovrebbe sottoporre il contratto di governo a una “consultazione popolare” in gazebo allestiti nelle piazze il 19 e il 20 maggio.

  

“Non stiamo questionando sui nomi, capisco la passione giornalistica, ma stiamo molto più costruttivamente discutendo, anche animatamente, sull'idea di Italia che abbiamo perché se vado al Governo voglio fare quello che ho promesso di fare. Speriamo di vederci presto o perché si comincia o perché ci si saluta”. Il Quirinale, per ora, ha preso atto delle richieste di Lega e M5s e ha concesso altro tempo. Adesso non resta che scoprire cosa voglia dire, veramente, quel “presto”.

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