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Cosa c'è dietro al dàgli alla Fornero

M5s e Salvini costruiscono un asse sul consenso degli anziani, a nord e sud

23 Gennaio 2018 alle 06:14

Cosa c'è dietro al dàgli alla Fornero

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Via la riforma Fornero? Con sincronia i 5 stelle e la Lega battono sull’azzeramento della legge sulle pensioni: “Stop Fornero” è lo slogan che campeggia sopra il simbolo ufficiale leghista “Salvini premier”. Ci si può chiedere se anche questa faccia parte della sfilza di promesse elettorali inattuabili. Oppure domandarsi se proprio ai futuri pensionati e al loro bacino di voti non ammicchino Luigi Di Maio e Matteo Salvini per un’alleanza futura quando le attuali coalizioni si sgretoleranno dopo il 4 marzo. La controriforma salvinian-grillina non ha logica: tutti i dati Istat dimostrano che il reddito disponibile e la capacità di risparmio sono maggiori tra gli anziani che non tra i giovani e le età medie. A conferma, dei due interventi di riequilibrio di questi anni, il bonus da 80 euro per soglie di reddito ha riguardato il 36,3 per cento delle famiglie di dipendenti, mentre dell’aumento della 14esima per i pensionati di fascia bassa ha beneficiato il 10,6. Abolire il collegamento tra pensione e attesa di vita costerebbe, per la Ragioneria dello stato, 280 miliardi in dieci anni, 140 subito. Salvini e Di Maio pensano di coprirli con la spesa pubblica? Già oggi essa ha nelle pensioni la voce maggiore: 264 miliardi su 843, il 31,3 per cento, il 15,4 del pil. Nessun altro esborso dei contribuenti è paragonabile: gli stipendi pubblici si fermano al 9,7 per cento; i consumi intermedi quali la sanità all’8.

 

E aumenterebbe il debito, da scaricare sui giovani: chi comprerebbe più Btp? Altro che complotti. Non solo. Germania e Francia studiano nuovi sistemi al posto degli automatismi di riduzione del debito che privilegino qualità e sostenibilità della spesa. Il contrario del programma leghista-grillino. Giuliano Cazzola, tra i massimi esperti di previdenza, nota poi che Salvini intende sostituire la legge Fornero con una quota contributiva minima di 41 anni. Più o meno come vogliono fare i grillini. E scopre che comporterebbe forti penalizzazioni per le donne in quanto, per la loro collocazione nel mercato del lavoro, poche riescono a raggiungere il requisito previsto per la pensione anticipata: l’anzianità media delle lavoratrici del settore privato è di 25,5 anni di contributi, perciò in maggioranza vanno in pensione di vecchiaia con un importo che è la metà di quello di anzianità. E’ possibile che Salvini & Di Maio sacrifichino il buon senso e la contabilità alla propaganda. O dietro agli slogan si nasconde la tentazione di un asse populista votato al nord e al sud? Il Cav. è avvisato.

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Commenti all'articolo

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    23 Gennaio 2018 - 10:10

    Credo che sul sistema pensionistico si continui a ciurlare nel manico: cosa c'entrano gli 80 euro (misura iniqua, che comunque credo saranno riassorbiti dalla flat-tax)? Il problema è di quelli prossimi ai 60 anni che lavorano in aziende (quasi tutte) che vorrebbero sostituirli con giovani che a loro costerebbero di meno. Da qui la possibilità che siano lasciati a casa e che lì rimangano, essendo praticamente impossibile (ri)trovare un lavoro a quella età. E molte persone hanno ancora un mutuo in essere e figli a carico. Questo è il grosso problema sociale della legge Fornero, oltre al fatto che, dopo aver studiato per più di 20 anni, e lavorato almeno 41 (smettiamola di chiamarla pensione anticipata) mi sembra che si abbia diritto ad avere un qualche anno di "tranquillità", ammesso che si abbia una buona salute. Per quanto riguarda le donne: ho colleghe che sarebbero ben liete di andare in pensione dopo 41 anni di contributi, con la media del pollo non si va tanto lontano.

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