Piero Grasso (foto LaPresse)

Liberi e uguali a Grillo. Come orientarsi nella ambiziosa scommessa di Grasso

Claudio Cerasa

Come fare del nulla assoluto un fascinoso programma di governo

Grasso molto, ciccia poca. Domenica pomeriggio, in un evento pubblico al palazzetto Atlantico Live di Roma, il presidente del Senato Pietro Grasso, come tutti ormai sapete, ha confermato di essere pronto a correre come candidato presidente del Consiglio di una lista molto interessante nata a sinistra del Pd con un obiettivo ambizioso, unico, speciale, ma che per ragioni misteriose è stato omesso quando la Seconda carica dello stato ha annunciato la sua discesa in campo. “C’è una nuova proposta”, ha detto Pietro Grasso di fronte ai militanti di un partito che è più di D’Alema che di Grasso, diciamo, ma la novità di questa generosa proposta è che il programma sul quale punta la sinistra a sinistra del Pd coincide con una scommessa ambiziosa: fare del nulla assoluto un fascinoso programma di governo. Il nulla assoluto rappresentato da Pietro Grasso – lo stesso D’Alema specializzato in previsioni, che nel 2008 disse che Nichi Vendola sarebbe stato “l’unico leader politico in grado di rilanciare un’idea di sinistra in chiave moderna” e lo stesso D’Alema che poche settimane fa disse che la Roma di Di Francesco “non ha gioco” e che quest’anno sarebbe stata destinata “a lottare per la salvezza” oggi ha pronosticato che Grasso prenderà più del 10 per cento, e se lo dice Max buon baffo a tutti – è inscritto all’interno del Dna della sua prima discesa in campo: quando Pier Luigi Bersani, nel marzo del 2013, lo lanciò come presidente del Senato, nel tentativo, comico, di ingolosire l’elettorato grillino e costruire così con la Casaleggio Associati un governo di cambiamento.

 

Cinque anni dopo lo schema è sempre lo stesso: utilizzare la maschera di Grasso non solo per organizzare un’alternativa al Pd di Renzi ma anche (forse prima di tutto) per costruire un percorso simmetrico a quello del 5 stelle e per provare a essere un domani, chissà, una possibile stampella di un governo fumoso con Grillo e Di Maio, ideato più sul modello Bob Marley che sul modello Giamaica (il movimento di Grasso è Liberi e uguali, sì, ma nel senso di “Liberi da Renzi e uguali a Grillo”). Si potrebbe aggiungere a tutto questo che la sinistra di Grasso nasce contro l’unica riforma del governo Renzi riconosciuta in tutte le cancellerie d’Europa come il simbolo di un’importante svolta riformista dell’Italia (chiedere per credere ai 900 mila e passa lavoratori assunti dal 2014 a oggi con il Jobs Act). Si potrebbe aggiungere a tutto questo che la sinistra di Grasso nata per combattere il ritorno del berlusconismo incarnato da Renzi grazie al suo generoso impegno potrebbe riuscire a favorire il ritorno al governo del partito di Berlusconi magari proprio insieme a Renzi (gli azionisti del partito di Grasso, by the way, sono gli stessi che nel 2013 governarono con Forza Italia e tutti ricorderete le scene romantiche di Stefano Fassina intervistato a casa di Renato Brunetta in un commovente servizio su Panorama di Andrea Marcenaro che descriveva la loro dolce e grande intesa).

 

  

Si potrebbe aggiungere a tutto questo anche molto altro ma per descrivere il capolavoro della sinistra alla Grasso c’è un altro dettaglio da considerare per mettere a fuoco la dimensione del nulla assoluto: una lista che nasce per “difendere i valori della Costituzione” che considera un male minore (“un partito di centro, argine al populismo”, come dice Bersani) un movimento eversivo (il Cinque stelle, come sostiene Sabino Cassese) che si presenta alle elezioni per eliminare tre articoli della Costituzione (articolo 27, articolo 67, articolo 111) e sostituire la democrazia rappresentativa con un software della Casaleggio Associati. Pietro Grasso magari ci stupirà, riuscendo a fare peggio di quanto ci si aspetta oggi. Ma quando c’è un partito di sinistra che scommette sulla figura di un magistrato per definire la propria identità il senso dell’operazione non può che essere uno: quando sul riformismo non hai nulla da dire non hai altra scelta che buttarti sul moralismo. E se non si ha voglia di occuparsi di ciccia, uno come Grasso è la perfezione fatta candidato premier.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.