cerca

Liberi e uguali a Grillo. Come orientarsi nella ambiziosa scommessa di Grasso

Come fare del nulla assoluto un fascinoso programma di governo

Claudio Cerasa

Email:

cerasa@ilfoglio.it

5 Dicembre 2017 alle 06:14

Liberi e uguali a Grillo. Come orientarsi nella ambiziosa scommessa di Grasso

Piero Grasso (foto LaPresse)

Grasso molto, ciccia poca. Domenica pomeriggio, in un evento pubblico al palazzetto Atlantico Live di Roma, il presidente del Senato Pietro Grasso, come tutti ormai sapete, ha confermato di essere pronto a correre come candidato presidente del Consiglio di una lista molto interessante nata a sinistra del Pd con un obiettivo ambizioso, unico, speciale, ma che per ragioni misteriose è stato omesso quando la Seconda carica dello stato ha annunciato la sua discesa in campo. “C’è una nuova proposta”, ha detto Pietro Grasso di fronte ai militanti di un partito che è più di D’Alema che di Grasso, diciamo, ma la novità di questa generosa proposta è che il programma sul quale punta la sinistra a sinistra del Pd coincide con una scommessa ambiziosa: fare del nulla assoluto un fascinoso programma di governo. Il nulla assoluto rappresentato da Pietro Grasso – lo stesso D’Alema specializzato in previsioni, che nel 2008 disse che Nichi Vendola sarebbe stato “l’unico leader politico in grado di rilanciare un’idea di sinistra in chiave moderna” e lo stesso D’Alema che poche settimane fa disse che la Roma di Di Francesco “non ha gioco” e che quest’anno sarebbe stata destinata “a lottare per la salvezza” oggi ha pronosticato che Grasso prenderà più del 10 per cento, e se lo dice Max buon baffo a tutti – è inscritto all’interno del Dna della sua prima discesa in campo: quando Pier Luigi Bersani, nel marzo del 2013, lo lanciò come presidente del Senato, nel tentativo, comico, di ingolosire l’elettorato grillino e costruire così con la Casaleggio Associati un governo di cambiamento.

 

Cinque anni dopo lo schema è sempre lo stesso: utilizzare la maschera di Grasso non solo per organizzare un’alternativa al Pd di Renzi ma anche (forse prima di tutto) per costruire un percorso simmetrico a quello del 5 stelle e per provare a essere un domani, chissà, una possibile stampella di un governo fumoso con Grillo e Di Maio, ideato più sul modello Bob Marley che sul modello Giamaica (il movimento di Grasso è Liberi e uguali, sì, ma nel senso di “Liberi da Renzi e uguali a Grillo”). Si potrebbe aggiungere a tutto questo che la sinistra di Grasso nasce contro l’unica riforma del governo Renzi riconosciuta in tutte le cancellerie d’Europa come il simbolo di un’importante svolta riformista dell’Italia (chiedere per credere ai 900 mila e passa lavoratori assunti dal 2014 a oggi con il Jobs Act). Si potrebbe aggiungere a tutto questo che la sinistra di Grasso nata per combattere il ritorno del berlusconismo incarnato da Renzi grazie al suo generoso impegno potrebbe riuscire a favorire il ritorno al governo del partito di Berlusconi magari proprio insieme a Renzi (gli azionisti del partito di Grasso, by the way, sono gli stessi che nel 2013 governarono con Forza Italia e tutti ricorderete le scene romantiche di Stefano Fassina intervistato a casa di Renato Brunetta in un commovente servizio su Panorama di Andrea Marcenaro che descriveva la loro dolce e grande intesa).

 

Perché, abbracciando D'Alema, Grasso rischia di fare la fine di Di Pietro

A 73 anni, con quel passato, non si diventa capo effettivo di un partito politico, si presta solo un nome. Non è la prima volta che l'ex premier si copre con una toga. Lo fece con Tonino, e l’esito è stato quel che sappiamo

  

Si potrebbe aggiungere a tutto questo anche molto altro ma per descrivere il capolavoro della sinistra alla Grasso c’è un altro dettaglio da considerare per mettere a fuoco la dimensione del nulla assoluto: una lista che nasce per “difendere i valori della Costituzione” che considera un male minore (“un partito di centro, argine al populismo”, come dice Bersani) un movimento eversivo (il Cinque stelle, come sostiene Sabino Cassese) che si presenta alle elezioni per eliminare tre articoli della Costituzione (articolo 27, articolo 67, articolo 111) e sostituire la democrazia rappresentativa con un software della Casaleggio Associati. Pietro Grasso magari ci stupirà, riuscendo a fare peggio di quanto ci si aspetta oggi. Ma quando c’è un partito di sinistra che scommette sulla figura di un magistrato per definire la propria identità il senso dell’operazione non può che essere uno: quando sul riformismo non hai nulla da dire non hai altra scelta che buttarti sul moralismo. E se non si ha voglia di occuparsi di ciccia, uno come Grasso è la perfezione fatta candidato premier.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • riflessivo

    05 Dicembre 2017 - 19:07

    Un commento a caldo che mi viene da scrivere è che il PD si debba preoccupare sempre meno di questa sinistra antagonista, si distruggerà da sola, nasce già morta.

    Report

    Rispondi

  • carlo.fusaro

    05 Dicembre 2017 - 16:04

    Ottimo Cerasa: ma perché (due volte nell'articolo) "candidato premier"? Sappiamo bene che veri candidati premier stavolta non ce n'è: ma se proprio vogliamo stare al gioco possono considerarsi tali coloro che guidano centro-destra, centro-sinistra e M5S mica chi punta al 5-10% come trionfo! Tu sei sempre attento al linguaggio. Continua.

    Report

    Rispondi

  • sàlibo

    sàlibo

    05 Dicembre 2017 - 14:02

    ma... ce fai o ce sei? "Io ci sono!"

    Report

    Rispondi

  • DBartalesi

    05 Dicembre 2017 - 12:12

    Ed ecco, come previsto, spuntare nel carrello dei boliiti la "Sinistra di Grasso" col nome di "Liberi e Uguali". Un marchio D.O.C. sans aucun doute, per un pensiero che guarda ancora alla premiata ditta Carlo Marx & Sons, da tempo fallita. Amen. Assai improbabile pensare ad un futuro apparentamento con la "Sinistra di magro", chiamiamola così, di Matteo Renzi. Ideologia asciutta che il verbo egualitario l'ha colato come grasso. Très bien. E dunque... come da Lei suggerito, sarebbe tempo per il Nostro di tentare il grande salto verso l'"Haute cuisine francaise". Per capirci..."Chez Matteo, Macron à l'italienne (mais pas de macaroni). Et voilà.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

Servizi