Perché, abbracciando D'Alema, Grasso rischia di fare la fine di Di Pietro

A 73 anni, con quel passato, non si diventa capo effettivo di un partito politico, si presta solo un nome. Non è la prima volta che l'ex premier si copre con una toga. Lo fece con Tonino, e l’esito è stato quel che sappiamo

4 Dicembre 2017 alle 16:33

Perché, abbracciando D'Alema, Grasso rischia di fare la fine di Di Pietro

Piero Grasso domenica 3 dicembre all'assemblea nazionale promossa da Mdp-Possibiòle-Sinistra Italiana che ha lanciato il progetto di Liberi e uguali (foto LaPresse)

[Pubblichiamo il post scritto da Emanuele Macaluso sulla sua pagina Facebook domenica 4 dicembre. Macaluso è stato dirigente della Cgil, direttore dell'Unità dal 1982 al 1986 ed esponente di spicco del Pci (parlamentare per sette legislature dal 1963 al 1992), partito in cui ha iniziato la sua carriera politica come segretario regionale in Sicilia]

 


  

Oggi (4 dicembre ndr) i giornali dedicano titoli e commenti in prima pagina a Piero Grasso, indicato come leader del partito di D’Alema e Bersani, di Vendola e Fratoianni, di Pippo Civati e altri residuati di guerre perdute. Sono amico di Piero Grasso, il quale è stato un bravo magistrato, ha retto egregiamente la procura di Palermo. Fu criticato aspramente dalla cordata di magistrati e addetti all’antimafia delle chiacchiere e dei proclami demagogici e velleitari, una cordata che è stata ed è la negazione dell’agire di altri magistrati come Gaetano Costa, Cesare Terranova, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Grasso subì polemiche e attacchi anche quando fu nominato Procuratore nazionale antimafia, basta rileggere il Fatto quotidiano che ora applaude Grasso.

   

Ho fatto questa premessa perché considero un errore la scelta fatta dall’ex magistrato, oggi Presidente del Senato. A 73 anni, con quel passato, non si diventa capo effettivo di un partito politico, si presta solo un nome. Un nome speso bene come magistrato, non certo nell’agone politico. Non è la prima volta che Massimo D’Alema si copre con una toga. Lo fece con Di Pietro, e l’esito è stato quel che sappiamo. Considero la scelta di Grasso sbagliata, anche perché considero sbagliata la scissione prima e la divisione ora. Non perché il Pd guidato da Renzi vada bene, soprattutto quando dovrebbe interpretare la storia e la politica del centrosinistra. Tutt’altro. La scissione è stata un errore per più motivi. Si è consumata quando Renzi aveva subito sconfitte e aveva una contestazione aperta nel suo partito, come quella di Orlando e altri. E la divisione è un errore ora, quando sono ormai in campo possibili candidature alla guida di un governo di centrosinistra, come Gentiloni. C’è anche un fatto di questi giorni che conferma quel che dico. Se ho capito bene, ci sarà una coalizione di centrosinistra, con una lista di Bonino e altri, e una di Pisapia e altri. E se il Pd da solo alle elezioni non era competitivo, la coalizione potrebbe diventarlo. Tanti elettori che giustamente temevano un successo della destra di Berlusconi e Salvini o dei grillini, ma erano riluttanti a votare il Pd di Renzi, potranno ora sostenere le altre liste di centrosinistra. Leggo che D’Alema ha detto che forse con Grasso leader possono arrivare al dieci per cento. Non so se sarà così. Una cosa è certa. Il partito del leader Grasso non compete per il governo, e data la sua eterogeneità (tra sinistra riformista e sinistra estrema) non sarà nemmeno in grado di svolgere il suo ruolo di opposizione fondato su un progetto politico condiviso e condivisibile.

  

Infine, so bene, e l’ho scritto più volte, che nella scissione e anche nella scelta di Grasso si legge pure una responsabilità di Renzi e del suo entourage. Ma la reazione è sbagliata anche per questo. Non era difficile capire che la rottura non dispiaceva proprio a Renzi.

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Commenti all'articolo

  • stefanodefranceschis

    05 Dicembre 2017 - 17:05

    Se non si ritrovava più nel PD, perchè lo ha lasciato a fine legislatura? Ha fatto solo calcoli speculativi, convinto com'è che potrebbe avere un grande seguito, preso solo da grande egoismo e non perchè vuole rispondere a quelli che sono i problemi degli Italiani; sta cercando solo il suo interesse e non già il bene degli italiani. Ma gli Italiani saprenno rispondere adeguatamente.

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  • romamor

    05 Dicembre 2017 - 17:05

    " Io non odio persona alcuna, ma vi sono uomini ch'io ho bisogno di vedere soltanto da lontano" (Foscolo). Penso che queste parole siano il miglior riassunto di quanto scritto dall'"Elefantino" a proposito dell'incorruttibile dottor Grasso.

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  • carlo.trinchi

    05 Dicembre 2017 - 01:01

    Ma che minchia centra Grasso con D’Alema? Liberi e uguali. Un titolo un programma. È vero che siamo alle comiche e non ci si capisce più niente. L’esempio che si fa su Di Pietro è vero. Uno di destra camuffato di sinistra fatto eleggere a comando da D’Alema dai compagni nel feudo del Mugello. D’altronde che dire di Luca Telese che fa il giornalista giggione alla radio del Sole24ore? Una comica che la dice lunga sulla confusione dei ruoli e dell’etica del pensiero politico oramai allo sfascio. Accade di tutto ed il guaio è che non ci si metaviglia più di niente, solo si prova, quella si, una certa amarezza.

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  • romamor

    04 Dicembre 2017 - 18:06

    Pregevole analisi del compagno "migliorista" salvo qualche piccolo dettaglio: non trovo analogia tra Grasso e Di Pietro ,sia rispetto ai personaggi sia rispetto ai tempi(Grasso è una coperta);infine concordo sul fatto che la rottura non dispiaccia a Renzi,anzi me lo auguro, perché non dispiace nemmeno a me vista la presenza della Bonino di Pisapia ed altri.

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